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mercoledì 29 maggio 2013

L'alcolista

L'Alcolista: una stravolgente opera (quasi) autobiografica



"Voglio essere chiaro l'alcolista è solo un'opera di finzione". Jonathan Ames non usa giri di parole per descrivere "L'Alcolista", la sua prima avventura fumettistica scritta dallo stesso Ames, disegnata da Dean Haspiel e pubblicata da Vertigo.
La domanda che ci si pone prendendo per vere le parole di Ames a proposito di quest'opera è: chi è l'alcolista protagonista della vicenda? Si chiama Jonathan A. e ricorda molto da vicino lo stesso Ames. La storia raccontata non è una biografia dello scrittore, tuttavia Ames riprende alcuni ricordi della sua esistenza e li attribuisce al personaggio mischiandoli con altri avvenimenti del tutto inventati. Lo stile della narrazione è sicuramente biografico e più volte viene da chiedersi se gli eventi raccontati abbiamo un rapporto più o meno stretto con la reale vita dell'autore, ma tutto sommato, ai fini della lettura, rispondere a questo quesito non è poi così importante.
Il protagonista è uno scrittore alcolizzato e perennemente tormentato che ricorda alcuni momenti della sua vita. Si parte parte dall'adolescenza e dal primo contatto con l'alcol che si trasformerà ben presto in un rapporto continuo e distruttivo, vera costante di tutto il racconto. Gli anni della giovinezza sono caratterizzati, oltre che dall'abuso di alcolici, dal rapporto di amicizia con un ragazzo, Sal, il miglior amico di Jonathan che sfocerà, appena prima del college, in un rapporto sessuale tra i due. Questo fatto sconvolgerà Jonathan, aprendo le porte ad un tumulto interiore che lo condizionerà per sempre, sfasandone il rapporto con la sessualità e aprendo una complessa riflessione sull'amore e sull'amicizia.
In seguito si passa agli anni dell'università. Relazioni difficili con varie ragazze, eccessi continui, la morte dei genitori, l'amore per la scrittura e la letteratura, il dolcissimo rapporto con la zia e, come sempre, l'alcol, un sottofondo che sembra accompagnare il protagonista in ogni passo della sua esistenza fino all'età adulta.
L'equilibrio psichico di Jonathan è sempre in bilico, la sua vita è un continuo sali e scendi di emozioni, di stati di confusione, di momenti di euforia e di tristezza, di reazioni violente e periodi depressione. Il lettore è catapultato in un cosmo underground popolato da personaggi improbabili, prostitute e spacciatori, uomini distrutti, orge a base di droga, sbronze notturne, persone disperate che si addormentano nei bidoni della spazzatura, donne fatali, indecifrabili e sensuali, giovani malati di Aids, vecchi alcolizzati che rimpiangono la loro vita buttata.
L'alcolista è molto più che una vicenda personale, infatti intorno a Jonathan si muove tutto un mondo cittadino frenetico e irrequieto, molti personaggi entrano ed escono dalla scena, irrompono eventi stravolgenti come l'attentato dell'11 settembre che sconvolge il protagonista e il mondo intero o aneddoti simpatici come l'incontro con Clinton o con Monica Lewinski.
Sono presenti inoltre riflessioni sulla morte, sul senso delle relazioni, sulla ricerca dell'amore e di un sentimento profondo che possa dare senso alla vita. Jonathan è sempre alla ricerca di qualcosa che lo faccia stare attaccato alla realtà, che non lo costringa a perdersi nel mondo annebbiato dell'alcol dove sembra voler scappare per non soffrire, per non dover sopportare la pesantezza della vita. Esemplare, da questo punto di vista, è la tormentatissima storia d'amore con una ragazza più giovane di lui che lo abbandonerà e diventerà per lui una vera ossessione. Sarà una costante corsa per restare attaccato ad un pezzo di vita che si sbriciola irrimediabilmente e diventa a poco a poco solo uno spettro al di là del telefono; "se il telefono non squilla, sono io" si ripeterà più volte Jonathan aspettando una chiamata che non arriverà mai.
Lo stile letterario di Ames è puramente letterario, sono presenti moltissimi riferimenti a Fitzgerald, a Hemingway e a Kerouak che per un certo punto della vicenda diventerà un vero e proprio alter-ego del protagonista.
L'autore ci offre nel complesso una storia dura, malsana, allucinata e disturbante, che non pecca mai di retoricità e sentimentalismi gratuiti. L'eccesso è sempre presentato in modo sincero e cristallino, senza abbandonarsi all'artificiosità dello scandalo a tutti costi, mettendo in gioco in ogni momento le debolezze e la fragilità del protagonista. Ames lascia a noi il giudizio su questa dolorosa tempesta esistenziale che attesta in maniera lucida e inesorabile la vulnerabilità umana e il peso della vita sotto al quale è molto facile crollare.
I disegni di Haspiel sono precisi, minimali, spigolosi e graffianti sono sicuramente funzionali alla vicenda narrata e si integrano i modo perfetto con i testi di Ames.
In definitiva, L'alcolista, è un'opera poderosa e commovente, che riesce a toccare temi di grande importanza e delicatezza facendocene sentire il peso, ma nello stesso tempo condendoli con un alone di perenne sarcastica ironia. Sicuramente una graphic novel da leggere e rileggere, un vero capolavoro.

lunedì 18 marzo 2013

Flood!


