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sabato 28 giugno 2014
Imperi
Una cittadina nel cuore della provincia americana. Lo scenario tipico di un racconto di Carver o di Richard Ford. Quelle case tutte uguali, ognuna con il suo giardino, con la sua piccola veranda di legno e, di fronte ad esse, strade ampie e deserte che tracciano un reticolato omogeneo, segnando le direzioni verso l'immensita che stordisce e fa sembrare ogni luogo al suo interno "il buco di culo" del mondo.
In questo cuore dolente d'America, così lontano dalle luci delle grandi città, si incrociano le vicende esistenziali di tre ragazzi: Lee, Sarah e Purdy. Sono loro i protagonisti, insieme all'America, di Imperi, graphic novel in bilico tra realtà e fantasia firmata da Nate Powell, vincitore del premio Eisner per Swallow Me Whole.
Già sfogliando le prime pagine dell'opera, Powell, ci immerge nell'atmosfera alienata e desolante della periferia americana. Tutto sembra surrealmente statico, quasi stessimo parlando di un luogo dimenticato dal resto del pianeta, ormai chiuso nella sua solitaria storia. Per chi nasce in un luogo come questo, il primo nemico che ci si trova ad affrontare è la noia. Così Lee passa le giornate a leggere fumetti e ad inventarsi immaginarie missioni con protagonisti i suoi eroi preferiti. Purdy ha messo in piedi una piccola gang, mentre Sarah legge tantissimi libri nel tentativo di evadere dall'insipida realtà che la circonda.
I tre ben presto entrenno in contatto, sviluppando un legame basato sulla geografia ma anche, e soprattutto, su una misteriosa e brutale serie di mutilazioni ad alcune tartarughe.
E' questa la prima immagine vivida della violenza con i quali tre entrano in contatto, più reale delle immagini di guerra che arrivano dalla tv. E' in questo modo che i ragazzi iniziano a fare i conti con la realizzazione concreta delle loro fantasie di potere, a sperimentare cosa vuol dire agire, fare male, essere oppressi ed opprimere, pur vivendo in un posto dove a farla da padrone sembrano essere l'impotenza e la distanza dal mondo dove le cose si decidono e succedono.
Dopo essersi persi di vista i tre si rincontreranno nell'età adulta. Ognuno di loro avrà seguito strade diverse, ma tutti si troveranno a lottare per il proprio futuro tra l'incertezza della vita, la frustrazione del lavoro e la difficoltà di accettare e padroneggiare la propria libertà, la propria responsabilità, il proprio potere.
L'opera di Nate Powell si presenta come un affresco della classe media americana e del suo rapporto con lo spirito di una nazione, che spesso si incarna nella sua forma più ampia e avvolgente nel dito immobilizzante dello Zio Sam. La violenza, il dovere e l'amore per la patria sono l'unico collante che legano il centro sperduto dell'America ai mirabolanti luoghi del potere e del sogno a stelle e strisce. Tuttavia, tutto questo, sembra arrivare in queste terre desolate sotto una forma distorta. Immagini televisive che fanno paura, ma che sembrano sempre così lontane, spiriti fanatici che si presentano come l'unica occasione per avere una rivalsa da quella condizione di impotenza e alienazione, fantasmi da cui allontanarsi, crogiolandosi nella sconfitta, ma con la consapevolezza che quel potere opprimente non sarà mai così vicino da sconfiggerti del tutto e, quindi, in fondo, chissenefrega.
