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domenica 26 ottobre 2014

Sweet Tooth





La Distopia secondo Jeff Lemire




Quante volte a proposito del nostro presente sentiamo pronunciare la parola “crisi”? Crisi economica, crisi ambientale, crisi sociale, crisi dei valori, crisi delle certezze. Il nostro tempo, quello della post-modernità, della biocibernetica, della liquidità professionale, emotiva e identitaria sembra sempre essere sull’orlo di una catastrofe che nell’immaginario globale assume, di volta in volta, forme e scenari differenti. Ci immaginiamo come potrebbe essere il mondo dopo il crollo totale del nostro sistema economico, quali potrebbero essere gli effetti di una guerra globale, quali conseguenze potrebbe portare la progressiva innervazione tecnica, soprattutto dal punto di vista riproduttivo e identitario, cosa potrebbe succedere all’esaurimento delle risorse energetiche del pianeta, quali potrebbero essere gli effetti di un’epidemia globale. Insomma, credo si possa dire che, attualmente, la nostra mente viva a stretto contatto con un ampia gamma di “distopie” e che, date reali possibilità e situazioni, queste siano forse più vicine e immaginabili rispetto al passato.
Alla luce di tutto ciò non mi sorprende che anche all’interno della produzione mediale, dalla letteratura al cinema, dai fumetti ai videogiochi, la tematica distopica stia attualmente avendo un gran numero di trasposizioni, incarnazioni ed interpretazioni. Il presente è incerto, i rischi sono tanti e il futuro fa paura in molti modi, stimolando così la macchina letale dell’immaginazione.
Al fascino spaventoso di questo gioco di fantasia non è stato certamente indifferente Jeff Lemire che con la sua serie Sweet Tooth, pubblicata in Italia da Rw Lion e arrivata ad ora al suo quarto volume, inserendosi a pieno nel solco di opere letterarie come “L’ombra dello scorpione” di King o “La Strada” di Cormac McCarthy, mette in scena una nuova visione post-apocalittica del destino dell’umanità.





L’incipit dell’opera di Lemire è semplice ed efficace. Fin dalle prime pagine scopriamo che un’ epidemia, l’ “Afflizione”, ha sterminato miliardi di persone e gli unici bambini nati da allora sono una razza ibrida tra uomini e animali. Uno di questi è il giovane Gus, un ragazzino metà umano metà cervo, che dopo l’epidemia ha sempre vissuto al sicuro con suo padre in una piccola casa nel bosco. Gus non si è mai allontanato da quel luogo e il padre lo ha sempre protetto. Bisogna infatti sapere che i bambini come Gus sono gli unici esseri, ad avere una traccia di umanità,  refrattari al virus dell’Afflizione e per questo sono ricercati dai cacciatori di taglie. Tutti vogliono scoprire quale sia il segreto della loro immunità. Il padre di Gus fa di tutto per tenere suo figlio nascosto ai pericoli del mondo, ma egli deve lottare contro l’Afflizione dentro di lui che, inesorabilmente, lo colpisce portandolo alla morte. Il ragazzo-cervo si ritrova dunque da solo nel bosco, fino a quando alcuni cacciatori non lo troveranno. Tutto sembra perduto per il povero Gus, ormai braccato, quando all’improvviso appare Jepperd, un uomo enorme e dai modi violenti, che mette fuori gioco i cacciatori e si propone di aiutare il ragazzo a raggiungere “La riserva” , un posto dove gli ibridi possono vivere in tranquillità. Quale sarà il destino di Gus? La Riserva esisterà davvero o sarà solo un inganno? Chi è Jepperd? Perché vuole aiutare Gus?


