sabato 8 marzo 2014

Il multiverso di Jonathan Hickman


“L’immaginazione è più importante della conoscenza, in quanto la conoscenza è limitata, mentre l’immaginazione comprende il mondo intero, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione”



Non si può innovare senza immaginazione. Ridotto all’osso è questo il significato delle parole di Albert Eistein. Per rompere un paradigma, rivoluzionare un settore, aprire nuove possibilità, la conoscenza è sicuramente importante, ma non basta. Ci vuole qualcosa in più. Bisogna riuscire ad estraniarsi dagli schemi di pensiero, fare sforzo di astrazione, partire dalla realtà ed arrivare ad un'altra dimensione. Dimorarci per un po’, farsi stupire, giocare con le associazioni e poi tornare indietro.
“Tutto quello che puoi immaginare è vero” diceva Picasso ed è proprio qui che sta tutta la questione: trovare un modo per tradurre l’intuizione, per incarnare in qualche traccia materiale quell’infinito campo aperto.
Ci vuole audacia per fare tutto questo. Uscire dai sentieri battuti non è facile e la follia, il paradosso e il disorientamento sembrano sempre dietro l’angolo, pronti a smorzare e confondere lo slancio inziale. Ci sono persone che, nonostante questi rischi, si lasciano andare in modo estremo al gioco immaginativo, destreggiandosi in quel marasma di opportunità e riuscendo a produrre qualcosa di concreto, che non può non lasciarci bocca aperta. Jonathan Hickman (1976), scrittore e fumettista statunitense, è uno di questi personaggi.
Hickman, collaborando con la Marvel, si diverte a stravolgere le pietre miliari del fumetto supereroistico, rinnovando soggetti storici come I Fantastici Quattro o gli Avenger. Tuttavia, a mio parere, è nelle sue produzioni personali, legate alla Image comics, che da il meglio di se, sfogando  tutta la sua pazza creatività.
Il suo Pax Romana, opera uscita in Italia nel 2012 per la Panini, è una delle graphic novel più interessanti che mi è capitato di leggere. Il tutto inizia con la  stucchevole presentazione di uno strano personaggio, il “Gene Papa”, che decide di far visita al Re del Mondo, un bambino di 4 anni, per raccontargli la “vera” storia dell'umanità. Questa cornice iniziale è un meraviglioso pretesto con la quale Hickman ci narra un'ucronica storia dell'uomo dove si mescolano abilmente fatti storici, fantascienza, riflessioni morali, politiche e sociali. 




Hickman esplora l’ebbrezza di mettere in crisi il già conosciuto, cambiare la storia, esplorando le strade che non sono state prese e gli avvenimenti che non sono accaduti, dandoci un esempio pratico del concetto logico di possibilità. La sua fantasia narrativa è rispecchiata a pieno dalla veste grafica e visiva. Egli, infatti, distrugge ogni costruzione classica, fa nascere i suoi personaggi da un onnipresente bianco, con esplosioni acquose di colore allo stesso tempo prorompenti e delicate. La parte testuale assume a volte la forma dialogica, per passare ad intere pagine sotto forma di documento d’archivio o trascrizione di testimonianza vocale. Si respira la libertà estrema di un’artista senza compromessi.
La stessa libertà si può assaporare nella sua ultima opera personale approdata da pochissimo in Italia (gennaio 2014), ovvero, The Manhattan Projects. Siamo partiti da una frase di Eistein che esaltava l’immaginazione e proprio il celebre scienziato, insieme ad altri grandi della scienza del secolo scorso, come Oppenheimer, Fermi, Feynman e Von Braun, diventa uno dei protagonisti dell’ultimo fantastico e delirante lavoro di Hickman. Anche questa volta l’autore cambia la storia, sdoppiando il famoso progetto Manhattan, quello che porterà alla costruzione della bomba atomica, facendolo diventare una mera copertura. Ci troviamo dunque in universo alternativo, dove «La Bomba» è solo un pretesto per nascondere qualcosa di più terribile: artefatti mitologici forgiati con il pensiero, intelligenze artificiali, porte dimensionali e ogni altra trovata possibile. Scienza cattiva e imprevedibile che, come l’immaginazione di Hickman, non ha davvero limite. Gli scienziati che ci troviamo davanti non sono più i personaggi descritti dai libri. Sono pazzi, schizzati, violenti, paranoici, alcuni, addirittura, non sono nemmeno umani. Le immagini, questa volta, sono affidate a Nick Pitarra, con i suoi colori acidi e le sue atmosfere distorte. Tutto sembra uscito dal resoconto di un trip psichedelico, studiato a hoc per stordire il lettore e sfidare gli standard di mercato.


“Come scrittore ho un'unica semplice regola: non scrivo di nulla che non pagherei per leggere io stesso”, ha dichiarato Hickman .Un autore “estremo” con uno stile che non lascia mai indifferenti, come gli esagerati schizzi di sangue di Tarantino o le allucinazioni di Lynch. Prendere o lasciare. Io, se non si è ancora capito, sono per la prima delle due opzioni.

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