L'architettura esce dalle università e scende in strada.
Durante il London Architecture Festival di quest'anno il gruppo Cloud Architecture ha sperimentato e dimostrato l'efficacia di un nuovo processo di progettazione, un nuovo modo. Il progetto "Made in London" nasce dalla sperimentazione fisica del sito di progetto, il gruppo infatti per due settimane si è insediato con uno studio provvisorio al centro dell'Old Spitalfields Market.
L'iter progettuale ha così dato ampio spazio alla fase di rilievo, osservazione, ma soprattutto interazione, capovolgendo quella che è l'immagine comune dell'architetto. L'utente finale, costituito in questo progetto dal pubblico, i commercianti ed i gestori, non è stato fondamentale solo nella fase di analisi, ma il dialogo si propagato a tutte le fasi di progetto. Cloud Architetto ha infatto valiato al momento le proposte progettuali mostrandole direttamente agli utenti finali ed ascoltandone opinioni e consigli.
Al progetto hanno lavorato cinque componenti del gruppo: Derek Ouyang
e Alice Eamsherangkoon, statunitensi; Janž Omerzu e Domen Stražar,
sloveni; e Karolina Ostrowska, polacca.
Lo studio di progettazione in generale lavora per via telematica, incontrandosi poi periodicamente sui siti di progetto, questo gli consente di essere aperto a più figure professionali competenti e utili a seconda dei progetti. Le singole esperienze culturali entrano in gioco di volta in volta, senza improvvisarsi, ma a seconda delle necessità progettuali.
Ciò che risulta davvero innovativo in questo approccio è lo sdoganamento della figura dell'architetto/designer dalla torre d'avorio dello studio o dell'università, questi lavori, di cui "Made in London" è un esempio avvicinano i progettisti alla comunità promuovendo una progettazione partecipata. In questo senso i progetti che ne escono alla fine non risultano imposti, ma sono il frutto dei desideri stessi degli utenti.
A mio parere questo approccio va in direzione di un nuovo modo di pensare, di interagire e progettare, un cammino verso una riappropriazione dei luoghi e del loro senso. In un mondo globale ed informatizzato, non ci si può dimenticare della fisicità, i progetti non nascono dalle idee geniali sulla carta. L'interazione e la partecipazione sono i nuovi fondamentali punti di partenza ed in questo senso il Gruppo Cloud Architecture costituisce una delle avanguardie.
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giovedì 24 luglio 2014
domenica 1 giugno 2014
Arcadi
Una nuova casa per il design.
Lo scorso 8 Maggio sono stati conclusi i lavori di selezione del concorso di idee per la realizzazione del nuovo Museo del Compasso D'oro. Il concorso indetto lo scorso anno, frutto della collaborazione tra il Comune di Milano e ADI, Associazione per il Disegno Industriale, riguarda la realizzazione degli nuovi spazi per la sede dell'ADI, in porta Volta, nell'area ex Enel tra via Cenisio e via Bramante. Il progetto, la cui realizzazione è previsto entro il 2015, ospiterà la collezione permanente storica del prestigioso premio, ovvero gli oggetti raccolti dal 1954 ad oggi. Lo spazio aperto al pubblico è destinato a diventare la "casa milanese del design", fulcro e raccolta di ispirazione per progettisti, studenti ma anche appasionati e curiosi.
Il progetto scelto tra i tre selezionati per l'accesso alla seconda fase è stato Arcadi, presentato da Ico Migliore, Mara Servetto e Italo Lupi.
La Giuria, composta da Cino Zucchi (presidente), Luisa Bocchietto, Giovanni Cutolo, Michele De Lucchi, Arturo Dell'Acqua Bellavitis, Mario Mastropietro, Enrico Morteo, lo ha premiato all'unanimità perché “risponde al tema con un'idea sintetica di grande forza. Un chiaro concetto espositivo di 'archivio attivo' valorizza l'intera collezione, nella sua presenza fisica e nella possibilità di scegliere diversi approfondimenti tematici agli oggetti stessi e alla loro storia progettuale. Il progetto sfrutta al massimo le potenzialità dello spazio esistente, rispettandone l'impianto architettonico riletto in funzione del programma dato, anche in rapporto alla distinzione tra collezione permanente ed eventi allestitivi temporanei" (dal verbale della giuria).