Sweet Tooth è un’opera dai toni cupi, malinconici, grotteschi e a tratti bizzarri. Al contrario di molte vicende narrative che partono dagli ambienti cittadini per delineare la propria distopia, Lemire parte dall’America rurale. Non ci troviamo dunque di fronte ad una metropoli in rovina, assediata dalle erbacce e dai rottami, dove gruppi di sopravvissuti cercano di sfuggire al contagio e di sopravvivere con la forza, ma in un bosco, dove il nostro protagonista vive al riparo da ciò tutto ciò che è successo, ignaro della tragedia e immerso nella visione mistico-religiosa inculcatagli dal padre. Tuttavia, questa non è una storia dai toni dolci e il ragazzo è costretto ben presto ad uscire dall’ovattato rifugio del padre per affrontare i pericoli del mondo. Lemire attraverso immagini d’impatto e testi intimisti, dotati di grande lirismo ed efficacia, ci mostra da subito l’ingenuità di Gus, bambino-ibrido, alle prese con un universo vastissimo, fatto di personaggi mostruosi ai suoi occhi, di cui è difficile giudicare le vere intenzioni. Eppure il ragazzo non sembra mosso dalla paura, ma da una timida curiosità perché, alla fine, “il mondo non è così cattivo come diceva papà” o forse è ancora più cattivo, ma non c’è modo per dirlo se non quello di provare a viverlo. La vicenda di Gus assume quindi da subito le sfumature di un viaggio di formazione, uno scontro con la realtà che lo porterà sicuramente a crescere e a confrontarsi con se stesso e con tutte le credenze maturate nella sua infanzia. 


Insieme alla scelta di far partire la vicenda dall’America rurale storicamente sede, sia in lettura sia in cinematografia, di torbide e violente pulsioni nascoste sotto la patina di semplicità e genuinità, si trova la trovata narrativa dei bambini-ibridi, stratagemma sicuramente interessante e ricco di rimandi al nostro presente. Ad una prima lettura si può sicuramente dire che Lemire ci mostra subito il tema classico dell’ingenuità dei più piccoli che può essere sfruttata da individui senza scrupoli. Non a caso la prima volta che Gus si allontanerà dal rifugio paterno sarà per raccogliere una barretta di cioccolato e Jepperd, il suo enigmatico “salvatore”, cercherà di rompere il ghiaccio tra loro proprio offrendogli un’altra barretta di cioccolato. E’ lo stilema del dolciume che attira i più piccoli, l’offerta innocente che può nascondere un pericolo che agli occhi dei bambini è inimmaginabile. Tuttavia, “l’ibrido”, non solo accentua con il bizzarro il tratto di perifericità alla società adulta già presente nel bambino, ma ci porta a ragionare anche su altre tematiche. Prima fra tutte, ovviamente, quella dell’identità di genere. L’idea di modificazioni e innesti genetici che possano mettere in crisi le storiche divisioni di generi è ormai un terreno di riflessione molto fertile, soprattutto dopo gli ultimi enormi sviluppi della biotecnologia. L’ibrido è quindi l’immagine di un futuro che va verso una progressiva innervazione tecnologica e Lemire, andando oltre l’immagine del cyborg “meccanico”, ci mostra il risultato di un ibridazione profonda, sottocutanea, genetica. Ecco che le immagini mitologiche degli ibridi animali acquisiscono ora un’ aura sempre meno metaforica e sempre più reale data dalle reali possibilità della biotecnologia. E’ una distopia nella distopia, è un’umanità devastata che vede già l’alba di un nuovo corso, una strada che forse la porterà ad essere tutt’altro da quello che era prima. Inoltre, il fatto che gli ibridi in Sweet Tooth siano “uomini-animali”, è sicuramente una connessione forte anche alla tematica ambientale e ad una storia che, dopo la catastrofe, sembra virare verso una condizione di maggior primordialità attraverso un avvicinamento al mondo animale.


