Visualizzazione post con etichetta Jonathan Hickman. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jonathan Hickman. Mostra tutti i post

venerdì 22 agosto 2014

Manhattan Projects. La scienza cattiva di Jonathan Hickman








“L’immaginazione è più importante della conoscenza, in quanto la conoscenza è limitata, mentre l’immaginazione comprende il mondo intero, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione”
Non si può innovare senza immaginazione. Ridotto all’osso è questo il significato delle parole di Albert Einstein. Per rompere un paradigma, rivoluzionare un settore, aprire nuove possibilità, la conoscenza è sicuramente importante, ma non basta. Ci vuole qualcosa in più. Bisogna riuscire ad estraniarsi dagli schemi di pensiero, fare sforzo di astrazione, partire dalla realtà ed arrivare ad un'altra dimensione. Dimorarci per un po’, farsi stupire, giocare con le associazioni e poi tornare indietro.
“Tutto quello che puoi immaginare è vero” diceva Picasso ed è proprio qui che sta tutta la questione: trovare un modo per tradurre l’intuizione, per incarnare in qualche traccia materiale quell’infinito campo aperto.
Ci vuole audacia per fare tutto questo. Uscire dai sentieri battuti non è facile e la follia, il paradosso e il disorientamento sembrano sempre dietro l’angolo, pronti a smorzare e confondere lo slancio inziale. Ci sono persone che, nonostante questi rischi, si lasciano andare in modo estremo al gioco immaginativo, destreggiandosi in quel marasma di opportunità e riuscendo a produrre qualcosa di concreto, che non può non lasciarci bocca aperta. Jonathan Hickman (1976), scrittore e fumettista statunitense, è uno di questi personaggi.
Abbiamo parlato di audacia e The Manhattan Projects, l’ultima opera di Hickman approdata in Italia e ormai arrivata al suo secondo volume edito da Panini, ne ha da vendere. Questa volta l’autore statunitense, come già aveva fatto nel suo precedente Pax Romana, decide di reinterpretare in chiave fantascientifica un fatto storico tracciando le linee di una intelligente e mirabolante ucronia.
L’evento in questione è il celeberrimo progetto Manhattan, dedicato allo sviluppo e alla ricerca di armamenti nucleari, avviato nel 1939 da Franklin Delano Roosevelt. Come la storia ci insegna, la questione della fissione nucleare utilizzabile per scopi bellici fu portata all’attenzione del presidente statunitense da Albert Einstein, che sollecitava gli Stati Uniti a sviluppare rapidamente un programma di armamento atomico in risposta alla possibilità concreta che i tedeschi lo stessero già facendo. Roosevelt decide di accettare il suggerimento e così parte il progetto Manhattan, affidato alla direzione scientifica di Robert Oppenheimer, al coordinamento gestionale-amministrativo del generale Leslie Groves e dove saranno coinvolti alcuni dei più eminenti fisici dell’epoca, tra cui Enrico Fermi e Richard Feynman.



Partendo da uno dei progetti scientifici più importanti e influenti del secolo scorso, Hickman riscrive la reale natura del progetto stesso, rendendo la storia che conosciamo solo una facciata per qualcosa di più grande, complesso e spaventoso. Dietro il programma di ricerca per la creazione e i lancio della bomba atomica si nascondono infatti una serie di esperimenti scientifici top-secret che vanno a toccare vari temi cari al genere fantascientifico: dalla creazione di un intelligenza artificiale alla scoperta di portali dimensionali, dai viaggi nel tempo all’incontro con popolazioni extraterrestri. In questo universo fatto di situazioni ai limiti dell’impossibile, di strane invenzioni, di immensi laboratori segreti, Hickman approfondisce la psicologia dei suoi personaggi portandoci, passo dopo passo, a conoscere la sua personalissima versione di alcune delle menti più geniali del novecento.
Così ci troviamo di fronte ad un Einstein completamente inedito, intento a scrutare un monolite di Kubrickiana memoria nell’attesa di chissà quale ispirazione, ad un giovane e aitante Feynman creatore di wormhole e, soprattutto, il più inquietante Oppenheimer che potremmo immaginare. Quest’ultimo risulta infatti essere il personaggio più interessante e complesso presente nei primi due volumi.
Il direttore scientifico del progetto viene presentato, in partenza, come una sorta di Dottor Jekill in cui convivono le anime contrastanti di due gemelli: Robert “titano emergente del mondo scientifico” e Joseph “titano emergente del mondo del genocidio”. Nel corso dell’opera, la figura di Oppenheimer si farà sempre più stratificata, diventando quasi un mondo a se, fatto di infinite personalità, costruzioni e pensieri mentali che si materializzeranno graficamente all’interno degli spazi, vere e proprie manifestazioni concrete del conflittuale sottobosco all’interno dello scienziato.