Il concept alla base del progetto è quello di un archivio facilmente consultabile ed accessibile, come sostengono i progettisti stessi: "Il museo è concepito come una sorta di Arca, dove conservare e fa vivere tutte le specie di qualità del design italiano. Preservando la suggestiva navata storica della ex-centrale elettrica, l'intera Collezione popola le pareti con leggerezza di segno e forte sinergia tra luce naturale e artificiale." Un database permette ai visitatori di selezionare ed illuminare oggetti singoli o porzioni di oggetti a seconda di specifiche tematiche, anni o tipologie, consultanto la documentazione relativa ai tavoli.
Il progetto è stato accolto molto positivamente dalle amministrazioni locali ed a questo proposito l'assessore alle Politiche del Lavoro, Ricerca, Università Moda e Design, Cristina Tajani dichiara: "Grazie a questo progetto Milano avrà un luogo che permetterà a studenti, architetti e semplici appassionati di tutto il mondo di ammirare, conoscere e scoprire la grande tradizione del disegno industriale italiano grazie a una collezione di oggetti e prodotti unici che hanno segnato e influenzato lo stile unico del Made in Italy, capace di coniugare innovazione, ricerca e gusto. [...] Un’opportunità importante che ha permesso a un gruppo di architetti milanesi di confrontarsi con un progetto significativo per lo sviluppo della città dell’intera zona, proponendo non una semplice spazio ma una realtà polifunzionale aperta alle diverse associazioni presenti in zona favorendo così quella inclusività e partecipazione che sono alla base della crescita di Milano."
Questo progetto rappresenta inoltre le radici che il design ha nel territorio milanese ed in generale Italiano. Più di 300 oggetti che hanno scritto la storia di questa disciplina trovano finalmente un luogo, un posto all'interno di una delle città più floride dal punto di vista creativo progettuale.
Il lavoro di Migliore, Servetto e Lupi non può che enfatizzare questo intento interazionale, istruttivo e di valorizzazione del design, spesso considerato come il fratello minore dell'architettura, ma che in Arcadi trova il suo spazio e la forza per comunicarsi al pubblico in modo diretto, semplice ed efficace.
mercoledì 16 aprile 2014
Tortona Around Design
Zona Tortona anche quest'anno non delude le aspettative, certo ci è sembrata forse un poco più piccola l'esposizione al Superstudio Più, ma decisamente soddisfacente. Come sempre questa zona, insieme al Brera Design District è ricca di vita e forse un pò caotica, ad ogni angolo si nascondono corti interne ed ambienti ricchi di nuove proposte.Quest'anno inoltre vicina a tortona e molto attesa era zona navigli, tuttavia io personalmente la ho trovata abbastanza deludente. Sicuramente l'idea di sviluppare una serie di chiatte lungo il Naviglio era interessante e coerente con i progetti per l'EXPO 2015. Il masterplan del futuro evento, infatti, prevede un'enorme riqualifica della zona, di cui per altro vediamo già i primi segni. Tuttavia per quanto riguarda le proposte mi è sembrata un pochino scarna.
Molto atteso e pubblicizzato era l'evento organizzato dalla ASUS, Our touch of Life, caratterizzato come sempre da interazione e tecnologia.
Un'altro interessantissimo allestimento era quello proposto da Porcellanosa, DOUBLE ROOM. Il soffitto diventa l'immagine specchiata della stanza in bianco e nero e con i contorni marcati del disegno progettuale.
A parte questi tre interessantissimi allestimenti la zona proponeva davvero un'elevata quantità di prodotti molto interessanti. La sostenibilità rimane un tema molto importante così come l'auto-produzione e la naturalezza dei materiali. Non manca inoltre innovazione e tecnologia. Vorrei quindi proporre una piccola carrellata di immagini, sono logiacamente solo alcune delle cose che mi hanno colpito, dato che zona era davvero ricca.
All'interno del padiglione dedicato al French Design, questo progetto per gli spazi dedicati alle "learning activities" componibile attraverso moduli esagonali ha attratto la mia attenzione. Si prevedono spazi liberi dove le persona possano interagire in modo più o meno formale, lo spazio viene creato dai fruitori stessi. Anche la tecnologia viene rimessa al modulo base e così i tablet diventano esagonali e componibili esattamente come le sedute. La connessione di venta fisica e visibile.
t-sculpture warm up è un progetta decisamente innovativo a mio parere. Sculture vere e proprie in alluminio vengono riscaldate o raffreddate secondo una temperatura scelta. Certo negli anni passati mi era capitato di vedere presentate le panchine in cemento riscaldate per gli esterni, ma questa linea evolve decisamente il tema e lo declina in modo raffinato attraverso una lavorazione minuziosa.