Passando ora agli aspetti più formali legati all’impostazione narrativa dell’opera si può dire che Lemire, come di consueto, imposta le tavole con un forte taglio cinematografico, utilizzando le immagini come se al posto di una matita avesse in mano una cinepresa. Primi piani, zoom, carrellate veloci, stacchi improvvisi. Tutto questo si adatta perfettamente con la molteplicità dei ritmi narrativi che l’autore riesce sempre a coordinare in modo sapiente. Si passa, infatti, da scene intimiste e riflessive a sequenze d’azione estremamente concitate, dove l’autore riesce a far esplodere una violenza improvvisa.
Parlando ora dell’aspetto prettamente grafico, il tratto dell’autore è grezzo e nervoso, a prima vista abbozzato e quasi sgradevole, ma, in realtà, estremamente espressivo ed efficace. Jeff Lemire si concentra spesso, come in altre opere quali Essex County o Il Saldatore Subacqueo, sull’espressione facciali dei suoi personaggi, dando estrema attenzione agli sguardi e ai particolari, intrecciando relazioni, connotazioni e confronti dalle quali emergono continuamente una pluralità di vibrazioni emotive. I colori di Villarubia contribuiscono a dare al fumetto toni crepuscolari per le parti più intime, lanciandosi poi in improvvise esplosioni nelle sequenze action con inserti acidi di rossi, gialli e arancioni. Sangue, fuoco, pugni, mazzate, fuoco e pistole che sparano.
In conclusione, Sweet Tooth è un’opera estremamente valida. Per ora ho letto solo il primo volume, ma posso già dire di esserne stato colpito, sia per quanto riguarda la narrazione, i contenuti e lo stile grafico. Jeff Lemire si riconferma uno sceneggiatore di tutto rispetto e un autore da un tratto unico e personalissimo. L’unico appunto degno di nota, a mio parere, è la non eccelsa edizione della Lion, con una qualità di stampa appena sufficiente, tuttavia, a parte questo, Sweet Tooth merita certamente di essere letto. Consigliato.

domenica 26 gennaio 2014

Il saldatore subacqueo

Un uomo qualsiasi e il viaggio nell'abisso della sua coscienza. Tra mistero, fantascienza e dramma psicologico, Jeff Lemire, torna ad indagare l'animo umano, questa volta mettendo al centro la riflessione sulla paternità, tra i fantasmi della memoria e l'ansia per le responsabilità future.




Essex County è sicuramente una delle letture più interessanti che ho fatto nel 2013. Era la prima opera che leggevo di Jeff Lemire, ma, da quello splendido incontro, mi sono promesso di seguire con assiduo interesse la sua produzione. Spero di riuscire a leggere a breve Sweet Tooth, vorrei recuperare Signor Nessuno e aspetto con ansia l'uscita italiana di Lost Dogs. Nel frattempo ho avuto il piacere di leggere Il saldatore subacqueo, edito ancora una volta da Panini 9L.
Jack Joseph è un saldatore subacqueo in un impianto di trivellazione a largo delle coste della Nuova Scozia. La sua vita è tutto sommato banale e tranquilla: ha una casa, un lavoro, è sposato e la moglie aspetta un figlio. Tuttavia, arrivato alla notte di Halloween, dopo essersi immerso per lavoro come tante altre volte, succede qualcosa di strano. Forse un'allucinazione. Forse Jack è entrato in contatto con qualcosa di sovrannaturale. Forse è solo un pò di stress. Fare il saldatore subacqueo è molto duro, bisogna sopportare enormi pressioni e Jack lavora tantissimo, inoltre si avvicina l'enorme responsabilità di diventare padre. Tutte queste sembrano ipotesi possibili, fatto sta che l'equilibrio psichico di Jack si fa sempre più instabile e il rapporto con la moglie, di conseguenza, inizia ad incrinarsi sempre di più.
Le ansie e le paure di Jack legati alla paternità iniziano a mescolarsi con i pensieri della sua infanzia. Il protagonista inizia a riflettere. Si guarda allo specchio e vede suo padre. Lui ha la stessa età di suo padre, un uomo gentile e di buon cuore, ma alcolizzato, scomparso quando Jack era ragazzino. Forse, allora, è questo che lo tormenta, il ricordo doloroso di una perdita.Questo ricordo, quest'immagine infelice è forse arenata nel fondo del subconscio di Jack, come quella di un orologio da polso in fondo al mare che misteriosamente tormenta i suoi pensieri.
Più si prosegue con la trama, più il confine tra realtà e immaginazione si fa labile. Inizia un sogno ad occhi aperti, dove presente e passato si mescolano in un precipitato di eventi significativi, di immagini oniriche e surreali. Ciò porterà Jack a fare finalmente i conti con la figura del padre e, nello stesso tempo, a prepararsi lui stesso alla paternità.