Accanto al mondo della scienza, Hickman ci offre anche una altrettanto bizzarra rappresentazione del potere politico e militare. In questa sezione, uno dei personaggi che spiccano certamente di più è  il presidente Harry Truman, dipinto come un folle massone affetto da manie di grandezza e caratterizzato da uno stile di vita che tocca l’edonismo e le perversioni più sfrenate. Truman, tuttavia, non è l’unico politico che Hickman si prende la libertà di reinventare. Memorabile, infatti, è anche la sua versione del defunto Franklin Delano Roosevelt, rappresentato come un supergenio computazionale che, con il suo faccione occhialuto, appare in tutti gli schermi possibili. Una sorta di cyberpresidente sciolto nella rete informatica.
Già solamente la caratterizzazione psicologica dei personaggi basterebbe a rendere Manhattan Projects un’opera dotata di estrema originalità, ma la dose di audacia aumenta notevolmente con la capacità di Hickman di elargire trovate narrative del tutto inaspettate, di spiazzare continuamente il lettore creando spesso un’ atmosfera ai limiti del grottesco e stordendolo con l’estrema molteplicità delle direzioni verso cui la trama potrebbe incanalarsi. In Manhattan Projects, insomma, non è davvero mai come sembra.
La scienza ci viene rappresentata come un mondo tracotante di aspirazioni e volontà di potenza, il vero potere forte in grado di opporsi ai poteri forti della politica, in grado di creare un doppio mondo sconosciuto alle masse, di governare il presente e decidere il futuro di un intero pianeta. La scienza di Hickman è “cattiva” e lo è perché è estremamente potente, perché è ricerca teorica oscura e incomprensibile, perché è applicazione tecnica terribile e devastante. In Manhattan Projects la bomba atomica sembra la minore delle paure, la più piccola delle armi che la scienza potrebbe mettere a punto. Perciò si respira costantemente un’aria che tende all’espansione delle possibilità di distruzione e controllo, come se Hickman volesse mettere su carta tutte le paranoie e i timori legati al binomio scienza-tecnica declinandole anche nei loro aspetti più mirabolanti, futuristici e impensabili.

Passando ora all’aspetto grafico, si può dire che lo stile di Nick Pitarra, il disegnatore di Manhattan Projects, si adatta perfettamente allo script di Hickman. Con il suo tratto spigoloso e a volte sgraziato, riesce ad esprimere tutta l’assurdità delle situazioni partorite dalla mente dall’autore, caratterizzando al meglio i personaggi attraverso le mimiche facciali e adattandosi in modo efficace sia nei frangenti più riflessivi e di dialogo sia in quelli più concitati, dove l’azione e l’estetica splatter la fanno da padrone.
Ad esaltare il tratto di Pitarra ci sono sicuramente i colori acidi di Jordie Bellaire, che raggiungono la loro massima efficacia nella caratterizzazione di Oppenheimer e della sua schizofrenia, alternando tonalità di rosso per Joseph e tonalità di blu per Robert.


Per concludere, posso dire che non è mai facile trovare coerenza mischiando fatti realmente accaduti ad elementi del tutto immaginari. In operazioni di questo tipo si rischia spesso di sfociare nel ridicolo e in un assurdo che dopo poco sembra perdere la sua ragione di essere. Hickman riesce invece a tracciare le linee di un’opera coraggiosa e intelligente, ricca di spunti e metafore, stratificatissima dal punto di vista concettuale, ma anche scorrevole, dinamica e divertente. Inoltre, pur rappresentando un mondo al limite dell’inverosimile, dove gli alieni ambiscono alla tecnologia umana, dove i giapponesi combattono con eserciti di robot samurai, dove si creano dimensioni parallele, l’autore riesce a regalarci dei personaggi che più umani non si potrebbe, ricchi di contraddizioni, paure e pensieri mostruosi, proprio come la scienza, l’unica fede e lo scopo ultimo delle loro esistenze.

