venerdì 11 aprile 2014

Salone Satellite 2014

Tra le proposte in generale sotto tono, spiccando al Salone Satellite alcune interessanti idee di giovani designer creativi.


Il Salone Satellite rappresenta sicuramente un bacino di innovazione e un trampolino di lancio per i giovani designer e in generale i progettisti. Proprio per questo motivo ogni anno io aspetto con ansia di potermi confrontare con nuove idee e geniali proposte. Mentirei se dicessi che in generale non ho trovato l'edizione di quest'anno un pò sottotono. Spero con questo di non far torto a nessuno, tuttavia spiccavano a mio parere alcuni progetti che ho trovato davvero interessanti ed innovativi.




Trochet=Trash+Crochet, due giovani progettiste trasformano la spazzatura ricavata dai sacchetti di plastica in tessuto con cui realizzano pouf e tappeti. Un'idea semplice e geniale, che attraverso una tradizionale lavorazione manuale, dona nuova vita ad uno dei prodotti di scarto della società odierna.


Molt Design propone una riflessione sugli oggetti d'uso quotidiano. La carta ricostruisce il guscio, l'esterno di oggetti semplici e quotidiani, immaginandone nuovi usi, non convenzionali. Leggera ed effimera la carta sostituisce la pesantezza dei materiali originali e della nostra vita.





Allegory Studio, presenta un'innovativa soluzione per l'ambiente bagno. Considerando il problema di spazio degli alloggi odierni questa piattaforma customizzabile e personalizzabile a seconda delle proprie necessità risolve, in uno spazio ridotto, molteplici funzioni. Vengono lasciati separati solo WC e bidet. Per il momento è solo un prototipo, ma questo progetto rappresenta davvero una concezione sintetica ed innovativa dell'ambiente bagno. Il progetto si scardina dalla visione tradizionale di disposizione degli elementi evolvendo il concetto di "parete attrazzata" calandolo nell'ambiente bagno.



CMJ Design Studio, presenta Con-creARte. Il cemento diventa un elemento leggero e sinuoso. Certo si sono viste ultimamente sperimentazioni su questo materiale e già dal secondo dopo guerra alcuni architetti, tra cui il celebre M. Fisac, avevano cercato le potenzialità del cemento come materiale espressivo, andando oltre i concetti puramente razionalisti. Bisogna riconoscere che il cemento nasconde davvero una serie di qualità spesso ignorate dall'uso comune di questo materiale (largamente utilizzato nell'edilizia industriale e nell'arredo urbano, spesso in modo banale). In questo senso trovo quindi queste proposte interessanti ed attuali, sintomo di una tendenza che vuole rivalutare il cemento come materiale espressivo nella progettazione.




Leko, a mio avviso rappresenta uno degli stand più coerenti del Salone Satellite. Spesso in quest'area l'allestimento non rappresenta un punto di interesse. I prodotti proposti dai progettisti, sono semplici, essenziali, puliti e in questo sta la loro bellezza. Lo stand rispecchia questa semplicità capace di arrivare diretta al fruitore. Uno sfondo intrecciato in carta da profondità e crea interessanti chiaro-scuro che sottolineano e mettono in risalto le linee pure degli oggetti proposti. Molto belle anche le lampade, sempre progetto Leko.



Ledwork interactive lightforms, lavora sulla tecnologia led. Queste lampade dalla forma organica e dalla luce cangiante sono costituite da una serie di moduli assemblabili in modo da configurare la forma e la grandezza desiderata.

mercoledì 9 aprile 2014

Milano Design Week: zona Triennale

All'interno della Milano Design Week in continua espansione ogni anno, la Triennale di Milano rappresenta una certezza. Il Palazzo dell'Arte, progettato negli anni '30 da G. Muzio anche quest'anno si è popolato di creazioni da tutto il mondo. In particolar modo l'oriente diventa protagonista di larga parte delle esposizioni interne, accanto all'istallazione LIGHT is TIME che diventa il vero e proprio polo attrattivo della zona.
L'istallazione per gli orologi CITIZEN gioca con tradizione orologiaria, tempo e luce. Un'enorme quantità di interni di orologi dorati è sospesa su fili di nylon a creare un ambiente sinuoso, entro il quale totem cilindrici mostrano fasi della lavorazione manufatturiera, piccoli ingranaggi progettati con cura dall'azienda e alcuni prodotti finali. Tutto parte da un orologio da tasca, inizio del percorso dell'azienda e dell'istallazione. Le luci mutano continuamente, si percepisce lo scorrere del tempo, la sua evoluzione. Un ritorno al tempo ed alla luce per l'uomo contemporaneo, questo è il fine ultimo dell'allestimento di Tsuyoshi Tane.