E' difficile etichettare il Saldatore subacqueo con un genere narrativo preciso. Lemire si muove tra thriller, mistery fantascientifico e dramma psicologico. Nella prefazione, Damon Lindelof, paragona l'opera ad una puntata di Ai Confini della realtà e, in effetti, possiamo dire di essere di fronte ad una vicenda che crea un' aura fortemente surreale e ipnotica. Le situazioni si sgretolano, i luoghi diventano metafore, tutto assume un apetto allucinatorio che ricorda, per certi versi, la produzione di David Lynch, pur non lasciandosi andare a picchi di visionarietà estrema.
L'autore affronta il tema della paternità partendo dal suo protagonista per poi muoversi in due direzioni differenti. Il figlio in arrivo, prospettiva futura, diventa l'evento scatenante per l'inizio di un viaggio a ritroso da parte di Jack, che sarà costretto a far nuova luce sul rapporto con suo padre e, soprattutto, con l'immagine che gli è rimasta di lui. Il protagonista si sdoppia numerose volte, rivive la sua vita da bambino, la fa correre parallela alla sua e la mischia con quella del padre, sovrapponendo i piani e confrontandoli.
Andare a fondo di un ricordo perduto, perdersi negli abissi e poi risalire. Questo sembra dirci Lemire, con la sua consueta fluidità e schiettezza narrativa. L'acqua simbolo di vita è, nello stesso tempo, pulsione di morte, forza che ti schiaccia fino a toccare il fondo, l'unico luogo dove forse si può trovare la solitudine necessaria per  pensare, confondersi e poi ricomporre le idee.




Passando al disegno, l'autore come di consueto ci regala un ottimo lavoro. Il tratto è secco, graffiato, a volte abbozzato, ma sempre molto espressivo. Come già in Essex County, anche in quest'opera, l'espressione delle emozioni è spesso affidata agli sguardi dei personaggi, ai particolari apparentemente insignificanti e agli "zoom" che si concentrano su una caratteristica per poi trasmutarla nella scena successiva. Molte volte sembra che Lemire abbia in mano una macchina da presa e riesca a tramutare le immagini riprese su carta, in sequenze dal taglio fortemente cinematografico.
Altra analogia con Essex County è l'importantissimo ruolo svolto dal paesaggio. Come la contea di Essex, vero e proprio palcoscenico e protagonista aggiunto delle vicenda, anche qui, la desolata cittadina della nuova scozia, con le sue strade deserte e i suoi edifici malinconici, diventa l'espressione della situazione interiore del protagonista, così come i profondi e oscuri fondali marini.
Per concludere, Il saldatore subacqueo è l'ennesima prova d'autore di Jeff Lemire, che continua a dimostrare la sua eccelsa capacità narrativa e la sua capacità di indagare l'animo umano con una padronanza del medium fumettistico davvero straordinaria.
Non posso dunque che consigliare quest'opera a chi già conosce e apprezza l'autore, ma anche a chi, semplicemente, è interessato a leggere e farsi emozionare da una storia complessa e adulta, realizzata con grande originalità e perizia tecnica.


sabato 28 settembre 2013

Essex County

Jeff Lemire mette in scena una grandiosa epopea famigliare che, attraverso la persistenza della memoria e del ricordo, ci fa riflettere sulle relazioni umane, sul dolore, sul rimorso, sull'amore e la riconciliazione. Un capolavoro che non può che restarci dentro a lungo, come "i fantasmi" dei suoi protagonisti.