lunedì 26 maggio 2014

East of West


Su questo blog abbiamo già più volte parlato di Jonathan Hickman e ne abbiamo parlato sempre molto bene. Di questo autore ho letto Pax Romana, The Nightly News, Red Wing e The Manhattan Project e, ad eccezione di Red Wing, che considero un po' sottotono ma comunque valido, ho trovato tutti gli altri dei gran bei fumetti, dotati di una originalità spregiuticata ed una fluidità narrativa davvero sorprendete.
Posso tranquillamente dire che Hickman, a questo punto, rientri tra i miei sceneggiatori preferiti e che per questo, ormai, prendo le sue opere quasi a scatola chiusa. Seguendo questa logica, ho da poco preso il primo numero di East of West, scritto dallo stesso Hickman, disegnatoda Nick Dragotta, colorato da Frank Martin e pubblicato da Panini.
Il volume non ha tradito le mie aspettative e la mia ingenua fiducia nel suo sceneggiatore ha continuato ad essere confermata se non addirittura aumentata. East of West parte alla grande.
Come sempre, cercare di riassumere in poche parole la trama di un fumetto scritto da Hickman non è cosa semplice, ma ci proveremo.
Inizia tutto con un misterioso risveglio. Tre creature dalla sagoma umanoide, come zombie appena risvegliati, affiorano faticosamente sulla terra. Uno verdognolo e scheletrico, l'altro un bambino dalla pelle rossiccia, con un frangione di capelli scuri e lo sguardo furbastro, mentre l'ultimo è un ragazzotto cicciotto tutto blu.
Pestilenza, Guerra e Carestia. I cavalieri dell'apocalisse sono tornati e hanno queste sembianze. Il loro ritorno segna l'inizio della fine del mondo, un destino che era già stato scritto, un progetto che da anni sta aspettando il momento in cui sarà compiuto. Tuttò iniziò quando una cometa  piombò sulla terra, facendo cessare una guerra civile ventennale, accompagnando la scrittura del secondo libro della Apocalisse, per mano del profeta Longstreet e la visione di Nuvola Rossa, il capo dell'Eterna Nazione Indiana. Le parole scritte da Longstreet e quelle raccontate al consiglio degli anziani da Nuvola Rossa, formano il "Messaggio", una narrazione criptica che sa di rivelazione, incompleta ed insolvibile, fino al giorno del suo compimento.
Il ritorno dei Cavalieri dell'apocalisse segna quel giorno e lo svolgimento della loro terribile missione è ciò che porterà alla fine del mondo.
Tutto dovrebbe andare secondo i piani, ma, come tutti noi sappiamo, i cavalieri dell'Apocalisse dovrebbero essere 4 e non 3. Dov'è dunque finito il quarto cavaliere? Dov'è finito Morte? 


Quest'ultima domanda è la questione principale intorno alla quale tutto l'intreccio immaginato da Hickman si muove e prende forma. Morte, infatti, ha disertato. Egli ha abbandonato i suoi compagni per recuperare qualcosa che gli è stato tolto, qualcosa che risulta per lui così importante da fargli dimenticare la sua missione. Che cosa sta cercando Morte? Quali saranno le mosse dei tre cavalieri per ritrovare il loro compagno e, in accordo con i leader mondiali, raggiungere il loro definitivo obiettivo?
Come al solito Hickman mette tanta carne al fuoco. In East of West si mischiano rimandi biblici, atmosfere e congegni fatascientifici, duelli, costumi e ambienti degni di un western, in un meltin-pot che, come sempre, per quanto bizzarro possa sembrare, riesce ad essere gestito in maniera magistrale dall'ottimo sceneggiatore americano.



I dialoghi alternano toni mistici, linguaggio colloquiale e battute dissacranti, confermando, anche sul piano prettamente linguistico, l'abilità di Hickman nel giocare con diversi piani stilistici. Come sempre, questa estrema versatilità della sceneggiatura e dell'impianto narrativo, permette un'ottima caratterizzazione di ogni personaggio, che si delinea a poco a poco con un preciso modo di essere ed agire, fissandosi ben presto nella mente del lettore, senza, tuttavia, mai stilizzarsi in tipizazzioni e clichè triti e ritriti.