SLIDE presenta una linea davvero simpatica di lampade a LED. Animaletti paffuti e carini si animano attraverso luci colorate e cangianti. Nulla di che si potrebbe pensare, ma rappresentano oggetti che attraggono inevitabilmente per la loro simpatia e familiarità. Rappresentano essenzialmente dei catalizzatori di emozioni. devo confessare che io non ho potuto resistere ed alla fine ne ho comprato uno! Inoltre l'allestimento ricreato attraverso i prodotti stessi era decisamente suggestivo con luci, laser e fumo.Molto semplice ma ben riuscito!
Pegeut ha proposto un allestimento organizzato attraverso due zone. Una vera e propria performance accoglieva i visitatori che successivamente raggiungevano la zona espositiva. Un pianoforte quasi futuristico, le luci soffuse ed al tempo stesso fluorescenti, una serie di corde tesa illuminate che rimandavano all'idea delle corde del pianoforte stesso. Questi gli elementi alla base della performance davvero coinvolgente. Tuttavia penso che il punto di forza fosse la fantastica seduta proposta, emblema della lavorazione stessa alla base della sua creazione. Grezzo e finito insieme, semplice e complesso, una soluzione devvero interessante!
Molto atteso e pubblicizzato era l'evento organizzato dalla ASUS, Our touch of Life, caratterizzato come sempre da interazione e tecnologia.
Una serie di schermi circolari composti da una serie di dischi rotanti accoglieva il visitatore. Posizionandosi in una determinata posizione la rotazione cessava e una serie di immagini cominciavano ad essere proiettate sullo schermo. L'installazione esemplifica in modo efficace la filosofia progettuale di ASUS, volta a creare prodotti che possano emozionare gli utilizzatori, coinvolgersi ed interagire con essi. Gli users erano infatti al centro dell'installazione e ne determinavano lo svolgimento stesso. Successivamente i visitatori potevano effettivamente toccare con mano i nuovi prodotti proposti.
Sempre sull'onda della forte interazione con i fruitori era l'evento organizzato da Ebay presso Superstudio Più. Una serie di pezzi d'arredo sospesi ricreavano degli ambienti "fluttuanti" accanta a tre proiezioni interattive a terra. Camminando su quest'ultime era possibile interagire con esse e modificarle. Infine un tablet mostrava la piattaforma on line. (lo schermo era inoltre proiettato)Un'altro interessantissimo allestimento era quello proposto da Porcellanosa, DOUBLE ROOM. Il soffitto diventa l'immagine specchiata della stanza in bianco e nero e con i contorni marcati del disegno progettuale.
A parte questi tre interessantissimi allestimenti la zona proponeva davvero un'elevata quantità di prodotti molto interessanti. La sostenibilità rimane un tema molto importante così come l'auto-produzione e la naturalezza dei materiali. Non manca inoltre innovazione e tecnologia. Vorrei quindi proporre una piccola carrellata di immagini, sono logiacamente solo alcune delle cose che mi hanno colpito, dato che zona era davvero ricca.
All'interno del padiglione dedicato al French Design, questo progetto per gli spazi dedicati alle "learning activities" componibile attraverso moduli esagonali ha attratto la mia attenzione. Si prevedono spazi liberi dove le persona possano interagire in modo più o meno formale, lo spazio viene creato dai fruitori stessi. Anche la tecnologia viene rimessa al modulo base e così i tablet diventano esagonali e componibili esattamente come le sedute. La connessione di venta fisica e visibile.
t-sculpture warm up è un progetta decisamente innovativo a mio parere. Sculture vere e proprie in alluminio vengono riscaldate o raffreddate secondo una temperatura scelta. Certo negli anni passati mi era capitato di vedere presentate le panchine in cemento riscaldate per gli esterni, ma questa linea evolve decisamente il tema e lo declina in modo raffinato attraverso una lavorazione minuziosa.