Spesso pensiamo il tempo come una linea retta, qualcosa di divisibile e misurabile al pari dello spazio in cui siamo immersi. Spesso pensiamo in questo modo anche il nostro tempo, quello interiore, quello in cui risiede la nostra coscienza. Tendiamo a spazializzare la nostra interiorità e così crediamo di lasciarci indietro il passato con il passare dei giorni, dei mesi e degli anni così come fa un maratoneta intento a proseguire la sua gara e a lasciarsi alle spalle i metri di asfalto già percorsi. Ma il tempo interiore non è così, il tempo interiore sembra comportarsi diversamente. 
Con due immagini molto azzeccate Henry Bergson ha paragonato il nostro tempo ad un gomitolo o ad una valanga: arrotolando il filo di lana su se stesso cresce il gomitolo e, man mano che esso cresce, c'è sempre più filo che si aggiunge senza però che quello precedente scompaia. Esso, infatti, resta solamente nascosto dal nuovo filo e il gomitolo, nella sua interezza, non potrebbe esistere senza quel filo racchiuso in precedenza. Nello stesso modo la valanga nasce dal distaccamento di una certa quantità di neve, che inizia a rotolare, accumulando sempre più neve senza che quella di partenza venga persa. Nel tempo reale, quello vissuto, quello della coscienza, non c'è mai nulla che viene perso.
Perchè iniziare un'articolo su un fumetto con una riflessione di questo tipo? La risposta sta nel fatto che parlare di Essex County di Jeff Lemire, un tomone di 500 e passa pagine pubblicato dalla panini ad Aprile di quest'anno, vuol dire, a mio avviso, fare i conti innanzitutto con il nostro tempo vissuto e il suo perenne intreccio di memoria e coscienza.
Jeff Lemire, canadese, classe 1976, con quest'opera rende omaggio alla contea di Essex in Ontario, il suo luogo di nascita. Essex County si compone di tre racconti intitolati rispettivamente : "I racconti della fattoria", "Storie di Fantasmi", "L'infermiera di Campagna", che inizialmente erano stati pubblicati in tre libri separati.
Il primo racconto ci presenta Lester, un ragazzino con una gran passione per i fumetti e i Supereroi, cresciuto nella fattoria di suo zio Kenny dopo la morte della madre. Lester porta sempre un mantello e una maschera, proprio come un supereroe, ed è in attesa di una misteriosa invasione aliena. Lester si diverte anche a giocare al fiume con Jimmy, un ex giocatore di Hokey che ora gestisce un negozio.
Il secondo racconto ci narra invece la storia di Vince e Lou attraverso i dolorosi e confusi ricordi di quest'ultimo. Vince e Lou, fratelli inseparabili, formavano un team formidabile nella squadra di hokey dei Grizzlies, ma poi saranno divisi dal comune amore per Beth, dal richiamo della fattoria di famiglia e dal sogno di sfondare nella NHL, fino a diventare due anziani solitari e risentiti.
L'ultima storia segue invece le vicende di Anne, che vive sola con suo figlio, si occupa degli anziani della contea e ha uno oscuro passato alle spalle.