Fino ad ora abbiamo parlato della trama ed elogiato il lavoro di Hickman come sceneggiatore, ma, a mio parere, uno dei punti più validi di East of West risiede nell'aspetto grafico. I disegni di Dragotta, infatti, sono a dir poco splendidi. Con tratto marcato e spigoloso, ma allo stesso tempo fluido e dinamico, il disegnatore ci pone di fronte a personaggi dotati di grande carisma visivo, dettagliati e tutti originalmente caratterizzati. Lo stesso discorso vale per i luoghi dove si svolgono le vicende. Nulla è mai lasciato al caso: si passa da grandi distese desertiche ad interni crepuscolari, da alti grattacieli futuristci a palazzi che ricordano un immaginato oriente medioevale. I disegni si adattano perfettamente ad ogni situazione proposta dalla narrazione di Hickman, risultando molto efficaci sia nei momenti di dialogo e introspezione sia nelle sequenze più action, arrivando, proprio in queste ultime, a toccare vette di dinamicità davvero notevoli. Tutto il talento e la creatività di Dragotta vengono esaltati e illuminati dai brillantissimi colori di Martin. Ogni pagina è un piacere per gli occhi.


Per concludere, East of West è un fumetto davvero interessante, solido nella trama, accattivante nella sua mistione di generi e dotato di un comparto grafico davvero spettacolare. Consigliato a chiunque ami gli autori e le opere che non hanno paura di osare, di confrontarsi con una gran quantità di stimoli e atmosfere differenti, pur mostrando sempre coerenza e intelligenza nel districarsi in questa varietà. 






sabato 8 marzo 2014

Il multiverso di Jonathan Hickman


“L’immaginazione è più importante della conoscenza, in quanto la conoscenza è limitata, mentre l’immaginazione comprende il mondo intero, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione”



Non si può innovare senza immaginazione. Ridotto all’osso è questo il significato delle parole di Albert Eistein. Per rompere un paradigma, rivoluzionare un settore, aprire nuove possibilità, la conoscenza è sicuramente importante, ma non basta. Ci vuole qualcosa in più. Bisogna riuscire ad estraniarsi dagli schemi di pensiero, fare sforzo di astrazione, partire dalla realtà ed arrivare ad un'altra dimensione. Dimorarci per un po’, farsi stupire, giocare con le associazioni e poi tornare indietro.
“Tutto quello che puoi immaginare è vero” diceva Picasso ed è proprio qui che sta tutta la questione: trovare un modo per tradurre l’intuizione, per incarnare in qualche traccia materiale quell’infinito campo aperto.
Ci vuole audacia per fare tutto questo. Uscire dai sentieri battuti non è facile e la follia, il paradosso e il disorientamento sembrano sempre dietro l’angolo, pronti a smorzare e confondere lo slancio inziale. Ci sono persone che, nonostante questi rischi, si lasciano andare in modo estremo al gioco immaginativo, destreggiandosi in quel marasma di opportunità e riuscendo a produrre qualcosa di concreto, che non può non lasciarci bocca aperta. Jonathan Hickman (1976), scrittore e fumettista statunitense, è uno di questi personaggi.
Hickman, collaborando con la Marvel, si diverte a stravolgere le pietre miliari del fumetto supereroistico, rinnovando soggetti storici come I Fantastici Quattro o gli Avenger. Tuttavia, a mio parere, è nelle sue produzioni personali, legate alla Image comics, che da il meglio di se, sfogando  tutta la sua pazza creatività.
Il suo Pax Romana, opera uscita in Italia nel 2012 per la Panini, è una delle graphic novel più interessanti che mi è capitato di leggere. Il tutto inizia con la  stucchevole presentazione di uno strano personaggio, il “Gene Papa”, che decide di far visita al Re del Mondo, un bambino di 4 anni, per raccontargli la “vera” storia dell'umanità. Questa cornice iniziale è un meraviglioso pretesto con la quale Hickman ci narra un'ucronica storia dell'uomo dove si mescolano abilmente fatti storici, fantascienza, riflessioni morali, politiche e sociali. 