I temi trattati da Imperi sono perfettamente espressi dal tratto di Powell, che mi ha ricordato sia lo stile di Jeff Lemire che quello di Craig Thompson. Come in Essex County del primo, il paesaggio, descritto con linee essenziali ma graffianti, diventa protagonista delle vicende facendo da sfondo alle storie, alle azioni e alle riflessioni dei personaggi, aggiuggendo ad esse una carica espressiva notevole. L'atmosfera fortemente realistica e cinematografica, che sembra strizzare l'occhio all'estetica di un certo cinema indipendente americano, viene intervallata a sequenze più oniriche, soprattutto dove si cerca di esprimere il tentativo di evasione dalla realtà dei protagonisti attraverso la fantasia o dove, con immagini quasi metaforiche, si cerca di rappresentare un potere che sembra impossibile da controllare, sia per chi lo dovrebbe gestire sia per quelli che lo subiscono. E' così che un esercito di carrarmati che avanzano verso la cittadina, simbolo della catastrofe e dell'oppressione dell'esistenza con le sue scelte più o meno obbligate, mi hanno ricordato la cavalcata degli Aurochs in Re della Terra Selvaggia. Proprio come la piccola Hushpuppy in quel film, anche i nostri protagonisti saranno costretti a prendere consapevolezza delle proprie possibilità, a fare un salto di cosapevolezza, per poter prendere in mano le proprie vite e affermare la propria individualità, volgendosi con sguardo limpido verso il futuro.
In conclusione, Imperi è un'opera davvero profonda e complessa, sicuramente non di facile lettura e assimilazione, ma capace di emozionare e far riflettere. Con il suo linguaggio e le sue immagini sempre in bilico tra scarno realismo e atmosfere oniriche riesce ad esprimere a pieno l'alienazione e lo straniamento della classe media americana, un esercito di "invisibili" sepolti nel cuore di una nazione immensa e piena di contraddizioni, dove carnefice e vittima si intercambiano continuamente e la violenza è sempre pronta ad esplodere, inaspettata e devastante.
domenica 26 gennaio 2014
Il saldatore subacqueo
Un uomo qualsiasi e il viaggio nell'abisso della sua coscienza. Tra mistero, fantascienza e dramma psicologico, Jeff Lemire, torna ad indagare l'animo umano, questa volta mettendo al centro la riflessione sulla paternità, tra i fantasmi della memoria e l'ansia per le responsabilità future.
Essex County è sicuramente una delle letture più interessanti che ho fatto nel 2013. Era la prima opera che leggevo di Jeff Lemire, ma, da quello splendido incontro, mi sono promesso di seguire con assiduo interesse la sua produzione. Spero di riuscire a leggere a breve Sweet Tooth, vorrei recuperare Signor Nessuno e aspetto con ansia l'uscita italiana di Lost Dogs. Nel frattempo ho avuto il piacere di leggere Il saldatore subacqueo, edito ancora una volta da Panini 9L.
Jack Joseph è un saldatore subacqueo in un impianto di trivellazione a largo delle coste della Nuova Scozia. La sua vita è tutto sommato banale e tranquilla: ha una casa, un lavoro, è sposato e la moglie aspetta un figlio. Tuttavia, arrivato alla notte di Halloween, dopo essersi immerso per lavoro come tante altre volte, succede qualcosa di strano. Forse un'allucinazione. Forse Jack è entrato in contatto con qualcosa di sovrannaturale. Forse è solo un pò di stress. Fare il saldatore subacqueo è molto duro, bisogna sopportare enormi pressioni e Jack lavora tantissimo, inoltre si avvicina l'enorme responsabilità di diventare padre. Tutte queste sembrano ipotesi possibili, fatto sta che l'equilibrio psichico di Jack si fa sempre più instabile e il rapporto con la moglie, di conseguenza, inizia ad incrinarsi sempre di più.
Le ansie e le paure di Jack legati alla paternità iniziano a mescolarsi con i pensieri della sua infanzia. Il protagonista inizia a riflettere. Si guarda allo specchio e vede suo padre. Lui ha la stessa età di suo padre, un uomo gentile e di buon cuore, ma alcolizzato, scomparso quando Jack era ragazzino. Forse, allora, è questo che lo tormenta, il ricordo doloroso di una perdita.Questo ricordo, quest'immagine infelice è forse arenata nel fondo del subconscio di Jack, come quella di un orologio da polso in fondo al mare che misteriosamente tormenta i suoi pensieri.