FLOOD!

E una dura dura pioggia cadrà


Illustrazione di Erik Drooker di New York sommersa
tratta da Flood!
I'm a-goin' back out
'fore the rain starts a-fallin',
I'll walk to the depths
of the deepest black forest,
where the people are many
and their hands are all empty,
where the pellets of poison
are flooding their waters,
where the home in the valley
meets the damp dirty prison,
where the executioner's face
is always well hidden,
where hunger is ugly,
where souls are forgotten,
Where black is the color,
where none is the number,
And I'll tell it and think it
and speak it and breathe it,
and reflect it from the mountain
so all souls can see it,
then I'll stand on the ocean
until I start sinkin',
but I'll know my song well
before I start singin',
And it's a hard, it's a hard,
it's a hard, it's a hard,
it's a hard rain's a-gonna fall

Hard Rain – Bob Dylan

Flood! (2004, Black Horse) È l’opera prima di Erik Drooker, autore e illustratore statunitense nato e cresciuto a Manhattan. È un’opera che già alla prima lettura lascia completamente senza fiato. Il volume si compone di tre racconti, tre testimonianze allucinate e claustrofobiche di New York narrate da uno stile unico, caratterizzato da un tratto nervoso e stilizzato capace di realizzare grandi tavole dove il nero scurissimo della china fa emergere, quasi come da un abisso senza tempo, immagini ricurve e contorte di personaggi, luoghi e situazioni metropolitane. Drooker costruisce le tavole piegando all’estremo la prospettiva, dandoci inquadrature traballanti, storcendo le figure al limite del possibile raggiungendo un effetto espressivo davvero formidabile. La città, con i suoi via vai di persone, i suoi spazi angusti, le sue scalinate impervie, i suoi vicoli fumosi, è sicuramente la protagonista indiscussa. Ci troviamo immersi in un crogiolo di genti, di urla, di graffiti tribali, di palazzi pendenti che incombono sulle strade che, come fiumi, si fanno spazio a forza nel cemento. I tre racconti sono una escalation di tensione, di stress allucinato e allucinante. Facendo scorrere le tavole è come se sentissimo i passi del protagonista farsi largo tra la folla, entrare in locali fatiscenti, scappare dal dolore di una società alienata e degradata, scendere nella metropolitana che si trasforma in uno spazio ancestrale popolato da belve feroci e piante preistoriche, quasi un viaggio a ritroso scendendo progressivamente verso le proprie origini per poi risalire di nuovo e ritrovare la strada di casa. Il capitolo finale è un vero capolavoro narrativo. La vicenda personale del protagonista finisce per assumere toni universali. L’atto della creazione artistica viene celebrato in tutta la sua potenza e prende addirittura vita nella realtà. La città, come nelle immagini che il protagonista disegna nel suo appartamento, viene battuta da un violentissimo diluvio che finirà per sommergerla del tutto, compreso il nostro protagonista. Sul suo cadavere galleggiante troverà la salvezza il suo gatto, disegnato da Drooker con un cuoricino sul petto, quasi fosse una diretta eredità del suo padrone.
La solitudine del felino sarà interrotta dall’arrivo di una sorta di Nuova Arca di Noè che lo trarrà in salvo. Questa ultima tavola rappresenta una nuova speranza, infatti, questa arca che naviga tra gli squali sopra i grattacieli sommersi della vecchia metropoli, simbolo della vecchia civiltà umana, è senz’altro il segno di una nuova era e di una rinascita.

Copertina Flood! edizione speciale, 2007.
Contenete l'introduzioni di Luc Sante, schizzi preparatori, lavori addizionali ed l'intervista dell'autore.


