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domenica 8 dicembre 2013

Cages

Un intreccio di vite, parole e immagini. Ipnotico, surreale, mitico e metafisico, Cages di Dave Mckean, esplora il mistero e le questioni insite nell'atto creativo. Un mix di tecniche narrative ed espressive che non può mancare nella biblioteca di qualunque amante del fumetto e dell'arte in generale.






Quando inizi a leggere un'opera come Cages, già dalle prime righe ti chiedi se sarai all'altezza di comprenderla. Non perchè le parole siano particolarmente difficili o perchè si parli di argomenti specialistici inaccessibili, ma semplicemente perchè si impatta subito con un'opera d'arte di una profondità dolce e terribile. Un immenso oceano, scuro e misterioso, celato da un'impalcatura ben congeniata che a stento riesce a contenerlo.
Dave Mckean è un'artista a tutto tondo. Ha illustrato fumetti, celebri le collaborazioni con Neil Gaiman e Grant Morrison, ha realizzato copertine per album musicali, illustrazioni per romanzi, cartoni animati, cortometraggi e film. Mckean è un creativo a 360 gradi, uno di quelli che fa fluire il suo spirito artistico estrinsecandolo trasversalmente in una miriade di manifestazioni diverse. Cages, che da molti è considerato il suo capolavoro, dimostra in pieno l'ecletticità e la passione artistica del suo autore.
L'opera ha avuto un'esistenza editoriale parecchio travagliata. Fu pubblicata inizialmente dalla Tundra, poi passò alla Kitchen Sink per poi giungere alla Dark Horse. La Magic Press ha portato in Italia l'opera, traducendola proprio dall'ultima versione Dark Horse corredandola inoltre da nuovo materiale aggiuntivo. Il risultato è un volumone sontuoso, da quasi 500 pagine, che, a mio parere, non può mancare sulla mensola di ogni amante del fumetto o, in generale, dell'arte in tutte le sue forme.
L'opera, come già accennato, è molto complessa, tocca toni metafisici e intimistici, ed è una lettura sicuramente impegnativa. Nonostante questo, come dice Terry Gilliam, sembra avere uno strano potere "ipnotico", che tiene il lettore incollato alle pagine.





Passando alla vicenda, se effettivamente di "vicenda" si può parlare, dopo alcune pagine contenenti brevi poemi dal tono biblico che ricordano alcuni passi della genesi, incontriamo Leo, pittore in crisi, che si trasferisce in un nuovo condominio per ritrovare l'ispirazione. Si scopre presto che il palazzo è popolato da strani individui: La padrona di casa, una vecchia che ripete sempre "cosa?", una ragazza che si interessa di botanica, una donna che aspetta da anni il marito che se ne è andato, un musicista di colore che ha un singolare rapporto con gli oggetti e gli strumenti musicali e infine, Jonathan Rush, uno scrittore ormai fuori dalle scene, che vive rinchiuso in casa con la moglie.
Presto si capisce che costui è senz'altro il personaggio attorno a cui ruota tutto. Jonathan è tormentato da loschi individui che spesso si introducono in casa sua e lo privano degli oggetti che ama.Si intuisce che questo fenomeno a che fare con un libro, "Cages" appunto, che ha suscitato violente controversie. Il motivo sembra essere che l'autore, con quel libro abbia rivelato verità inconcepibili, forse oltre la blasfemia. Al di là di cercare di delimitare un plot narrativo lineare, probabilmente impossibile, l'intreccio di Cages è ampio e articolato. Esso coinvolge una folta schiera di personaggi "comparse" che partecipano con battute e dialoghi fulminei ed enigmatici. Tra le figure più interessanti c'è un timido gatto nero, che sembra una sorta di creatura aliena che sfila tra le vite dei vari personaggi.




Cages è un collage di dialoghi e racconti. Storie, immagini e frasi che si incrociano e si accavallano, dando vita ad una miriade di spunti e parallelismi. Sembra di stare in un sogno. L'aspetto formale dell'opera è sicuramente importantissimo per apprezzare a pieno il suo contenuto. Mc Kean, infatti, utilizza un mix di generi e tecniche narrative differenti: si va dal flusso di coscienza Joyciano ad un  postmodernismo di stampo più americano, certe pagine, infatti, ricordano la Trilogia di New York di Paul Auster. Sono presenti inoltre influssi biblici, sopratutto per linguaggio ed ermetismo, ma anche connessioni con la fiaba, il noir, il fantasy, l'allegoria e il mito. Questo pastiche formale è uno strumento perfetto per affrontare tematiche importanti: onnipresente è la riflessione sull'atto creativo. Pittura, musica e scrittura sembrano essere connesse alla genesi divina. L'artista è una specie di dio creatore, che però non partecipando della perfezione divina, si blocca, ha dei ripensamenti, è preda costante dell'insoddisfazione. Inoltre egli, che sembra avere un potere assoluto sulla sua crezione, è immerso in un flusso caotico di eventi e la fruizione della sua opera è qualcosa di incontrollabile. Le reazioni controverse al libro di Jonathan e le persone che lo privano delle cose amate, sembrano esempi proprio della sfuggevole natura della creazione artistica, che come un figlio che viene strappato immediatamente alla madre, cresce e si sviluppa a prescindere dagli intenti e dal senso originario immaginato dall'artista. Forse egli non fa nemmeno in tempo a concepirlo, questo senso.