Più si prosegue con la trama, più il confine tra realtà e immaginazione si fa labile. Inizia un sogno ad occhi aperti, dove presente e passato si mescolano in un precipitato di eventi significativi, di immagini oniriche e surreali. Ciò porterà Jack a fare finalmente i conti con la figura del padre e, nello stesso tempo, a prepararsi lui stesso alla paternità.
E' difficile etichettare il Saldatore subacqueo con un genere narrativo preciso. Lemire si muove tra thriller, mistery fantascientifico e dramma psicologico. Nella prefazione, Damon Lindelof, paragona l'opera ad una puntata di Ai Confini della realtà e, in effetti, possiamo dire di essere di fronte ad una vicenda che crea un' aura fortemente surreale e ipnotica. Le situazioni si sgretolano, i luoghi diventano metafore, tutto assume un apetto allucinatorio che ricorda, per certi versi, la produzione di David Lynch, pur non lasciandosi andare a picchi di visionarietà estrema.
L'autore affronta il tema della paternità partendo dal suo protagonista per poi muoversi in due direzioni differenti. Il figlio in arrivo, prospettiva futura, diventa l'evento scatenante per l'inizio di un viaggio a ritroso da parte di Jack, che sarà costretto a far nuova luce sul rapporto con suo padre e, soprattutto, con l'immagine che gli è rimasta di lui. Il protagonista si sdoppia numerose volte, rivive la sua vita da bambino, la fa correre parallela alla sua e la mischia con quella del padre, sovrapponendo i piani e confrontandoli.
Andare a fondo di un ricordo perduto, perdersi negli abissi e poi risalire. Questo sembra dirci Lemire, con la sua consueta fluidità e schiettezza narrativa. L'acqua simbolo di vita è, nello stesso tempo, pulsione di morte, forza che ti schiaccia fino a toccare il fondo, l'unico luogo dove forse si può trovare la solitudine necessaria per pensare, confondersi e poi ricomporre le idee.
Passando al disegno, l'autore come di consueto ci regala un ottimo lavoro. Il tratto è secco, graffiato, a volte abbozzato, ma sempre molto espressivo. Come già in Essex County, anche in quest'opera, l'espressione delle emozioni è spesso affidata agli sguardi dei personaggi, ai particolari apparentemente insignificanti e agli "zoom" che si concentrano su una caratteristica per poi trasmutarla nella scena successiva. Molte volte sembra che Lemire abbia in mano una macchina da presa e riesca a tramutare le immagini riprese su carta, in sequenze dal taglio fortemente cinematografico.
Altra analogia con Essex County è l'importantissimo ruolo svolto dal paesaggio. Come la contea di Essex, vero e proprio palcoscenico e protagonista aggiunto delle vicenda, anche qui, la desolata cittadina della nuova scozia, con le sue strade deserte e i suoi edifici malinconici, diventa l'espressione della situazione interiore del protagonista, così come i profondi e oscuri fondali marini.
Per concludere, Il saldatore subacqueo è l'ennesima prova d'autore di Jeff Lemire, che continua a dimostrare la sua eccelsa capacità narrativa e la sua capacità di indagare l'animo umano con una padronanza del medium fumettistico davvero straordinaria.
Non posso dunque che consigliare quest'opera a chi già conosce e apprezza l'autore, ma anche a chi, semplicemente, è interessato a leggere e farsi emozionare da una storia complessa e adulta, realizzata con grande originalità e perizia tecnica.
Essex County è sicuramente una delle letture più interessanti che ho fatto nel 2013. Era la prima opera che leggevo di Jeff Lemire, ma, da quello splendido incontro, mi sono promesso di seguire con assiduo interesse la sua produzione. Spero di riuscire a leggere a breve Sweet Tooth, vorrei recuperare Signor Nessuno e aspetto con ansia l'uscita italiana di Lost Dogs. Nel frattempo ho avuto il piacere di leggere Il saldatore subacqueo, edito ancora una volta da Panini 9L.