SLIDE presenta una linea davvero simpatica di lampade a LED. Animaletti paffuti e carini si animano attraverso luci colorate e cangianti. Nulla di che si potrebbe pensare, ma rappresentano oggetti che attraggono inevitabilmente per la loro simpatia e familiarità. Rappresentano essenzialmente dei catalizzatori di emozioni. devo confessare che io non ho potuto resistere ed alla fine ne ho comprato uno! Inoltre l'allestimento ricreato attraverso i prodotti stessi era decisamente suggestivo con luci, laser e fumo.Molto semplice ma ben riuscito!
Pegeut ha proposto un allestimento organizzato attraverso due zone. Una vera e propria performance accoglieva i visitatori che successivamente raggiungevano la zona espositiva. Un pianoforte quasi futuristico, le luci soffuse ed al tempo stesso fluorescenti, una serie di corde tesa illuminate che rimandavano all'idea delle corde del pianoforte stesso. Questi gli elementi alla base della performance davvero coinvolgente. Tuttavia penso che il punto di forza fosse la fantastica seduta proposta, emblema della lavorazione stessa alla base della sua creazione. Grezzo e finito insieme, semplice e complesso, una soluzione devvero interessante!
venerdì 11 aprile 2014
Salone Satellite 2014
Tra le proposte in generale sotto tono, spiccando al Salone Satellite alcune interessanti idee di giovani designer creativi.
Il Salone Satellite rappresenta sicuramente un bacino di innovazione e un trampolino di lancio per i giovani designer e in generale i progettisti. Proprio per questo motivo ogni anno io aspetto con ansia di potermi confrontare con nuove idee e geniali proposte. Mentirei se dicessi che in generale non ho trovato l'edizione di quest'anno un pò sottotono. Spero con questo di non far torto a nessuno, tuttavia spiccavano a mio parere alcuni progetti che ho trovato davvero interessanti ed innovativi.
Trochet=Trash+Crochet, due giovani progettiste trasformano la spazzatura ricavata dai sacchetti di plastica in tessuto con cui realizzano pouf e tappeti. Un'idea semplice e geniale, che attraverso una tradizionale lavorazione manuale, dona nuova vita ad uno dei prodotti di scarto della società odierna.
Molt Design propone una riflessione sugli oggetti d'uso quotidiano. La carta ricostruisce il guscio, l'esterno di oggetti semplici e quotidiani, immaginandone nuovi usi, non convenzionali. Leggera ed effimera la carta sostituisce la pesantezza dei materiali originali e della nostra vita.
Allegory Studio, presenta un'innovativa soluzione per l'ambiente bagno. Considerando il problema di spazio degli alloggi odierni questa piattaforma customizzabile e personalizzabile a seconda delle proprie necessità risolve, in uno spazio ridotto, molteplici funzioni. Vengono lasciati separati solo WC e bidet. Per il momento è solo un prototipo, ma questo progetto rappresenta davvero una concezione sintetica ed innovativa dell'ambiente bagno. Il progetto si scardina dalla visione tradizionale di disposizione degli elementi evolvendo il concetto di "parete attrazzata" calandolo nell'ambiente bagno.
CMJ Design Studio, presenta Con-creARte. Il cemento diventa un elemento leggero e sinuoso. Certo si sono viste ultimamente sperimentazioni su questo materiale e già dal secondo dopo guerra alcuni architetti, tra cui il celebre M. Fisac, avevano cercato le potenzialità del cemento come materiale espressivo, andando oltre i concetti puramente razionalisti. Bisogna riconoscere che il cemento nasconde davvero una serie di qualità spesso ignorate dall'uso comune di questo materiale (largamente utilizzato nell'edilizia industriale e nell'arredo urbano, spesso in modo banale). In questo senso trovo quindi queste proposte interessanti ed attuali, sintomo di una tendenza che vuole rivalutare il cemento come materiale espressivo nella progettazione.
Leko, a mio avviso rappresenta uno degli stand più coerenti del Salone Satellite. Spesso in quest'area l'allestimento non rappresenta un punto di interesse. I prodotti proposti dai progettisti, sono semplici, essenziali, puliti e in questo sta la loro bellezza. Lo stand rispecchia questa semplicità capace di arrivare diretta al fruitore. Uno sfondo intrecciato in carta da profondità e crea interessanti chiaro-scuro che sottolineano e mettono in risalto le linee pure degli oggetti proposti. Molto belle anche le lampade, sempre progetto Leko.