THE ART OF LIVING mostra una serie di ambienti reinterpretati da artisti in collaborazione con Brand del furniture. L'allestimento di Migliore e Servetto crea una serie di scatole aperte verso il fruitore con alcuni i-pad informativi e panchine per riposarsi. La visita diventa quindi piacevole e varia grazie all'uso di media, infografica ed un'istallazione in continuo cambiamento. Sicuramente interessante è il progetto In & Out di Nicola Gobbetto in collaborazione con Gardesia Assa Abloy, i rimandi a Magritte creano un ambiente surreale, al limite tra l'interno e l'esterno. Ragiona quindi su quel confine definito ed indefinito tra gli interni e gli esterni. Altro box interessante, sempre proposto da Gobbetto è Boudoir che per la camera da letto riprende l'idea di un camerino quasi e si rifà al mondo delle stelle del cinema.



Al piano di sopra sicuramente interessante è l'esperienza proposta da CONSTANT CHANGE. Una serie di schermi riproduce immagini della realtà di Hong Kong, attraverso un'app per smart phone scaricabile in loco è possibile vedere video ed avere informazioni attraverso dei QR Code. Giovani Designer ci raccontano le loro esperienze e start up. Al termine della visita è possibile imparare a fare un origami con alcuni gentilissimi ragazzi, i fiori creati da ciascuno dei visitatori vengono poi assemblato in piante. A termine giornata nel corridoio della Triennale si può ammirare una fantastica istallazione sempre in crescita.




Vorrei infine proporre alcune immagini di altri stand a mio avviso interessanti:
L'ambiente progettato per la Lambretta è sicuramente divertente e coinvolgente!



Ròng propone una serie di prodotti che utilizzano la seta in modo creativo ed intelligente.


IMMAGINE NEW DAYS rappresenta senza dubbio una proposta davvero interessante. I due oggetti presentati da AISIN utilizzano la tecnologia creando una forte interazione tra fruitore, oggetto fruito ed ambiente. Molto interessante anche la scelta allestitiva. Attraverso proiezioni di persone che dormono e cambiano posizione si possono vedere i mutamenti di immagini e luci.



CONSTANCY AND CHANGE IN KOREAN TRADITIONAL ART AND CRAFT 2014 propone sicuramente un'esperienza interessante a mio avviso. Ho trovato divertente poter "suonare" i vasi vasi esposti, interagire con i tessuti leggerissimi che vibravano mossi anche solo dal passaggio di persone. Tradizione e innovazione insieme, lontani dalla tecnologia. Sicuramente vale la pena visitare questo ambiente anche solo per l'atmosfera che si respira al suo interno, accogliente, pacifico e rilassante.



 

lunedì 7 aprile 2014

All by My Side. Hendrix al cinema






“La volta in cui ho bruciato la mia chitarra fu come un sacrificio. Si sacrificano le cose che si amano. Io amo la mia chitarra”
Per chiunque sia minimamente appassionato di musica rock, collegare questa frase al personaggio che l’ha detta è una cosa molto semplice, quasi banale.
Era il giugno del 1967 e nella cittadina di Monterey(California), aveva luogo il Monterey Internetional Pop Festival, l’evento che diede inizio alla cosiddetta “ lunga estate dell’amore”. Oltre ad essere il diretto precursore dello storico Woodstock del ’69, il festival di Monterey, fu il teatro di una delle esibizioni più devastanti e celebri della musica contemporanea: un chitarrista nero e mancino fece suonare la sua Fender Stratocaster come mai prima di allora. La suonò coi denti e dietro la schiena, la maltrattò, la strofinò contro l’asta del microfono, contro gli amplificatori e, infine, vi diede fuoco. Un misto di fiamme e fischi stridenti, mentre le mani che avevano suonato forsennatamente quello strumento per 40 minuti ora lo distruggevano contro il palco. Si chiudeva così la performance di Jimi Hendrix al festival di Monterey. Uno spettacolo selvaggio che ebbe risonanza in tutti gli Stati Uniti.  L a Fender di Hendrix, idolo sacrificale immolato sul palco, diventa la più straordinaria e potente icona del rock. E’ la consacrazione ufficiale di quello che sarà uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi.
Sono passati ormai molti anni dagli storici eventi di Monterey e molti ne sono passati anche dalla morte del loro protagonista, avvenuta  3 anni dopo, nel 1970, a soli 27 anni. Tuttavia, l’influenza musicale e mediatica di Jimi Hendrix è ancora  fortissima . Il suo personaggio rimane il simbolo di un’ epoca e, soprattutto, di un modo di approcciarsi all’arte. Un modo tutto viscerale, emozionale, quasi mistico, nella sua estasi e simbiosi con lo strumento. 