Le elucubrazioni di McKean si dispiegano attraverso dialoghi, testi di canzoni, stralci di libri, poesie. Un collage frammentario che il lettore deve cercare di riassemblare, creando egli stesso, la sua opera, il suo Cages.
Se quest'opera risulta essere estremamente stratificata nella sceneggiatura, risulta altrettanto valida e complessa dal punto di vista grafico-visivo. McKean, in questo volume , fa poco uso della pittura che lo ha reso famoso e preferisce l'uso assiduo del pennino. Le pagine sono quasi tutte divise con una rigida griglia di 9 vignette, ma cmq certe tavole si aprono ad improvvise variazioni, sia strutturali che stilistiche. Il disegno dell'autore è capace di meraviglie visive davvero notevoli e le sue figure ricordano, in molti esempi, il tratto e i soggetti di Egon Schiele. Pevalgono il bianco e nero e le tonalità grigio-azzurrognole, ma quando meno ce lo si aspetta irrompe il colore, soprattutto nelle sezioni più oniriche e di intuizione "metafisica". Ci sono anche sequenze fotografiche ed elaborazioni digitali. Cages quindi, dal punto di vista visivo, è totalmente ricco e imprevedibile e questo è un elemento che aumenta notevolmente il fascino di un'opera che è una continua interrogazione e ristrutturazione di se stessa e della coscienza del lettore.






Per concludere, credo che sia difficilissimo descrivere questo lavoro di Mckean, la sua importanza è un'esperienza da provare e da vivere. Quello che esce dalle pagine è uno stato mentale, un vortice creativo che ci accoglie con le sue forme in continuo mutamento al di là del significato trasmesso e dell'intreccio. Cages è sempre "in potenza", è come immergersi nelle acque tumultuose di un fiume immaginativo che cambia continuamente il suo corso e il punto dove andrà a sfociare. Consiglio a tutti di dare una possibilità a Cages e di farsi trasportare dai suoi enigmi e dalle sue domande, antiche come
l'oblio della morte e la nascita primordiale della vita.



domenica 8 settembre 2013

Jenus di Nazareth

Un Messia con tutte le risposte, ma che non ne ricorda nemmeno una!



Lo scorso Luglio è ufficialmente uscito il primo numero di Jenus, ironico e sarcastico fumetto scritto da Don Alemanno ed edito da MagicPress. Il primo numero era già uscito come numero zero on line, disponibile sul sito interamente dedicato http://www.jenusdinazareth.com/, tuttavia, da ora in avanti, sarà disponibile in una collana editoriale con uscite bimestrali.
La storia promette bene subito dall'incipit, il periodo è attuale ed il protagonista è decisamente popolare ormai da secoli.
Siamo nella stazione orbitante "Paradise" dove stanno avvenendo i preparativi per il secondo ritorno del Messia sulla Terra, l'ordine è redimere l'umanità e farla tornare sulla retta via! Tuttavia gli avvenimenti non seguono esattamente i piani del Trino e al Messia, divenuto uomo e lanciato a velocità Mach 3 verso il nostro pianeta, non si apre il paracadute facendolo piombare violentemente sul suolo terrestre. In suo soccorso accorrerà Angius, il fedele Agnello di Dio, che cercherà di fargli riacquistare la memoria perduta per portare a termine la missione salvifica.



Un inizio così promette già bene e lo svolgimento non delude. Attraverso la sua scrittura pungente, comica e sarcastica l'autore ci regala un' improbabile visione, di quello che penserebbe Gesù se tornasse sulla Terra oggi e si trovasse di fronte l'istituzione ecclesiastica, di come potrebbe giudicare il risultato dell'interpretazione suoi insegnamenti. Il tutto è condito da una scrittura talvolta irriverente ma fresca e brillante, che non manca di creare rimandi con il fantasy, i videogiochi, l'universo nerd e anche la quotidianità. Emblematica è una frase del Pontefice: "Tue millenni! Tue millenni ci sono foluti per intottrinarli, tue millenni per tomarli... Tue millenni per chermirli e nel puio incatenarli..." dove direi che il riferimento è decisamente palese per non parlare poi del paragone tra Jenus ed i supereroi della Marvel, il caricamento di Jenus stile super Sayan o la trasformazione di Angius in BattleLamb che ci svelano il background pop-culturale dell'autore. 



Certo non posso non affermare che questo fumetto assuma talvolta toni dissacranti, ma le critiche mossevi dai credenti sono più forti rispetto alla satira sul clero e sulla sua ricchezza, piuttosto che sulla dottrina o alla riscrittura ironica di passi del catechismo. L'autore stesso si dice soddisfatto nell'aver dimostrato che spesso non ci si accorge nemmeno della satira sul contenuto tratto dalle sacre scritture, ma si guardano invece indispettiti gli attacchi alle figure ecclesiastiche del Vaticano. Questo è sintomo di un legame forse più forte nei confronti dell'istituzione, che verso gli insegnamenti bibblici e le questioni telogiche base della morale e della dottrina cristiana. Ed è per questo che Jenus, nel fumetto, volgerà la sua opera "redentiva" proprio nei confronti delle istituzioni, fatte di uomini, piuttosto che verso i credenti.