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giovedì 5 dicembre 2013

Incontrando Renzo Piano

Una bella chiacchierata con una della archistar più conosciute al mondo



Il 3 Dicembre, in occasione del ciclo di incontri inerenti all'architettura urbana, organizzati dal Politecnico di Milano per il suo centocinquantesimo, i ragazzi del PoliMi e non solo hanno avuto la fortuna di poter assistere ad un incontro con il famoso architetto italiano Renzo Piano. 
La scelta del luogo d'incontro è stata già in sè interessante, presso Sesto San Giovanni, nell'area delle ex industrie Falck, sito del progetto in atto dell'architetto toscano, che prevede un'enorme riqualifica urbana di tutta la zona. L'organizzazione dell'evento non è sicuramente stata delle migliori, questo va detto, due ore e mezzo di coda, compressi come sardine per poi entrare in un sito gigantesco dove sinceramente sarebbe stato molto più logico far accomodare i visitatori in coda. Se un architetto della fama di Renzo Piano concede un incontro, certo l'affluenza è assicurata ed è stato veramente un peccato vedere come sotto una vastissima copertura, che non implicava sicuramente problemi di spazio, il palco e le sedie fossero state compresse in una ristrettissima area, prevedendo un esiguo numero di posti a sedere. Tuttavia, a parte questo, come scelta è stata sicuramente azzeccata. Infatti per raggiungere il luogo dell'evento vero e proprio, tutti i visitatori hanno potuto attraversare una buona parte dell'area di progetto. Complice sicuramente il fantastico sole dicembrino, questi giganti metallici, simboli di un passato che ha visto scioperi, manifestazioni, duro lavoro, gioie e dolori, si stagliano in mezzo ad una ricca vegetazione, anche se in questa stagione appare un pò spoglia. Come ha detto subito nella sua introduzione Renzo Piano: "Venendo qui, in questo luogo, ciò che si doveva capire del progetto lo avete già capito", ed è stato proprio così, perchè vivendo quel luogo risulta chiara ed inequivocabile la scelta di mantenere queste gigantesche rovine intatte, così come il tempo ce le consegna. 



Il sito della ex Falck occupa un ottavo del suolo di Sesto San Giovanni, era una fabbrica nella città, non qualcosa di nascosto e lontano. Il progetto dello studio di Piano quindi vuole far rivivere questo spazio nella città, reintegrarlo all'interno di Sesto San Giovanni, come quando la fabbrica era in funzione. 
Durante il suo intervento ciò su cui l'architetto ha maggiormente posto l'accento sono state proprio le linee generali, l'impronta che è stata data a questa riqualifica, non è voluto scendere nei dettagli. Ha impostato un racconto che esemplifica un modo di fare architettura, di essere progettisti nella contemporaneità. Da ex studente del Politecnico non poteva certamente non porre l'accento sul tema di cosa voglia dire formarsi nelle nostre università oggi, cosa significhi essere creativi e progettisti, cosa implichi definire attraverso il proprio lavoro il futuro della città. Questi sono temi fondamentali, "progettare vuole anche dire fare politica" ha sostenuto l'architetto, giustificando la sua presenza in Senato. Prendere decisioni che coinvolgeranno non solo luoghi, ma anche la vita della persone che li abitano non è certo una cosa da prendere alla leggera! Il progetto "La città della Salute e della Ricerca" in questo senso vuole essere un esempio. Questa enorme area conterrà residenze, edifici commerciali, un ospedale di ricerca ed un enorme parco.