Hendrix è un mito senza tempo ed è proprio alla nascita di questo mito che è dedicato All by My Side, film di John Ridley, che ripercorre “l’anno della svolta”, quel 1966, dove Jimi, chitarrista semisconosciuto di Seattle, lascia il Greenwich Village di New York per partire alla volta di Londra e tornare negli States un anno dopo, pronto per la consacrazione di Monterey.
I 12 mesi Londinesi di Hendrix si concretizzano grazie ad un incontro fortuito, quello con Linda Keith, all’epoca compagna del grande Keith Richards, che, dopo aver sentito una sua esibizione al Cheetah Club di New York, gli presenta Chas Chandler, ex bassista degli Animals e suo futuro manager. Grazie a Chandler, Hendrix raggiunge Londra dove formò un trio insieme agli inglesi Noel Redding ( al basso) e Mitch Mitchell (alla batteria). Era nata la Jimi Hendrix Experience. I live londinesi furono un successo, l’attitudine selvaggia del gruppo lasciò di stucco musicisti già affermati come Clapton e Jeff Beck e, nello stesso anno, uscì il primo 45 giri contenente pezzi ormai passati alla storia come Hey Joe, Purple Haze e The Wind Cries Mary. Ciò che segue a questa storia, come abbiamo già accennato, è il ritorno in patria e l’inizio della brevissima e leggendaria carriera che porterà Jimi nell’olimpo della musica rock.
All by by my side è stato presentato in anteprima mondiale allo scorso Toronto Film Festival e approderà in Italia al prossimo Biografilm Festival di Bologna, in programma dal 6 al 16 giugno 2014, dove aprirà la manifestazione. Nel film  Jimi verrà interpretato da Andrè 3000, attore e cantante degli Outcast ,che, almeno fisicamente, possiede con lui una certa somiglianza.
Sono molto curioso di vedere questo film. Da amante sfegatato della musica rock,  Hendrix, è certamente tra gli artisti che ha maggiormente influenzato i miei gusti musicali. Con lui la distorsione diventa un’arte, il feedback non è più un suono fastidioso e lo stridore cacofonico, intrecciato con le melodie della chitarra elettrica, come in quel leggendario The Star-Spangled Banner suonato alla fine di Woodstock, assume la natura di un sublime connubio di potenza e delicatezza. Spero quindi che All by my side sia una buona occasione per partecipare, ancora una volta, dell’arte e della vita di un personaggio accecante nella sua creatività, eterno nella sua influenza e così effimero nella sua presenza terrena. D'altronde, come recita l’epitaffio sulla sua tomba: « la luce che brilla il doppio dura la metà».