Ledwork interactive lightforms, lavora sulla tecnologia led. Queste lampade dalla forma organica e dalla luce cangiante sono costituite da una serie di moduli assemblabili in modo da configurare la forma e la grandezza desiderata.
mercoledì 9 aprile 2014
Milano Design Week: zona Triennale
All'interno della Milano Design Week in continua espansione ogni anno, la Triennale di Milano rappresenta una certezza. Il Palazzo dell'Arte, progettato negli anni '30 da G. Muzio anche quest'anno si è popolato di creazioni da tutto il mondo. In particolar modo l'oriente diventa protagonista di larga parte delle esposizioni interne, accanto all'istallazione LIGHT is TIME che diventa il vero e proprio polo attrattivo della zona.
L'istallazione per gli orologi CITIZEN gioca con tradizione orologiaria, tempo e luce. Un'enorme quantità di interni di orologi dorati è sospesa su fili di nylon a creare un ambiente sinuoso, entro il quale totem cilindrici mostrano fasi della lavorazione manufatturiera, piccoli ingranaggi progettati con cura dall'azienda e alcuni prodotti finali. Tutto parte da un orologio da tasca, inizio del percorso dell'azienda e dell'istallazione. Le luci mutano continuamente, si percepisce lo scorrere del tempo, la sua evoluzione. Un ritorno al tempo ed alla luce per l'uomo contemporaneo, questo è il fine ultimo dell'allestimento di Tsuyoshi Tane.
THE ART OF LIVING mostra una serie di ambienti reinterpretati da artisti in collaborazione con Brand del furniture. L'allestimento di Migliore e Servetto crea una serie di scatole aperte verso il fruitore con alcuni i-pad informativi e panchine per riposarsi. La visita diventa quindi piacevole e varia grazie all'uso di media, infografica ed un'istallazione in continuo cambiamento. Sicuramente interessante è il progetto In & Out di Nicola Gobbetto in collaborazione con Gardesia Assa Abloy, i rimandi a Magritte creano un ambiente surreale, al limite tra l'interno e l'esterno. Ragiona quindi su quel confine definito ed indefinito tra gli interni e gli esterni. Altro box interessante, sempre proposto da Gobbetto è Boudoir che per la camera da letto riprende l'idea di un camerino quasi e si rifà al mondo delle stelle del cinema.
Al piano di sopra sicuramente interessante è l'esperienza proposta da CONSTANT CHANGE. Una serie di schermi riproduce immagini della realtà di Hong Kong, attraverso un'app per smart phone scaricabile in loco è possibile vedere video ed avere informazioni attraverso dei QR Code. Giovani Designer ci raccontano le loro esperienze e start up. Al termine della visita è possibile imparare a fare un origami con alcuni gentilissimi ragazzi, i fiori creati da ciascuno dei visitatori vengono poi assemblato in piante. A termine giornata nel corridoio della Triennale si può ammirare una fantastica istallazione sempre in crescita.
Vorrei infine proporre alcune immagini di altri stand a mio avviso interessanti:
L'ambiente progettato per la Lambretta è sicuramente divertente e coinvolgente!
Ròng propone una serie di prodotti che utilizzano la seta in modo creativo ed intelligente.
IMMAGINE NEW DAYS rappresenta senza dubbio una proposta davvero interessante. I due oggetti presentati da AISIN utilizzano la tecnologia creando una forte interazione tra fruitore, oggetto fruito ed ambiente. Molto interessante anche la scelta allestitiva. Attraverso proiezioni di persone che dormono e cambiano posizione si possono vedere i mutamenti di immagini e luci.
CONSTANCY AND CHANGE IN KOREAN TRADITIONAL ART AND CRAFT 2014 propone sicuramente un'esperienza interessante a mio avviso. Ho trovato divertente poter "suonare" i vasi vasi esposti, interagire con i tessuti leggerissimi che vibravano mossi anche solo dal passaggio di persone. Tradizione e innovazione insieme, lontani dalla tecnologia. Sicuramente vale la pena visitare questo ambiente anche solo per l'atmosfera che si respira al suo interno, accogliente, pacifico e rilassante.
L'istallazione per gli orologi CITIZEN gioca con tradizione orologiaria, tempo e luce. Un'enorme quantità di interni di orologi dorati è sospesa su fili di nylon a creare un ambiente sinuoso, entro il quale totem cilindrici mostrano fasi della lavorazione manufatturiera, piccoli ingranaggi progettati con cura dall'azienda e alcuni prodotti finali. Tutto parte da un orologio da tasca, inizio del percorso dell'azienda e dell'istallazione. Le luci mutano continuamente, si percepisce lo scorrere del tempo, la sua evoluzione. Un ritorno al tempo ed alla luce per l'uomo contemporaneo, questo è il fine ultimo dell'allestimento di Tsuyoshi Tane.