Jack Joseph è un saldatore subacqueo in un impianto di trivellazione a largo delle coste della Nuova Scozia. La sua vita è tutto sommato banale e tranquilla: ha una casa, un lavoro, è sposato e la moglie aspetta un figlio. Tuttavia, arrivato alla notte di Halloween, dopo essersi immerso per lavoro come tante altre volte, succede qualcosa di strano. Forse un'allucinazione. Forse Jack è entrato in contatto con qualcosa di sovrannaturale. Forse è solo un pò di stress. Fare il saldatore subacqueo è molto duro, bisogna sopportare enormi pressioni e Jack lavora tantissimo, inoltre si avvicina l'enorme responsabilità di diventare padre. Tutte queste sembrano ipotesi possibili, fatto sta che l'equilibrio psichico di Jack si fa sempre più instabile e il rapporto con la moglie, di conseguenza, inizia ad incrinarsi sempre di più.
Le ansie e le paure di Jack legati alla paternità iniziano a mescolarsi con i pensieri della sua infanzia. Il protagonista inizia a riflettere. Si guarda allo specchio e vede suo padre. Lui ha la stessa età di suo padre, un uomo gentile e di buon cuore, ma alcolizzato, scomparso quando Jack era ragazzino. Forse, allora, è questo che lo tormenta, il ricordo doloroso di una perdita.Questo ricordo, quest'immagine infelice è forse arenata nel fondo del subconscio di Jack, come quella di un orologio da polso in fondo al mare che misteriosamente tormenta i suoi pensieri.
Più si prosegue con la trama, più il confine tra realtà e immaginazione si fa labile. Inizia un sogno ad occhi aperti, dove presente e passato si mescolano in un precipitato di eventi significativi, di immagini oniriche e surreali. Ciò porterà Jack a fare finalmente i conti con la figura del padre e, nello stesso tempo, a prepararsi lui stesso alla paternità.
E' difficile etichettare il Saldatore subacqueo con un genere narrativo preciso. Lemire si muove tra thriller, mistery fantascientifico e dramma psicologico. Nella prefazione, Damon Lindelof, paragona l'opera ad una puntata di Ai Confini della realtà e, in effetti, possiamo dire di essere di fronte ad una vicenda che crea un' aura fortemente surreale e ipnotica. Le situazioni si sgretolano, i luoghi diventano metafore, tutto assume un apetto allucinatorio che ricorda, per certi versi, la produzione di David Lynch, pur non lasciandosi andare a picchi di visionarietà estrema.
L'autore affronta il tema della paternità partendo dal suo protagonista per poi muoversi in due direzioni differenti. Il figlio in arrivo, prospettiva futura, diventa l'evento scatenante per l'inizio di un viaggio a ritroso da parte di Jack, che sarà costretto a far nuova luce sul rapporto con suo padre e, soprattutto, con l'immagine che gli è rimasta di lui. Il protagonista si sdoppia numerose volte, rivive la sua vita da bambino, la fa correre parallela alla sua e la mischia con quella del padre, sovrapponendo i piani e confrontandoli.
Andare a fondo di un ricordo perduto, perdersi negli abissi e poi risalire. Questo sembra dirci Lemire, con la sua consueta fluidità e schiettezza narrativa. L'acqua simbolo di vita è, nello stesso tempo, pulsione di morte, forza che ti schiaccia fino a toccare il fondo, l'unico luogo dove forse si può trovare la solitudine necessaria per pensare, confondersi e poi ricomporre le idee.
Passando al disegno, l'autore come di consueto ci regala un ottimo lavoro. Il tratto è secco, graffiato, a volte abbozzato, ma sempre molto espressivo. Come già in Essex County, anche in quest'opera, l'espressione delle emozioni è spesso affidata agli sguardi dei personaggi, ai particolari apparentemente insignificanti e agli "zoom" che si concentrano su una caratteristica per poi trasmutarla nella scena successiva. Molte volte sembra che Lemire abbia in mano una macchina da presa e riesca a tramutare le immagini riprese su carta, in sequenze dal taglio fortemente cinematografico.