venerdì 28 marzo 2014

Siete solo invidiosi del mio zaino a razzo. Le strisce di Tom Gauld


Sono venuto a conoscenza di Tom Gauld qualche tempo fa imbattendomi, per caso, in una vignetta condivisa su Facebook da uno dei miei contatti. Un incontro casuale con un’immagine, qualcosa che, nell’epoca dei social e dell’estrema viralità dei contenuti, ci accade continuamente e che, come altrettanto spesso succede, si trasforma spesso in qualcosa di più di una ricondivisione o un passivo “like”.
Con Gauld è stato amore a prima vista. Ovviamente non sapevo ancora chi fosse quando ho visto l’immagine, ma ho immediatamente pensato che chiunque l’avesse realizzata fosse un genio.
Stile minimale e accattivante. Un omino sulla parte destra che vola con un jetpack dal design quanto mai infantile e amatoriale esclamando “Siete solo invidiosi del mio zaino a razzo”, mentre, in basso sulla parte sinistra, tre omini dall’aria triste guardano in basso, bofonchiano qualcosa. Letteratura di fantascienza e letteratura seria. Con una sola immagine, diretta come uno spot pubblicitario, prettamente inglese nella sua ironia e pungente quanto basta, viene riassunta la capacità della letteratura di fantascienza di liberarsi dalle briglie della tradizione per creare mondi fantastici e, nello stesso tempo, viene sbeffeggiato tutto il popolo di scrittori, lettori e pseudoletterati snobboni che la fantascienza non la considerano nemmeno. Sul mio viso si è subito disegnato un sorriso di approvazione. Geniale.



A questo punto approfondire su chi fosse l’autore era qualcosa di obbligatorio. Scoprii presto che si trattava del nostro Tom Gauld e, dopo aver fatto un po’ di ricerche, ricordo che non riuscivo a capacitarmi di come avessi fatto a non fare prima la sua conoscenza. Infatti, il signore in questione, scozzese, classe 1976, da oltre otto anni realizza ogni settimana una striscia per l’inserto Saturday Review del Guardian, il quotidiano più importante d’Inghilterra. Andando sul suo sito, ho fatto scorrere il suo portfolio e ho trovato le sue creazioni di un acutezza e di un efficacia davvero straordinari.
Dal cinema ai videogiochi, dalla letteratura di genere alle opere classiche, dalla società alla politica, dalla musica alla religione: nessun tema può sfuggire al sottilissimo sarcasmo british del fumettista scozzese. Concisa, educativa, a tratti nichilista, variegato mix di piani e tradizioni culturali diverse, l’opera di Gauld , si inserisce a pieno tra i migliori esempi di commistione creativa in salsa pop. E’ così, dunque, che leggendo le sue vignette ci imbattiamo in Tom Waits, piuttosto che in Jane Austen, James Joyce o Martin  Amis, ma anche in Batman, Frankestein, Robots di ogni tipo, Chtulu o dinosauri . C’è tutto quello che una striscia contemporanea dovrebbe avere, sia dal punto di vista dei contenuti che dell’immaginario richiamato. Si mischiano gli ambiti e i riferimenti, si gioca con gli stereotipi e il non sense.

Finalmente, grazie a Isbn Edizioni, una parte delle creazioni di Tom Gauld sono approdate in Italia, raccolte in un volume dal titolo Siete solo invidiosi del mio zaino a razzo, uscito lo scorso 13 Marzo, che seleziona alcune delle strisce uscite sul Guardian.
Consiglio a tutti di visitare il suo sito per rendersi conto dell’intelligenza e della creatività della sua produzione, sperando vivamente che sia un colpo di fulmine come lo è stato per me.