Durante la conferenza non si è potuto certamente non soffermarsi, anche se brevemente, sull'ospedale. La sua progettazione si basa su una forte immedesimazione nel ruolo del paziente e su una serie di studi scientifici. Si prevede quindi un complesso unico tripartito e per la maggior parte interrato. Le sale operatorie, i locali tecnici ecc.. occuperanno i piani interrati. Al piano terra invece l'ospedale vivrà in totale simbiosi con la città e vi verranno collocati quindi quei locali con uso quotidiano per i day hospital, le analisi ecc.. mentre nei tre piani fuori terra verranno collocate le camere per i degenti. Solo tre piani, quindi un'altezza modesta, la stessa degli alberi. Queste camere presenteranno infatti ampie vetrate che permetteranno ai malati di trascorrere il loro tempo e la loro riabilitazione immersi nella natura. 
In questo progetto emerge quindi cosa significhi far architettura intelligente, non pensando solo a canoni estetici, ma pensando a chi dovrà vivere quei luoghi per davvero. Questo è fondamentale per non progettare luoghi rigettati dalle comunità, che diventano enormi relitti urbani. 
Questi sono naturalmente solo alcuni dei temi ineerenti al progetto in atto trattati dall'architetto toscano. Tuttavia la parte più interessante dell'incontro è stata sicuramente il dibattito. Perchè nel momento delle domande si disvelano un pò tutti gli aspetti di una persona, buoni o cattivi che siano. Alcune risposte mi hanno colpito particolarmente come quella alla domanda: "Come si relaziona alle critiche?". Egli si è mostrato entusiasta, non è da tutti soprattutto se con una fama internazionale, considerare le critiche delle cittadinanza, di altri progettisti o in generale di altre persone come elementi costruttivi che migliorano ed ampiano il proprio progetto. Questo mi ha quasi fatto dimenticare la risposta, a mio parere un pò ipocrita, alla domanda "Considerando il suo successo, ha mai dovuto rinunciare a qualcosa?", sorprendentemente il simpatico Renzo Piano ha risposto "quale successo? Io sono lo stesso di quando ho cominciato! Nella mia vita non ho mai rinunciato a nulla". Devo dire che questa affermazione mi ha fatto un pò stizzire. Direi che è decisamente impossibile che una persona con studi e progetti sparsi per il mondo, il cui nome viene annoverato sui libri universitari e non solo, faccia finta di non sapere di essere una delle archistar più conosciute al mondo, ma prendiamolo come un eccesso di umiltà. 
Per concludere un'ultima affermazione mi ha davvero colpita. Essa riguarda il significato di casa, ciò che possiamo considerare tale. Egli ha risposto che casa è il posto in cui progetta, poichè quando devi costruire qualcosa che possa vivere in simbiosi con una città, devi rapportarti a quella città come casa tua. Ha inoltre aggiunto una bella esortazione ai giovani di questo Paese a non abbandonarlo, ma a ritornarvi sempre. Potrebbe sembrare una contraddizione, ma non a mio parere. Negli italiani c'è da sempre questa vena cosmopolita ed un pò girovaga, che li ha portati ad esplorare e viaggiare in luoghi lontani. Questa caratteristica fa parte della nostra tradizione, della nostra cultura, ma bisogna sempre avere un posto a cui tornare, in cui le nostre radici culturali sono francamente salde, poi non importa se abbiamo più di un luogo da chiamare casa. 

 

giovedì 17 ottobre 2013

Porto Poetic

Un viaggio nell'architettura portoghese da Siza a Souto Moura capace di portarci all'interno di una sensibilità unica, di un modo di progettare che non corre, non salta i passaggi ma procede step by step nel rispetto del territorio e della cultura tradizionale.



"Mi piacerebbe scrivere sull'architettura come solo i poeti sanno fare, perchè essi non sono nè critici nè architetti, ma ricercatori/artigiani che cercano l'essenza dandole una forma. Non capiscono, o non si accorgono, di cronologie, di tecniche o di funzioni e, ancor meno, di relazioni esplicative riguardanti contesti culturali, ancor meno filosofiche. Non applicano altri criteri se non quelli scaturiti dall'emozione estetica che si concretizza nella parola. E se il tema in questione è l'architettura, non sappiamo più cosa preferiamo tra essa e la poesia. Se io fossi così, e mi piacerebbe esserlo, potrei scrivere senza dover utilizzare parole estranee: Alvaro, la tua opera è una poesia di geometria e silenzio, di angoli acuti e piatti, perchè tra due linee vive il bianco". [Alexandre Alves Costa]

La mostra Porto Poetic vuole esplorare e mostrare al pubblico quella sensibilità particolare, forse più "lirica" tipica dell'architettura portoghese, capace di estrapolare dall'astrazione il significato. Il nome riprende, non a caso, la pubblicazione del 1986 "Alvaro Siza, Professione Poetica", che ha portato nel panorama internazionale l'architettura portoghese fino a quel momento considerata vernacolare e legata ad una sorta di regionalismo. Protagonisti indiscussi della mostra, presente nello spazio galleria della Triennale di Milano, sono i progetti di Alvaro Siza e la sua poetica architettonica. Accanto a questo progettista trovamo un'altra figura chiave dell'architettura portoghese: Eduardo Souto de Moura. Per avere una panoramica generale di questa sensibilità ritroviamo progetti e lavori anche degli architetti: Fernando Távora, Adalberto Dias, Camilo Rebelo and Tiago Pimentel, Carlos Castanheira, Cristina Guedes e Francisco Vieira de Campos, Isabel Furtado e João Pedro Serôdio, João Mendes Ribeiro, José Carvalho Araújo e Nuno Brandão Costa. 