Altra analogia con Essex County è l'importantissimo ruolo svolto dal paesaggio. Come la contea di Essex, vero e proprio palcoscenico e protagonista aggiunto delle vicenda, anche qui, la desolata cittadina della nuova scozia, con le sue strade deserte e i suoi edifici malinconici, diventa l'espressione della situazione interiore del protagonista, così come i profondi e oscuri fondali marini.
Per concludere, Il saldatore subacqueo è l'ennesima prova d'autore di Jeff Lemire, che continua a dimostrare la sua eccelsa capacità narrativa e la sua capacità di indagare l'animo umano con una padronanza del medium fumettistico davvero straordinaria.
Non posso dunque che consigliare quest'opera a chi già conosce e apprezza l'autore, ma anche a chi, semplicemente, è interessato a leggere e farsi emozionare da una storia complessa e adulta, realizzata con grande originalità e perizia tecnica.
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sabato 28 settembre 2013
Essex County
Jeff Lemire mette in scena una grandiosa epopea famigliare che, attraverso la persistenza della memoria e del ricordo, ci fa riflettere sulle relazioni umane, sul dolore, sul rimorso, sull'amore e la riconciliazione. Un capolavoro che non può che restarci dentro a lungo, come "i fantasmi" dei suoi protagonisti.
Spesso pensiamo il tempo come una linea retta, qualcosa di divisibile e misurabile al pari dello spazio in cui siamo immersi. Spesso pensiamo in questo modo anche il nostro tempo, quello interiore, quello in cui risiede la nostra coscienza. Tendiamo a spazializzare la nostra interiorità e così crediamo di lasciarci indietro il passato con il passare dei giorni, dei mesi e degli anni così come fa un maratoneta intento a proseguire la sua gara e a lasciarsi alle spalle i metri di asfalto già percorsi. Ma il tempo interiore non è così, il tempo interiore sembra comportarsi diversamente.
Con due immagini molto azzeccate Henry Bergson ha paragonato il nostro tempo ad un gomitolo o ad una valanga: arrotolando il filo di lana su se stesso cresce il gomitolo e, man mano che esso cresce, c'è sempre più filo che si aggiunge senza però che quello precedente scompaia. Esso, infatti, resta solamente nascosto dal nuovo filo e il gomitolo, nella sua interezza, non potrebbe esistere senza quel filo racchiuso in precedenza. Nello stesso modo la valanga nasce dal distaccamento di una certa quantità di neve, che inizia a rotolare, accumulando sempre più neve senza che quella di partenza venga persa. Nel tempo reale, quello vissuto, quello della coscienza, non c'è mai nulla che viene perso.
Perchè iniziare un'articolo su un fumetto con una riflessione di questo tipo? La risposta sta nel fatto che parlare di Essex County di Jeff Lemire, un tomone di 500 e passa pagine pubblicato dalla panini ad Aprile di quest'anno, vuol dire, a mio avviso, fare i conti innanzitutto con il nostro tempo vissuto e il suo perenne intreccio di memoria e coscienza.
Jeff Lemire, canadese, classe 1976, con quest'opera rende omaggio alla contea di Essex in Ontario, il suo luogo di nascita. Essex County si compone di tre racconti intitolati rispettivamente : "I racconti della fattoria", "Storie di Fantasmi", "L'infermiera di Campagna", che inizialmente erano stati pubblicati in tre libri separati.
Il primo racconto ci presenta Lester, un ragazzino con una gran passione per i fumetti e i Supereroi, cresciuto nella fattoria di suo zio Kenny dopo la morte della madre. Lester porta sempre un mantello e una maschera, proprio come un supereroe, ed è in attesa di una misteriosa invasione aliena. Lester si diverte anche a giocare al fiume con Jimmy, un ex giocatore di Hokey che ora gestisce un negozio.
Il secondo racconto ci narra invece la storia di Vince e Lou attraverso i dolorosi e confusi ricordi di quest'ultimo. Vince e Lou, fratelli inseparabili, formavano un team formidabile nella squadra di hokey dei Grizzlies, ma poi saranno divisi dal comune amore per Beth, dal richiamo della fattoria di famiglia e dal sogno di sfondare nella NHL, fino a diventare due anziani solitari e risentiti.