La Bonelli si ridesta con Lukas




Negli ultimi sei mesi, la Sergio Bonelli Editore, ha fatto parlare di se soprattutto per Orfani, serie a fumetti creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammuccari e arrivata, ormai, al suo sesto numero. Orfani  ha certamente rappresentato un evento mediatico dirompente. Essa, infatti, oltre ad essere la prima serie interamente a colori della casa editrice milanese, è stata presentata come una vera e propria svolta nel panorama del fumetto italiano da edicola. Sulla natura di questa svolta l’opinione pubblica e la critica si sono, ovviamente, spaccate in due. C’è chi crede che la serie, con la sua fantascienza “leggera”, il suo taglio fortemente cinematografico, la sua spiccata dinamicità narrativa e d’azione e il suo costante richiamo all’universo videoludico, rappresenti un prodotto di qualità, capace davvero di portare una boccata d’aria fresca ad una proposta ormai impantanata da troppo tempo sugli stessi temi. C’è chi, invece, ha arricciato il naso, denunciando la mancata rivoluzione e la mediocrità del lavoro. Su questo frangente io ho le idee abbastanza chiare: ho preso tutti e sei i numeri di Orfani e, pur non credendo assolutamente che sia un capolavoro né un instant cult, l’ho trovato un fumetto di buona qualità che ha saputo intrattenermi e coinvolgermi a dovere. Non so quale sia  la svolta che ci si attendeva, ma, considerato il formato e il target a cui si rivolge il  progetto, credo che Orfani sia un buon tentativo di smuovere le cose. Orfani e giudizi personali a parte, è chiaro che la Bonelli stia cercando di imboccare la via del cambiamento e per farlo non si affidi solo ai lavori e alle parole di Recchioni, ma anche all’ideazione di nuovi progetti e al lancio di nuove pubblicazioni.
Proprio da questo punto di vista, pochi giorni fa (21 Marzo), è uscita in tutte le edicole una nuova serie intitolata Lukas, disegnata da Michele Benevento e sceneggiata da Michele Medda. Se in Orfani a farla da padrone sono le atmosfere fantascientifiche rese con colori brillanti dal grande impatto percettivo, con Lukas torniamo ad un avvolgente bianco e nero che delinea un cupo scenario urban fantasy.
In una città buia e caotica, non distante dagli scenari di una metropoli contemporanea, si trova a vagare Lukas, un “ridestato”, una sorta di zombie cosciente, un non-morto, mentalmente lucido come un vampiro e fisiologicamente affamato di carne umana. Lukas, dopo essersi improvvisamente risvegliato da una tomba, non ricorda nulla di come ci sia finito dentro ed inizia, così, a muovere passi improvvisati nelle vie cittadine in cerca di risposte. Il suo percorso si incrocerà molto presto con quello di altri personaggi dando luogo ad una serie di eventi che permetteranno l’introduzione di individui in qualche modo coinvolti con il suo passato.

Della trama non si può dire molto altro. Questo primo numero, infatti, si presenta come una sorta di introduzione sul personaggio protagonista, un essere che si muove nel mondo come uno straniero dall’ontologia ambigua in cerca di indizi che possano far luce sulla sua identità. Siamo sicuramente di fronte ad un albo che punta ad incuriosire, dando appuntamento ai lettori alle uscite successive e, per questo, risulta praticamente impossibile e prematuro esprimersi in un giudizio sulla trama.
Quello che però si può dire è che, nonostante il contenuto prettamente “fantasy-horror” del lavoro, sia la narrazione sia i disegni puntano ad un estremo realismo. Le illustrazioni di Benevento presentano scenari urbani animati, brulicanti di persone e particolari. Ho trovato l’atmosfera simile a quella che si può trovare in certi film di Carpenter, dove in uno spazio che sembra del tutto reale e simile al nostro, si scatena l’orrore di qualcosa che sembra appartenere ad un’altra dimensione. Medda, invece, si affida a dialoghi semplici e scorrevoli oltre a fare un uso massiccio di didascalie in terza persona, quasi una voce narrante che accompagna Lukas nelle sue peregrinazioni, descrivendo i suoi pensieri e gli ambienti che attraversa. Su questa soluzione dello sceneggiatore ho letto parecchie critiche. Esprimendo un parere prettamente personale, io ho trovato questa scelta  tutto sommato efficace. E’ vero che il fumetto si avvale di una forte componente visuale e molte sensazioni dovrebbe cercare di esprimerle attraverso le immagini, mentre, le didascalie in terza persona, danno al tutto un’aria  romanzesca, tuttavia, credo che comunicano bene l’effetto di straniamento del protagonista. Quindi, non lo vedo assolutamente come un problema.
Lukas, come impostazione e temi proposti, non è sicuramente nulla di innovativo. Tuttavia, a mio avviso, grazie alla fortissima tendenza al realismo dei due autori, mixata ad un immaginario horror che per certi versi si discosta dagli stilemi più classici del genere, può essere considerato un lavoro discretamente interessante, anche se, dato il taglio “da serie tv”, bisognerà aspettare le successive “puntate” per farsene un’idea più precisa.