Premi:
Vincitore dell'American Book Award
New York Times notable book of the year 
Los Angeles Times fiction prize finalist 

Per saperne di più sul volume:

venerdì 15 marzo 2013

L'Approdo


L'Approdo, di Shaun Tan

L'Esperienza universale del migrante espressa attraverso immagini commoventi e scenari visionari di grande impatto


Uscito in Australia nel 2006 e arrivato in Italia solamente due anni dopo, l’Approdo ( Elliot edizioni 2008) è una graphic  novel di incredibile bellezza e profondità. Shaun Tan, poliedrico autore e illustratore australiano di origine malesi ci regala un capolavoro pervaso di una semplicità quasi fiabesca che rende omaggio alla figura del migrante di ogni tempo. L’opera è completamente priva di qualunque inserto testuale, Tan affida tutto all'espressività del suo disegno e riesce a commuoverci e a stupirci alternando grandi tavole a tutta pagina e sequenze di piccole immagini che si susseguono come tantissimi fotogrammi cinematografici. Lo stile dell’autore è caratterizzato da un realismo delicatissimo, tutto matita e carboncino, che dà alle immagini un effetto “ vecchia cartolina” essendo, tuttavia, sempre pronto a sbalordirci con visioni fantastiche e scorci surreali che possono esteticamente rimandare a certe opere del miglior Yerka.
Venendo alla storia: un uomo raduna le sue ultime cose, saluta la sua famiglia e lascia la sua casa in compagnia solo della sua valigia. L’uomo sta lasciando una città oscura, dove enormi tentacoli neri come la pece si librano sopra i tetti delle abitazioni per poi strisciare tra le vie. Già da queste prime tavole, Tan riesce ad impressionarci con il suo tratto visionario e riesce a rendere in pieno la sensazione di inospitalità e impotenza che spinge il migrante a lasciarsi tutto alle spalle per poter ricostruire per se e per la propria famiglia una nuova vita.

Dopo un lungo viaggio, l’uomo finalmente approda nel “nuovo mondo”. Questo mondo è descritto dall'autore come qualcosa di grandioso e affascinante agli occhi del migrante, ma nello stesso tempo è palpabile la sensazione di smarrimento e solitudine dell’uomo di fronte ad uno spazio così alieno, popolato di cose che non ha mai visto, dove le scritte sono per lui solo strani segni, dove ogni oggetto è una sorpresa, dove ogni percezione è in un certo senso simile ma anche profondamente diversa. Per fortuna il senso di spaesamento iniziale piano piano si affievolisce grazie agli incontri con autoctoni gentili ed affettuosi e con persone che hanno compiuto prima il viaggio di migrazione, questi aiutano l’uomo ad ambientarsi e a sentirsi un po’ meno solo in questa terra sconosciuta lontano dai suoi cari e dalla sua vita precedente. Il lettore è portato dalle tavole di Tan a scoprire questo mondo passo a passo con l’uomo, a partecipare ai suoi incontri, a vivere la sua solitudine, la sua angoscia, la sua nostalgia e gradualmente si finisce, proprio come il protagonista, per cominciare ad ambientarsi.
Il nostro animo comincia a tranquillizzarsi, ricostruiamo, insieme al protagonista, la nostra identità che sembrava essere perduta, riprogrammando la propria esistenza in questo spazio che diventa ora anche nostro e che afferriamo e plasmiamo.
La vicenda finisce quindi per evolversi in senso positivo, il tempo passa, le stagioni scorrono inesorabili (bellissima la sequenza a questo proposito, ellitticamente riassunta nel ciclo vitale di un fiore con un gusto tutto orientale e cinematografico, che può ricordare, a mio parere, certe scene del più dolce Takeshi Kitano) portandoci di nuovo alla situazione iniziale traslata nel nuovo mondo “aperto” dall'atto della migrazione dandoci un ulteriore senso di universalità quasi dialettica.

Sarebbe riduttivo, se non sbagliato, ritenere quest’opera un libro illustrato per ragazzi o relegarlo ad un opera per un pubblico di nicchia amante dei fumetti o delle  opere grafiche. “L’approdo” infatti è da considerarsi un’opera di grande profondità e complessità e proprio per questo adatta ad un pubblico estremamente variegato prestandosi ad una molteplicità di approcci emotivi e analitici. In definitiva l’esperienza del migrante tracciata dalle tavole di Shaun Tan risulta essere un’esperienza davvero magica, con un impatto visivo sbalorditivo e commuovente, ricco di particolari e di rimandi alle immagini della nostra memoria ed esperienza collettiva non disdegnando, tuttavia, fantastici echi di surrealismo che innalzano la creatività e la visionarietà dell’opera ad altissimi livelli.

Premi:
miglior libro del 2007 per il Publishers Weekly
miglior libro del 2007 per Booklist
miglior libro del 2007 per la New York Public Library Association
miglior libro illustrato del 2007 per il New York Times
migliore graphic novel del 2007 per Amazon.com
migliore graphic novel del 2007 per il Washington Post
menzione speciale alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna 2007


Per maggiori informazioni su Shau Tan: 
http://www.shauntan.net/
http://it.wikipedia.org/wiki/Shaun_Tan