L'ultima storia segue invece le vicende di Anne, che vive sola con suo figlio, si occupa degli anziani della contea e ha uno oscuro passato alle spalle.
Tre storie apparantemente distinte, ma che in realtà aprono lo sguardo su un'unica rete di relazioni familiari che, come l'abero che fa da sfondo alla copertina, affonda le sue radici nel terreno comune della Contea di Essex, vero protagonista silenzioso e pervasivo di tutta la Graphic Novel.
Lemire, come dice bene Darwin Cooke nella sua prefazione, sembra "un uomo tormentato", nel senso che dalle sue pagine si estrinseca costantemente un insieme di ricordi, che come un leggero moto magmatico affiorano per un attimo alla consapevolezza per poi rimescolarsi nel flusso interiore, rivelando a sprazzi i caratteri esistenziali delle tipologie umane. Ci sono dolore, malinconia e rimpianto, ma l'autore non si lascia mai andare alla melodrammaticità mielense, non c'è mai esagerazione e proprio per questo le sue storie ci smuovono nel profondo e ci restano dentro come elementi della nostra vita quotidiana. Con uno stile di narrazione semplice e fluido, Lemire, fa partire le vicende da eventi innoqui e apparentemente sconnessi tra loro, inserisce il lettore in storie di vita comune apparentemente prive di ogni rilevanza, ma che nel quadro complessivo vanno ad alimentare un precipitato di frammenti che acquista significato e in questa sua capacità, così cristallina e toccante, non ha nulla da invidiare a Raymond Carver o a Richard Ford.
I dialoghi sono scarni e minimali, ma c'entrano sempre il bersaglio, preparandoci a silenzi toccanti dove sono i "fantasmi della memoria" a "parlare" attraverso immagini sfuggevoli, sovrappossizioni di elementi percettivi effimeri e nostalgici, che guidano il flusso interiore dei protagonisti e ci conducono nei meandri delle loro esperienze passate, piano piano, fino a scoprire quel filo nascosto di cui ci parlava Bergson.
Lo stile di disegno di Jeff Lemire è molto particolare. Aprendo il volume per la prima volta si ha l'impressione di trovarsi davanti ad uno Storyboard: le figure sono appena schizzate, caratterizzate da un tratto sfuggente, stilizzato e sporco basato su un forte contrasto tra bianco e nero di grande impatto visivo. Le inquadrature e le sequenze narrative sono efficacissime e originali, la narrazione, in questo modo, strizza costantemente l'occhio alla produzione cinematografica. Lemire, infatti, ad esempio, sceglie toni più chiari quando ci mostra i ricordi che affiorano per breve tempo nella mente dei personaggi, dandoci l'impressione di esperienze sfocate, proprio come in alcuni film dove le sequenze di ricordo o di sogno hanno atmosfere meno nitide rispetto alla realtà presente della vicenda. Inoltre fa un utilizzo ripetuto del primo piano a stringersi, proprio come lo zoom della macchina da presa, che si avvicina progressivamente ad un particolare, per esempio gli occhi di un personaggio, per poi trasfigurarlo nella sequenza successiva, segnando spesso la transizione a tempi di versi della vicenda e guidando il passaggio narrativo con fluidità e grande trasporto emotivo. Questa abilità di padroneggiare così sapientemente il medium fumettistico, facendolo intrecciare funzionalmente con altri linguaggi espressivi permette all'autore di suscitare nel lettore gli effetti emotivi desiderati rapendolo con dolcezza negli stati d'animo dei protagonisti.
Le soluzioni grafiche dell'autore, oltre ad essere eccellenti per la narrazione, ci restituiscono in modo veramente meraviglioso l'atmosfera della sua terra natale, che, come ho già detto, può essere considerata il grande protagonista dell'opera. Le fattorie, i laghi ghiaggiati, le partite di Hokey, il freddo, la neve, le distese rurali e le città grandi città a cui si contrappongono, tutto viene impresso come uno scenario mitico, dove i personaggi si muovono e intrecciano le loro storie.