Tre storie apparantemente distinte, ma che in realtà aprono lo sguardo su un'unica rete di relazioni familiari che, come l'abero che fa da sfondo alla copertina, affonda le sue radici nel terreno comune della Contea di Essex, vero protagonista silenzioso e pervasivo di tutta la Graphic Novel.
Lemire, come dice bene Darwin Cooke nella sua prefazione, sembra "un uomo tormentato", nel senso che dalle sue pagine si estrinseca costantemente un insieme di ricordi, che come un leggero moto magmatico affiorano per un attimo alla consapevolezza per poi rimescolarsi nel flusso interiore, rivelando a sprazzi i caratteri esistenziali delle tipologie umane. Ci sono dolore, malinconia e rimpianto, ma l'autore non si lascia mai andare alla melodrammaticità mielense, non c'è mai esagerazione e proprio per questo le sue storie ci smuovono nel profondo e ci restano dentro come elementi della nostra vita quotidiana. Con uno stile di narrazione semplice e fluido, Lemire, fa partire le vicende da eventi innoqui e apparentemente sconnessi tra loro, inserisce il lettore in storie di vita comune apparentemente prive di ogni rilevanza, ma che nel quadro complessivo vanno ad alimentare un precipitato di frammenti che acquista significato e in questa sua capacità, così cristallina e toccante, non ha nulla da invidiare a Raymond Carver o a Richard Ford.
I dialoghi sono scarni e minimali, ma c'entrano sempre il bersaglio, preparandoci a silenzi toccanti dove sono i "fantasmi della memoria" a "parlare" attraverso immagini sfuggevoli, sovrappossizioni di elementi percettivi effimeri  e nostalgici, che guidano il flusso interiore dei protagonisti e ci conducono nei meandri delle loro esperienze passate, piano piano, fino a scoprire quel filo nascosto di cui ci parlava Bergson.




Lo stile di disegno di Jeff Lemire è molto particolare. Aprendo il volume per la prima volta si ha l'impressione di trovarsi davanti ad uno Storyboard: le figure sono appena schizzate, caratterizzate da un tratto sfuggente, stilizzato e sporco basato su un forte contrasto tra bianco e nero di grande impatto visivo. Le inquadrature e le sequenze narrative sono efficacissime e originali, la narrazione, in questo modo, strizza costantemente l'occhio alla produzione cinematografica. Lemire, infatti, ad esempio, sceglie toni più chiari quando ci mostra i ricordi che affiorano per breve tempo nella mente dei personaggi, dandoci l'impressione di esperienze sfocate, proprio come in alcuni film dove le sequenze di ricordo o di sogno hanno atmosfere meno nitide rispetto alla realtà presente della vicenda. Inoltre fa un utilizzo ripetuto del primo piano a stringersi, proprio come lo zoom della macchina da presa, che si avvicina progressivamente ad un particolare, per esempio gli occhi di un personaggio, per poi trasfigurarlo nella sequenza successiva, segnando spesso la transizione a tempi di versi della vicenda e guidando il passaggio narrativo con fluidità e grande trasporto emotivo. Questa abilità di padroneggiare così sapientemente il medium fumettistico, facendolo intrecciare funzionalmente con altri linguaggi espressivi permette all'autore di suscitare nel lettore gli effetti emotivi desiderati rapendolo con dolcezza negli stati d'animo dei protagonisti. 





Le soluzioni grafiche dell'autore, oltre ad essere eccellenti per la narrazione, ci restituiscono in modo veramente meraviglioso l'atmosfera della sua terra natale, che, come ho già detto, può essere considerata il grande protagonista dell'opera. Le fattorie, i laghi ghiaggiati, le partite di Hokey, il freddo, la neve, le distese rurali e le città grandi città a cui si contrappongono, tutto viene impresso come uno scenario mitico, dove i personaggi si muovono e intrecciano le loro storie.
Per concludere, Essex County, è un'opera grandiosa, lo dimostrano tutti premi che ha vinto, il fatto che sia stata inserita nei romanzi fondamentali della letteratura canadese del decennio, ma soprattutto lo dimostra il fatto che, una volta ultimata la lettura, le sue immagini e le sue emozioni continuino a riaffiorare davanti agli occhi e alla mente, come fantasmi che ormai fanno parte della nostra memoria e non se ne andranno mai, nonostante lo scorrere del tempo, degli spazi e degli eventi.