Al piano di sopra sicuramente interessante è l'esperienza proposta da CONSTANT CHANGE. Una serie di schermi riproduce immagini della realtà di Hong Kong, attraverso un'app per smart phone scaricabile in loco è possibile vedere video ed avere informazioni attraverso dei QR Code. Giovani Designer ci raccontano le loro esperienze e start up. Al termine della visita è possibile imparare a fare un origami con alcuni gentilissimi ragazzi, i fiori creati da ciascuno dei visitatori vengono poi assemblato in piante. A termine giornata nel corridoio della Triennale si può ammirare una fantastica istallazione sempre in crescita.
Vorrei infine proporre alcune immagini di altri stand a mio avviso interessanti:
L'ambiente progettato per la Lambretta è sicuramente divertente e coinvolgente!
Ròng propone una serie di prodotti che utilizzano la seta in modo creativo ed intelligente.
IMMAGINE NEW DAYS rappresenta senza dubbio una proposta davvero interessante. I due oggetti presentati da AISIN utilizzano la tecnologia creando una forte interazione tra fruitore, oggetto fruito ed ambiente. Molto interessante anche la scelta allestitiva. Attraverso proiezioni di persone che dormono e cambiano posizione si possono vedere i mutamenti di immagini e luci.
CONSTANCY AND CHANGE IN KOREAN TRADITIONAL ART AND CRAFT 2014 propone sicuramente un'esperienza interessante a mio avviso. Ho trovato divertente poter "suonare" i vasi vasi esposti, interagire con i tessuti leggerissimi che vibravano mossi anche solo dal passaggio di persone. Tradizione e innovazione insieme, lontani dalla tecnologia. Sicuramente vale la pena visitare questo ambiente anche solo per l'atmosfera che si respira al suo interno, accogliente, pacifico e rilassante.
giovedì 17 ottobre 2013
Porto Poetic
Un viaggio nell'architettura portoghese da Siza a Souto Moura capace di portarci all'interno di una sensibilità unica, di un modo di progettare che non corre, non salta i passaggi ma procede step by step nel rispetto del territorio e della cultura tradizionale.
"Mi piacerebbe scrivere sull'architettura come solo i poeti sanno fare, perchè essi non sono nè critici nè architetti, ma ricercatori/artigiani che cercano l'essenza dandole una forma. Non capiscono, o non si accorgono, di cronologie, di tecniche o di funzioni e, ancor meno, di relazioni esplicative riguardanti contesti culturali, ancor meno filosofiche. Non applicano altri criteri se non quelli scaturiti dall'emozione estetica che si concretizza nella parola. E se il tema in questione è l'architettura, non sappiamo più cosa preferiamo tra essa e la poesia. Se io fossi così, e mi piacerebbe esserlo, potrei scrivere senza dover utilizzare parole estranee: Alvaro, la tua opera è una poesia di geometria e silenzio, di angoli acuti e piatti, perchè tra due linee vive il bianco". [Alexandre Alves Costa]
La mostra Porto Poetic vuole esplorare e mostrare al pubblico quella sensibilità particolare, forse più "lirica" tipica dell'architettura portoghese, capace di estrapolare dall'astrazione il significato. Il nome riprende, non a caso, la pubblicazione del 1986 "Alvaro Siza, Professione Poetica", che ha portato nel panorama internazionale l'architettura portoghese fino a quel momento considerata vernacolare e legata ad una sorta di regionalismo. Protagonisti indiscussi della mostra, presente nello spazio galleria della Triennale di Milano, sono i progetti di Alvaro Siza e la sua poetica architettonica. Accanto a questo progettista trovamo un'altra figura chiave dell'architettura portoghese: Eduardo Souto de Moura. Per avere una panoramica generale di questa sensibilità ritroviamo progetti e lavori anche degli architetti: Fernando Távora, Adalberto Dias, Camilo Rebelo and Tiago Pimentel, Carlos Castanheira, Cristina Guedes e Francisco Vieira de Campos, Isabel Furtado e João Pedro Serôdio, João Mendes Ribeiro, José Carvalho Araújo e Nuno Brandão Costa.