Per concludere, Essex County, è un'opera grandiosa, lo dimostrano tutti premi che ha vinto, il fatto che sia stata inserita nei romanzi fondamentali della letteratura canadese del decennio, ma soprattutto lo dimostra il fatto che, una volta ultimata la lettura, le sue immagini e le sue emozioni continuino a riaffiorare davanti agli occhi e alla mente, come fantasmi che ormai fanno parte della nostra memoria e non se ne andranno mai, nonostante lo scorrere del tempo, degli spazi e degli eventi.
Spesso pensiamo il tempo come una linea retta, qualcosa di divisibile e misurabile al pari dello spazio in cui siamo immersi. Spesso pensiamo in questo modo anche il nostro tempo, quello interiore, quello in cui risiede la nostra coscienza. Tendiamo a spazializzare la nostra interiorità e così crediamo di lasciarci indietro il passato con il passare dei giorni, dei mesi e degli anni così come fa un maratoneta intento a proseguire la sua gara e a lasciarsi alle spalle i metri di asfalto già percorsi. Ma il tempo interiore non è così, il tempo interiore sembra comportarsi diversamente.
Con due immagini molto azzeccate Henry Bergson ha paragonato il nostro tempo ad un gomitolo o ad una valanga: arrotolando il filo di lana su se stesso cresce il gomitolo e, man mano che esso cresce, c'è sempre più filo che si aggiunge senza però che quello precedente scompaia. Esso, infatti, resta solamente nascosto dal nuovo filo e il gomitolo, nella sua interezza, non potrebbe esistere senza quel filo racchiuso in precedenza. Nello stesso modo la valanga nasce dal distaccamento di una certa quantità di neve, che inizia a rotolare, accumulando sempre più neve senza che quella di partenza venga persa. Nel tempo reale, quello vissuto, quello della coscienza, non c'è mai nulla che viene perso.
Perchè iniziare un'articolo su un fumetto con una riflessione di questo tipo? La risposta sta nel fatto che parlare di Essex County di Jeff Lemire, un tomone di 500 e passa pagine pubblicato dalla panini ad Aprile di quest'anno, vuol dire, a mio avviso, fare i conti innanzitutto con il nostro tempo vissuto e il suo perenne intreccio di memoria e coscienza.
Jeff Lemire, canadese, classe 1976, con quest'opera rende omaggio alla contea di Essex in Ontario, il suo luogo di nascita. Essex County si compone di tre racconti intitolati rispettivamente : "I racconti della fattoria", "Storie di Fantasmi", "L'infermiera di Campagna", che inizialmente erano stati pubblicati in tre libri separati.
Il primo racconto ci presenta Lester, un ragazzino con una gran passione per i fumetti e i Supereroi, cresciuto nella fattoria di suo zio Kenny dopo la morte della madre. Lester porta sempre un mantello e una maschera, proprio come un supereroe, ed è in attesa di una misteriosa invasione aliena. Lester si diverte anche a giocare al fiume con Jimmy, un ex giocatore di Hokey che ora gestisce un negozio.
Il secondo racconto ci narra invece la storia di Vince e Lou attraverso i dolorosi e confusi ricordi di quest'ultimo. Vince e Lou, fratelli inseparabili, formavano un team formidabile nella squadra di hokey dei Grizzlies, ma poi saranno divisi dal comune amore per Beth, dal richiamo della fattoria di famiglia e dal sogno di sfondare nella NHL, fino a diventare due anziani solitari e risentiti.
L'ultima storia segue invece le vicende di Anne, che vive sola con suo figlio, si occupa degli anziani della contea e ha uno oscuro passato alle spalle.
Tre storie apparantemente distinte, ma che in realtà aprono lo sguardo su un'unica rete di relazioni familiari che, come l'abero che fa da sfondo alla copertina, affonda le sue radici nel terreno comune della Contea di Essex, vero protagonista silenzioso e pervasivo di tutta la Graphic Novel.