Hickman esplora l’ebbrezza di mettere in crisi il già conosciuto, cambiare la storia, esplorando le strade che non sono state prese e gli avvenimenti che non sono accaduti, dandoci un esempio pratico del concetto logico di possibilità. La sua fantasia narrativa è rispecchiata a pieno dalla veste grafica e visiva. Egli, infatti, distrugge ogni costruzione classica, fa nascere i suoi personaggi da un onnipresente bianco, con esplosioni acquose di colore allo stesso tempo prorompenti e delicate. La parte testuale assume a volte la forma dialogica, per passare ad intere pagine sotto forma di documento d’archivio o trascrizione di testimonianza vocale. Si respira la libertà estrema di un’artista senza compromessi.
La stessa libertà si può assaporare nella sua ultima opera personale approdata da pochissimo in Italia (gennaio 2014), ovvero, The Manhattan Projects. Siamo partiti da una frase di Eistein che esaltava l’immaginazione e proprio il celebre scienziato, insieme ad altri grandi della scienza del secolo scorso, come Oppenheimer, Fermi, Feynman e Von Braun, diventa uno dei protagonisti dell’ultimo fantastico e delirante lavoro di Hickman. Anche questa volta l’autore cambia la storia, sdoppiando il famoso progetto Manhattan, quello che porterà alla costruzione della bomba atomica, facendolo diventare una mera copertura. Ci troviamo dunque in universo alternativo, dove «La Bomba» è solo un pretesto per nascondere qualcosa di più terribile: artefatti mitologici forgiati con il pensiero, intelligenze artificiali, porte dimensionali e ogni altra trovata possibile. Scienza cattiva e imprevedibile che, come l’immaginazione di Hickman, non ha davvero limite. Gli scienziati che ci troviamo davanti non sono più i personaggi descritti dai libri. Sono pazzi, schizzati, violenti, paranoici, alcuni, addirittura, non sono nemmeno umani. Le immagini, questa volta, sono affidate a Nick Pitarra, con i suoi colori acidi e le sue atmosfere distorte. Tutto sembra uscito dal resoconto di un trip psichedelico, studiato a hoc per stordire il lettore e sfidare gli standard di mercato.


“Come scrittore ho un'unica semplice regola: non scrivo di nulla che non pagherei per leggere io stesso”, ha dichiarato Hickman .Un autore “estremo” con uno stile che non lascia mai indifferenti, come gli esagerati schizzi di sangue di Tarantino o le allucinazioni di Lynch. Prendere o lasciare. Io, se non si è ancora capito, sono per la prima delle due opzioni.

lunedì 14 ottobre 2013

The Nightly News

Critica ai media, satira politica, follia, ironia e ancora follia. Un gruppo di assassini schizzoidi del tipo "Ti sparo un colpo in testa e poi mi do fuoco a Time Square" hanno deciso che è ora di fare un pò di pulizia tra i giornalisti perchè glielo dice LA VOCE di una cassetta, ma qualcuno, ai piani alti, non è così daccordo. The Nightly News, ovvero una menzogna narrata in sei parti da quel pazzo visionario di Jonathan Hickman.



 

Su questo blog di Jonathan Hickman abbiamo già avuto modo di parlare e anche piuttosto bene. Il suo Pax Romana mi aveva entusiasmato molto, un'opera caratterizzata da una freschezza e originalità grafica e narrativa ammirevoli, che a fine lettura mi aveva fatto venir voglia di consigliarla a chiunque, amanti dei fumetti e non.
Come avrete già intuito, quest'oggi parleremo ancora di Hickman e di un'altra opera celebre della sua produzione, ovvero The Nightly News. Dopo Pax Romana e qualche commentino letto in rete, sono praticamente andato ad occhi chiusi sull'acquisto di questo volume che si è rivelato giustamente interessante.
Prima di entrare nel merito dell'opera credo che sia meglio fare una premessa personale sul suo contenuto. The Nightly News ci parla di comunicazione e complottismo mediatico, di manipolazione dell'informazione nel senso psico-patologico del termine, di media forti che guidano le scelte della popolazione, che indirizzano le scelte politiche ed economiche, che cambiano, influenzano e distruggono la vita dello stato o di una città, fino ad arrivare al singolo cittadino annientato da un servizio televisivo o da un articolo giornalistico.
Su questo tema si è scritto probabilmente troppo e spesso male. Dichiaro subito di non essere un amante del complottismo gratuito e dei pensieri ultracritici e ultrapessimistici intorno ai media, troppo spesso trovo questi discorsi superficiali, allarmisti, populisti, demagogici e quasi fideistici in quanto ad argomentazioni. Inoltre, il "Critical Media", è diventato un tema usurato e spesso svuotato di senso, non solo nelle sue manifestazioni più "pop" come film, fumetti, cartoni o programmi sugli ufo e misteri della storia (questi ultimi non sono al livello dei primi, intendiamoci, sono molto peggio), ma anche nei piani della "cultura alta" vedi filosofi, sociologi, politologi e tutta quell'altra gente "che sa le cose". Come tematica di riflessione culturale mi è particolarmente ostica e molto spesso quando leggo certe cose tendo a farmi saltare i nervi molto velocemente.