La mostra è suddivisa in 3 nuclei: Poetic, Design, Community. L'approccio con questi autori e questa sensibilità avviene attraverso mezzi variegati. Sono utilizzati infatti video esplicativi che riportano immagini, foto e brevi sequenze volte a mostrarci nel dettagli progetti specifici. Altri video invece ci permettono di assistere ad interviste all'autore stesso o a critici. Questi mezzi ci danno una visione più analitica di ciò al quale ci stiamo rapportanto, dandoci nozioni sul contesto e sulle specifiche peculiarità della poetica architettonica portoghese. Possiamo inoltre trovare una grande quantità di oggetti di design, è possibile vederli da vicino, toccarli ed ammirare la grande cura del dettaglio, lo studio minuzioso, che parte dalle piccole cose e cerca il giusto tempo per realizzarle, alla base di questi lavori.
Questa progettazione step by step, ponderata e molto consapevole la ritroviamo nei lavori architettonici. Nelle teche infatti possiamo vedere tutti i passi della progettazione a partire dagli schizzi, passando per i disegni, per arrivare alla creazione delle maquette tridimensionali e finalmente alla realizzazione in scala reale in loco.
Questo iter processuale risulta quindi particolarmente evidente e non può non affascinarci, ci rende parte del processo di ideazione e realizzazione di queste fantastiche opere. Accanto a questi materiali troviamo anche pannelli esplicativi che ci aiutano ad approcciarci con questa sensibilità decisamente particolare. Come sostiene Mirko Zardini, infatti, le opere di Alvaro Siza, fin da quando sono comparse sulla scena internazionale ci sono sembrate contemporaneamente vicine e lontane, parte di una nuova cultura europea che si stava sviluppato dagli anni '70 in poi. Sono architetture che si avvicinano ai luoghi attraverso elementi formali, l'insediamento nel lotto, il dialogo con le pre-esistenze o l'uso dei materiali, ma che attraverso questi stessi elementi definiscono una declinazione differente, un tono, un carattere specifico. Particolarmente interessanti a mio parere sono i progetti di piscine, realizzati da Alvaro Siza, proprio per l'integrazione con il luogo che mostrano, la relazione che instaurano con i dislivelli del territorio, che sapientemente il progettista sa riprendere nelle forme e nelle strutture artificiali che innesta nell'ambiente. C'è una sorta di continua tensione tra tradizione ed innovazione nei lavori di Siza, l'autore stesso infatti dichiara "la tradizione è una sfida all'innovazione. E' fatta di inserti successivi. Sono conservatore e tradizionalista, cioè mi muovo tra conflitti, compromessi, meticciaggio, trasformazione...". Nei suoi lavori non si vede una nostalgia al passato, una ricerca di ricostruzione identica al passato, ma si vede una conoscenza della tradizione, una capacità di relazionarsi in modo non conflittuale, non distruttivo con il passato, senza rinnegarlo ma senza emularlo.
Questa mostra ci da la possibilità di avvicinarci e rapportarci con questo modo di pensare, questo modo di fare architettura ed essere progettisti davvero interessante. Ci si trova immersi nella progettazione. L'allestimento riesce a valorizzare i progetti ed i materiali esposti. In particolare le fotografie dei progetti tutte incorniciate singolarmente, ma avvicinate, composte a formare geometrie d'insieme insieme alle proiezioni creano un ambiente davvero coinvolgente.
Per concludere penso quindi che sia una mostra adatta agli adetti ai lavori, ma non solo, è una mostra che può avvicinare tutti a questo mondo del progetto che spesso sembra un pò esclusivo.
informazioni specifiche su orari di apertura e costi: http://www.triennale.it/it/home
Per maggiori informazioni riguardo agli autori e per vedere le immagini dei progetti on line: http://alvarosizavieira.com/
http://it.wikipedia.org/wiki/Eduardo_Souto_de_Moura
http://it.wikipedia.org/wiki/Alvaro_Siza
domenica 15 settembre 2013
MY platform
Un sistema d'arredo che ponendosi sulla linea progettuale di Joe Colombo esalta il ruolo centrale ed attivo del fruitore all'interno dello spazio abitativo.
Il progetto My Platform nasce a partire da uno studio condotto nel laboratorio di sintesi finale della facoltà di Design al Politecnico di Milano. Il tema assegnatoci riguardava l'accoglienza all'interno dei centri di seconda accoglienza per rifugiati politici.