Lemire, come dice bene Darwin Cooke nella sua prefazione, sembra "un uomo tormentato", nel senso che dalle sue pagine si estrinseca costantemente un insieme di ricordi, che come un leggero moto magmatico affiorano per un attimo alla consapevolezza per poi rimescolarsi nel flusso interiore, rivelando a sprazzi i caratteri esistenziali delle tipologie umane. Ci sono dolore, malinconia e rimpianto, ma l'autore non si lascia mai andare alla melodrammaticità mielense, non c'è mai esagerazione e proprio per questo le sue storie ci smuovono nel profondo e ci restano dentro come elementi della nostra vita quotidiana. Con uno stile di narrazione semplice e fluido, Lemire, fa partire le vicende da eventi innoqui e apparentemente sconnessi tra loro, inserisce il lettore in storie di vita comune apparentemente prive di ogni rilevanza, ma che nel quadro complessivo vanno ad alimentare un precipitato di frammenti che acquista significato e in questa sua capacità, così cristallina e toccante, non ha nulla da invidiare a Raymond Carver o a Richard Ford.
I dialoghi sono scarni e minimali, ma c'entrano sempre il bersaglio, preparandoci a silenzi toccanti dove sono i "fantasmi della memoria" a "parlare" attraverso immagini sfuggevoli, sovrappossizioni di elementi percettivi effimeri e nostalgici, che guidano il flusso interiore dei protagonisti e ci conducono nei meandri delle loro esperienze passate, piano piano, fino a scoprire quel filo nascosto di cui ci parlava Bergson.
Lo stile di disegno di Jeff Lemire è molto particolare. Aprendo il volume per la prima volta si ha l'impressione di trovarsi davanti ad uno Storyboard: le figure sono appena schizzate, caratterizzate da un tratto sfuggente, stilizzato e sporco basato su un forte contrasto tra bianco e nero di grande impatto visivo. Le inquadrature e le sequenze narrative sono efficacissime e originali, la narrazione, in questo modo, strizza costantemente l'occhio alla produzione cinematografica. Lemire, infatti, ad esempio, sceglie toni più chiari quando ci mostra i ricordi che affiorano per breve tempo nella mente dei personaggi, dandoci l'impressione di esperienze sfocate, proprio come in alcuni film dove le sequenze di ricordo o di sogno hanno atmosfere meno nitide rispetto alla realtà presente della vicenda. Inoltre fa un utilizzo ripetuto del primo piano a stringersi, proprio come lo zoom della macchina da presa, che si avvicina progressivamente ad un particolare, per esempio gli occhi di un personaggio, per poi trasfigurarlo nella sequenza successiva, segnando spesso la transizione a tempi di versi della vicenda e guidando il passaggio narrativo con fluidità e grande trasporto emotivo. Questa abilità di padroneggiare così sapientemente il medium fumettistico, facendolo intrecciare funzionalmente con altri linguaggi espressivi permette all'autore di suscitare nel lettore gli effetti emotivi desiderati rapendolo con dolcezza negli stati d'animo dei protagonisti.
Le soluzioni grafiche dell'autore, oltre ad essere eccellenti per la narrazione, ci restituiscono in modo veramente meraviglioso l'atmosfera della sua terra natale, che, come ho già detto, può essere considerata il grande protagonista dell'opera. Le fattorie, i laghi ghiaggiati, le partite di Hokey, il freddo, la neve, le distese rurali e le città grandi città a cui si contrappongono, tutto viene impresso come uno scenario mitico, dove i personaggi si muovono e intrecciano le loro storie.
Per concludere, Essex County, è un'opera grandiosa, lo dimostrano tutti premi che ha vinto, il fatto che sia stata inserita nei romanzi fondamentali della letteratura canadese del decennio, ma soprattutto lo dimostra il fatto che, una volta ultimata la lettura, le sue immagini e le sue emozioni continuino a riaffiorare davanti agli occhi e alla mente, come fantasmi che ormai fanno parte della nostra memoria e non se ne andranno mai, nonostante lo scorrere del tempo, degli spazi e degli eventi.
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