Peanuts al cinema nel 2015




Charlie Brown, Snoopy, Lucy, Piperita Patty, Schroeder, Woodstock. Un manipolo di nomi che per tutti porta ad una sola leggendaria creazione. Peanuts ,di Charles M. Schulz, è stata una delle strisce illustrate più famose e influenti della storia dei fumetti. Oltre 2600 giornali l’hanno ospitata sulle proprie pagine, è stata pubblicata in 75 paesi del mondo, raggiungendo un bacino  355 milioni di lettori, ed è stata tradotta in 21 lingue diverse. In Italia è stata pubblicata dalla rivista mensile Linus e giornalmente dal quotidiano online Il Post.
Le “personcine” ( così si chiamava inizialmente il fumetto) di Schulz sono comparse sulla carta stampata e, successivamente, sugli schermi dei computer per metà secolo, dalla loro prima apparizione avvenuta in un ormai lontano 2 Ottobre 1950, fino al 13 febbraio del 2000, giorno successivo alla morte del loro autore. Con il suo stile grafico semplice, pulito, quasi stilizzato e le sue battute sempre pungenti, Schulz, riuscì a spaziare su ogni tema con grande efficacia ironica e critica. Peanuts è stata un’opera notevolissima dal punto di vista della critica sociale, soprattutto se rapportato agli altri fumetti degli anni ’60 e 70’ e ha inaugurato un nuovo modo di intendere la striscia fumettistica, aprendo la strada alle successive celebri creazioni degli anni ’80, una per tutte, Calvin e Hobbes di Bill Watterson.
Al contrario di quest’ultima, che deve la sua fama unicamente alle pubblicazioni originali sui giornali e alle raccolte autorizzate dal suo autore, i Penauts sono stati protagonisti di un’ intensiva opera di merchandising favorita da Schulz con la cessione di licenze d’uso per le immagini. Cartoni animati, magliette, oggetti, gadget, poster, tazze e chi ne ha più ne metta. I personaggi dei Peanuts sono apparsi dappertutto facendo la fortuna economica del loro autore e diventando tra le icone popolari più diffuse e popolari di sempre.
Data dunque la popolarità  mediatica dei Penauts e considerando il dialogo quanto mai attivo tra cinema e mondo fumettistico, quello che ci sorprende, è non aver ancora visto Charlie Brown e compagni sbarcare sul grande schermo. Ad eliminare questa perplessità ci ha pensato negli scorsi giorni la Fox Family Entertainment, che, con una mossa del tutto inaspettata, ha diramato il primo teaser di quello che sarà il primo film animato dei Peanuts in 3D, che a Novembre 2015 in occasione del 65°anno di vita del fumetto.
Il film sarà realizzato dai Blue Skies studios ( L’era glaciale, Rio), la regia sarà affidata a Steve Martino, mentre alla sceneggiatura ci saranno Craig e Brian Schulz, rispettivamente figlio e nipote  di Mr. Schulz, che sono anche i produttori del progetto.
Da tempo trapelavano voci sull’intenzione della Fox di creare un lungometraggio d’animazione sui Peanuts, ma queste voci, fino ad ora, non avevano mai raggiunto un adeguato livello di concretezza. Tra le cause di questa incertezza è sicuramente da annoverare l’enorme prudenza della famiglia Schulz nel proteggere la creazione di Charles, muovendosi quindi molto cautamente di fronte ad ogni proposta che comportasse l’utilizzo dei personaggi. Non ha caso, dalle prime dichiarazioni di Craig Schulz si evince di come il processo che ha portato all’annuncio del film sia stato molto complicato e ricco di variabili da definire a partire, certamente, dalla scelta di una tecnologia di realizzazione adatta alla trasposizione cinematografica dei Penauts e alla delineazione di una sceneggiatura che rispetti lo spirito dell’opera originale.

Dalle prime immagini che ho potuto vedere dal teaser devo ammettere che, nonostante la mia perplessità inziale al riguardo, la scelta di fondere personaggi in 3D ed espressioni facciali disegnate tradizionalmente rende le figure molto simili a quelle della versione cartacea, aggiungendo vi inoltre, grazie alla tenue colorazione pastello, notevole espressività. Tecnicamente dunque, almeno dai primi spunti offerti dal breve video rilasciato, mi sembra un lavoro che avrà tutte le carte in regola per essere visivamente un piacere per gli occhi.
Per informazione più dettagliate sulla sceneggiatura  e sull’opera completa dovremo ancora aspettare. Tuttavia, quello che spero, è che essendo coinvolti in prima persona esponenti della famiglia di Schulz, il film non assuma puramente i connotati di una trovata commerciale in occasione dell’anniversario, ma, come dichiarato negli intenti, cerchi di essere un lavoro impegnato a catturare la filosofia delle strisce originali, caricandole di nuove valenze estetiche grazie alle ottime risorse tecniche messe in campo.