Le problematiche evidenziate da cui nasce il progetto sono essenzialmente due. Da un lato è stato notato che nei centri lo spazio è spesso limitato, ci si trova infatti a non avere spazi per poter compiere differenti attività o rispondere a situazioni di emergenza, dall'altro in questi spazi devono convivere persone che provengono da culture radicalmente differenti che hanno usi e costumi decisamente diversi.
All'interno di questo panorama il punto di partenza pratico è stata una domanda apparentemente banalissima: Come posso io fornire un elemento di arredo capace di rispondere in modo universale e sovraculturale al bisogno di mangiare? Da questa prima questione mirata il campo è stato allargato pensando ad una serie di componenti che rispondessero a tutte le funzioni abitative primarie in modo sovraculturale.
Questi sono quindi i presupposti contestuali da cui si sviluppa MY platform. Un sistema nato da un contesto specifico, ma sviluppato successivamente con vedute di applicazione più ampie. Pensando quindi a tutti quegli ambienti pubblici o privati dove lo spazio è limitato rispetto alle funzioni e dove la componente ludica, emergenziale e sovraculturale possa essere importante.
Dal punto di vista progettuale il sistema risente fortemente dell'influenza del lavoro di Joe Colombo, fantastico designer degli anni '50/'60, le cui opere risultano estremamente attuali e contemporanee ancora oggi. Lavori come il "Sistema programmabile per abitare" evidenziano come la supremazia dell'architettura nella definizione spaziale sia ormai cosa superata. L'arredo, ovvero il contenuto, può e deve essere esso stesso il plasmatore e creatore di spazi attraverso la sinergia instaurata con il fruitore. L'apparato architettonico deve essere ridotto ad un mero contenuto che si rivolge all'esterno nel tessuto urbano, l'interno può essere tranquillamente un aperto open-space dove l'arredo diventa protagonista creando spazi e funzioni.
Questo è anche l'intento del progetto preso in esame che per attuare questa suddivisione spaziale predilige la dimensione orizzontale. Gli elementi base del sistema sono essenzialmente 5 piattaforme di differenti altezze, assemblabili attraverso magneti, impilabili e riponibili, inoltre ognuna di esse ha caratteristiche specifiche che consentono la risoluzione di determinate necessità.
La Piattaforma Base e la Piattaforma Contenitore costituiscono gli elementi basilari del sistema. La prima consente di creare pedane, aree rialzate mentre la seconda oltre a costituire piani di seduta permette di avere vani adatti allo stoccaggio. Entrambe in caso di necessità possono creare letti di emergenza grazie all'uso dei cuscini assemblabili anch'essi tramite magneti.
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| Modello in scala della Piattaforma Contenitore |
La Piattaforma Tavolino contiene due cassettoni che una volta estratti possono costituire essi stessi le panche dove sedersi. I cassetti costituiscono anche ottimi vani per lo stoccaggio quando la piattaforma è chiusa, potendo quindi costituire anche i comodini in un assetto notturno, mentre una volta estratti mantengono comunque la possibilità di fornire vani per il deposito di oggetti mentre si è seduti al tavolino.
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| Modello in scala della Piattaforma Tavolino |
La Piattaforma Tavolo segue la logica del blocco precedente, tuttavia contiene 8 cassetti, 4 dei quali volti a costituire le sedute mentre gli altri 4 tramite le guide telescopiche sono in grado di fornire un adeguato spazio per le gambe in caso di uso del tavolo come scrivania.
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| Modello in scala della Piattaforma Tavolo |
Infine l'ultimo elemento è la Piattaforma Banco-Espositore. Questa è utilizzabile come banco da lavoro grazie ai 4 sgabelli estraibili, ma essendo facilmente impilabile, può anche costituire un sistema di divisione dello spazio, creando una serie di vani adatti all'esposizione di oggetti.
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| Modello in scala della Piattaforma Banco-Espositore |
Questi 5 elementi possono costituire un modulo base capace di rispondere alle varie necessità con infinite combinazioni. Ne mostreremo solo 4 possibili che possano esemplificare la diversificazione delle esigenze a cui rispondono.
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| Zona giorno |
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| Zona relax |
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| Zona lavoro (tre tipologie di assetti) |
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| Zona notte (due stanze) |
(La prototipazione e tutti i modelli sono stati realizzati in collaborazione con la Falegnameria Ferrari_Piacenza)
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