Detto questo, cosa dire di The Nightly News? Perchè leggere un'altra sbrodolata su tutto ciò che il potere ci inculca dall'alto, su quanto non siamo liberi, su quanto il bombardamento mediatico ci fotta il cervello ogni giorno, rendendoci fantocci controllati da fantasmatici burattinai che si nascondono dietro una voce, una pagina di giornale o uno schermo televisivo? Perchè mai qualcuno dovrebbe comprare questo volume? Perchè io ho acquistato The Nightly News?
Innanzitutto l'ho preso per lo stile di Hickman. Lo stile di Hickman è qualcosa di unico. Le pagine si presentano in un mix di fumetto e infografica che ti colpisce gli occhi con la potenza di un cartellone pubblicitario. L'autore spacca costantemente l'impostazione strutturale fumettistica più classica, la griglia è spesso inesistente, le immagini si accavallano ed esplodono in macchie di colore simil aerografato. 








E' una vera bellezza da vedere e già questo merita sicuramente riguardo, ma andiamo oltre, andiamo alla trama.
La trama di The Nightly News è molto semplice ed è più o meno questa: nella New York dei nostri giorni una persona che si fa chiamare "La Mano" predica la ribellione al sistema mediatico vigente e recluta, per conto di un misterioso ideologo chiamato "La Voce", nuovi adepti per eliminare fisicamente e violentemente i rappresentati della categoria in modo da limitarne il potere manipolatorio, distruttivo e oscurantista. Tutto già visto, tutto già sentito. Allora dove sta, oltre all'accattivante stile grafico, l'interesse di quest'opera? A mio parere la cosa interessante risiede nell'ambiguità e negli interrogativi che la narrazione e, soprattutto il modo della narrazione, riesce a suscitare. Hickman gioca a metà tra finzione e documetario, inserisce tabelle piene di dati (fonti reali), invoglia il lettore a fare ricerche su quello che scrive, ma nello stesso tempo si prende in giro, esagera, sfida il lettore, usa degli slogan, mette in campo egli stesso stilemi della pubblicità e del linguaggio mediatico contro il quale, a regola, starebbe muovendo una critica.






The Nightly News non è un'opera sincera e non ha intenzione di esserlo. Scorrendo le pagine non può non rimbalzarci in mente la domanda posta da Andy Diggle nella sua prefazione: "Hickman crede davvero alla merda che diffonde?" e l'unica risposta che sembra poter dare il lettore è: "beh, non saprei...probabilmente no, ma magari in qualcosa si" ed è proprio qui che secondo me sta tutta la forza dell'opera, nella sua ambiguità! The Nightly News è una critica al sistema mediatico e ai suoi mezzi manipolatori, ma è, nello stesso tempo, un prodotto classico e uno strumento comunicativo di questo stesso sistema. Hickman questo lo sa bene e si muove come un elastico tra la presa di posizione, la smentita e la mediazione, gioca a nascondino, sdrammatizza e poi rilancia.
C'è una vena di cattiveria e di follia che pervade tutto il fumetto. A Hickman piace dissacrare, ironizzare su tutto, portare all'estremo le situazioni e lo fa molto bene. Per questo la sua opera è da prendere costantemente con le pinze, bisogna riuscire sempre a mantenerne una certa distanza e a non prenderla troppo sul serio, per riuscire ad apprezzarne il valore. Infatti se la prendessimo solamente come un documentario, come una critica strutturata e sincera al sistema mediatico, perderebbe interesse, in quanto si rivelerebbe soltanto come un insipido cocktail di Chomskismo semplificato con un pò di violenza e complottismo blandamente sostenuto da qualche statistica, insomma, una roba per far presa su un adolescente ribelle aspirante attivista, ma nulla di più. Mentre invece se riusciamo a perderci nell'ambiguità, a farci cullare dalla follia dei protagonisti, ad entrare nel subdolo gioco di rimandi e citazioni di Hickman, a saper ridere della sua ironia tagliente e della sua critica più spregiudicata allora l'opera acquista interesse e finisce per appasionarci, divertirci e ovviamente anche farci davvero riflettere.