La mostra è suddivisa in 3 nuclei: Poetic, Design, Community. L'approccio con questi autori e questa sensibilità avviene attraverso mezzi variegati. Sono utilizzati infatti video esplicativi che riportano immagini, foto e brevi sequenze volte a mostrarci nel dettagli progetti specifici. Altri video invece ci permettono di assistere ad interviste all'autore stesso o a critici. Questi mezzi ci danno una visione più analitica di ciò al quale ci stiamo rapportanto, dandoci nozioni sul contesto e sulle specifiche peculiarità della poetica architettonica portoghese. Possiamo inoltre trovare una grande quantità di oggetti di design, è possibile vederli da vicino, toccarli ed ammirare la grande cura del dettaglio, lo studio minuzioso, che parte dalle piccole cose e cerca il giusto tempo per realizzarle, alla base di questi lavori. 



Questa progettazione step by step, ponderata e molto consapevole la ritroviamo nei lavori architettonici. Nelle teche infatti possiamo vedere tutti i passi della progettazione a partire dagli schizzi, passando per i disegni, per arrivare alla creazione delle maquette tridimensionali e finalmente alla realizzazione in scala reale in loco. 




Questo iter processuale risulta quindi particolarmente evidente e non può non affascinarci, ci rende parte del processo di ideazione e realizzazione di queste fantastiche opere. Accanto a questi materiali troviamo anche pannelli esplicativi che ci aiutano ad approcciarci con questa sensibilità decisamente particolare. Come sostiene Mirko Zardini, infatti, le opere di Alvaro Siza, fin da quando sono comparse sulla scena internazionale ci sono sembrate contemporaneamente vicine e lontane, parte di una nuova cultura europea che si stava sviluppato dagli anni '70 in poi. Sono architetture che si avvicinano ai luoghi attraverso elementi formali, l'insediamento nel lotto, il dialogo con le pre-esistenze o l'uso dei materiali, ma che attraverso questi stessi elementi definiscono una declinazione differente, un tono, un carattere specifico. Particolarmente interessanti a mio parere sono i progetti di piscine, realizzati da Alvaro Siza, proprio per l'integrazione con il luogo che mostrano, la relazione che instaurano con i dislivelli del territorio, che sapientemente il progettista sa riprendere nelle forme e nelle strutture artificiali che innesta nell'ambiente. C'è una sorta di continua tensione tra tradizione ed innovazione nei lavori di Siza, l'autore stesso infatti dichiara "la tradizione è una sfida all'innovazione. E' fatta di inserti successivi. Sono conservatore e tradizionalista, cioè mi muovo tra conflitti, compromessi, meticciaggio, trasformazione...". Nei suoi lavori non si vede una nostalgia al passato, una ricerca di ricostruzione identica al passato, ma si vede una conoscenza della tradizione, una capacità di relazionarsi in modo non conflittuale, non distruttivo con il passato, senza rinnegarlo ma senza emularlo. 



Questa mostra ci da la possibilità di avvicinarci e rapportarci con questo modo di pensare, questo modo di fare architettura ed essere progettisti davvero interessante. Ci si trova immersi nella progettazione. L'allestimento riesce a valorizzare i progetti ed i materiali esposti. In particolare le fotografie dei progetti tutte incorniciate singolarmente, ma avvicinate, composte a formare geometrie d'insieme insieme alle proiezioni creano un ambiente davvero coinvolgente. 
Per concludere penso quindi che sia una mostra adatta agli adetti ai lavori, ma non solo, è una mostra che può avvicinare tutti a questo mondo del progetto che spesso sembra un pò esclusivo.   

informazioni specifiche su orari di apertura e costi: http://www.triennale.it/it/home
Per maggiori informazioni riguardo agli autori e per vedere le immagini dei progetti on line: http://alvarosizavieira.com/ 
http://it.wikipedia.org/wiki/Eduardo_Souto_de_Moura 
http://it.wikipedia.org/wiki/Alvaro_Siza