mercoledì 3 luglio 2013

Pax Romana



PAX ROMANA

Un'ucronia fantastica, avvincente e intelligente per un capolavoro assoluto della graphic novel fantascientifica/storica firmato Jonathan Hickman




"Sono l'illuminata sintesi di mille santi uomini. Sono il vescovo di Roma, il Panchen Lama, l'ultimo Califfo, il Sacerdote eterno di Amon Ra, il Rabbino Nero e lo Sciamano Bianco. Sono il Vicario di Cristo. Sono il Gene Papa".
Pax Romana, di Jonathan Hickman, inizia così, con una stuccevole presentazione di uno strano personaggio chiamato Gene Papa che decide di far visita al Re del Mondo, un bambino di 4 anni, per raccontargli la storia dell'umanità. Storia che nessuno conosce, a parte lui e il gran sovrano d'africa. Storia che ogni Gene Papa conosce, perchè scritta nel proprio Dna, vero e proprio archivio segreto vivente del Vaticano.
Questa cornice iniziale è un meraviglioso pretesto con la quale Hickman ci narra un'ucronica storia dell'umanità dove si mescolano abilmente fatti storici, fantascienza, riflessioni morali, politiche e sociali.
La trama, ovvero la storia raccontata dal Gene Papa al Re bambino, è davvero avvincente, solida e originalissima. In generale, si narrano le imprese di una task force di uomini scelti dal Papa nel 2053 e spediti indietro nel tempo all'epoca di Costantino per modificare il passato e cambiare il futuro.
"Distruggi il passato, crea il futuro" è lo slogan che sembra chiudere quest'opera e che riassume in un certo senso l'idea alla base del lavoro di Hickman, anche se ovviamente non si limita a questo.
All'affascinante ricostruzione storica, si uniscono l'analisi dei rapporti e degli impulsi umani sia tra i membri della task force, impegnati in una missione che ha dell'incredibile, sia tra gli uomini di potere del tempo. Inoltre sono presenti numerose riflessioni sui modelli politici, sulla qualità e le conseguenze dele scelte umane, sulla società, sulla civilizzazione e la legittimazione del potere. Non mi sembra il caso di svelare più elementi della trama che è davvero tutta da scoprire e sicuramente non ne resterete delusi.






L'opera di Hickman, come sostiene Blair Butler nella prefazione al volume, sfugge a qualsiasi canone preciso di narrazione e stile fumettistico. Le tavole di Pax Romana sono davvero un piacere per gli occhi, caratterizzate da una vasta gamma di colori acquosi, che immergono le immagini e le figure in esplosioni cromatiche nello stesso tempo delicate e prorompenti. Tutto questo colore emerge da un bianco sempre presente in gran quantità nelle pagine di Hickman, che da alle tavole un autosufficienza percettiva davvero importante.





Lo stile "Hickman" non si nota solo nella grafica, ma anche nell'impegno tematico e nella complessità narrativa che alterna abilmente momenti dialogici ad intere pagine scritte sotto forma di documento d'archivio o trascrizione di testimonianza vocale. Tutto questo ci permette di oscillare costantantemente tra il racconto orale del Gene Papa al Re Bambino e il taglio documentarstico-storico imposto dalla fantastica ucronia protagonista di Pax Romana, quasi fossimo in grado di leggere nel Dna del Gene Papa e far scorrere l'archivio dell'intera storia umana.
Pax Romana è un capolavoro assoluto. Hickman è un genio visionario, dotato di uno stile unico e affascinante. Senz'altro una delle graphic novel più belle che abbia letto quest'anno.