"Perchè esistiamo? Quali sono i nostri desideri? La vita e le sue domande. A volte il loro peso è grave...ma io plano attraverso il mondo degli uomini sulle ali delle loro risposte. La mia storia parla della vita, perchè non è una storia su di me, è una storia sulla speranza"
Nell'ultimo periodo, a causa di alcuni impegni lavorativi, mi sono avvicinato (e appassionato) parecchio alla mitologia. Non che i miti non mi avessero mai interessato, tuttavia, mai come ora, mi era capitato di leggere e analizzare così tanti testi sull'argomento e provarci così tanto gusto. Perciò, forse spinto dall'onda di questa nuova ricerca, insieme al consueto fascino che gioca su di me il mondo orientale e alle ottime parole spese sull'autore e l'opera di cui presto andrò a parlare, mi sono deciso ad andare in fumetteria e prendere Krishna-Un viaggio interiore scritto e disegnato da Abhishek Singh ed edito dalla sempre ottima e lungimirante Bao Publishing.
Il protagonista del fumetto, come facilmente intuibile dal titolo, è Krishna. Quest'ultimo, come gran parte dei personaggi mitici e religiosi, si presenta come un essere di diversa natura a seconda della tradizione nella quale lo inquadriamo. Krishna, infatti, agli occhi di un laico occidentale, appare come un affascinante e antico mito, un personaggio protagonista di vicende in cui il sovrannaturale e il terreno si incrociano continuamente nel grande tempo dei primordi, quello della mitologia. Per un Hindu di corrente Vaisnavita, invece, è uno degli avatar del dio Vishnu, protettore del cosmo e del Dharma, la legge naturale che tutti gli esseri devono accettare e seguire poichè l'universo conservi la sua armonia. Infine, per un Krishnaita, Krishna è l'essere supremo stesso e non una delle sue manifestazioni.
Avendo a che fare con una figura così complessa, che porta con se un infinito bagaglio di storie, tradizioni, culti e interpretazioni, ne risulta che l'opera di Singh metta in scena una vicenda fortemente stratificata e frammentaria, ricca di personaggi, associazioni e situazioni disparate. Gli episodi che ci vengono raccontati non sono certamente inventati dall'autore, ma vengono presi da vari "testi sacri" come il Mahābhārata e il Bhagavadgītā,accompagnando il lettore in un viaggio, che pur assumento una sorta di andamento cronologico, mantiene le caratteristiche di un percorso interiore, come un flusso di immagini e pensieri senza tempo, dove la dimensione individuale e quella cosmica si intrecciano continuamente.
Si parte dunque dall'infanzia di Krisha, con la presentazione di un mondo armonioso e idialliaco, dolce e coloratissimo. Il piccolo Krishna è un irresistibile bricconcello pieno di vita e di curiosità. L'infanzia viene presentata come il tempo dell'innocenza e della spensieratezza, dove il mondo è ancora tutto da scorprire. In questa sezione sono memorabili l'episodio in cui Krishna viene sorpreso dalla madre adottiva a rubare il burro e la lotta con il serpente acquatico Kaalia. Nel primo episodio quando Yasoda, la mamma adottiva, cerca di guardargli la bocca piena di burro, vede tutto l'universo accorgendosi, così, di chi fosse il bambino che stava rimproverando. Nel secondo episodio Krishna affronta il serpente Kaalia, reo di avere avvenelato l'acqua del fiume nel quale le mucche del piccolo dio si stavano abbeverando. La lotta si rivela un'occasione per riflettere sulla natura di un essere vivente e sulla necessità per ognuno di seguire il suo Dharma, senza, tuttavia, cedere alla malvagità.
Dopo la dolcezza dell'infanzia, Singh ci presenta la triste storia dei genitori di Krishna, maltrattati dal malvagio Re Kamsa e la conseguente vendetta del giovane Krishna, la passione amorosa per la bella pastorella Radha, la storia della nascita della nascita del dio e, infine, l'epica battaglia di Kurukshetra. Quest'ultimo episodio, espresso con tavole di una potenza visiva devastante, mette in scena la lotta tra i principi Pandava e gli usuraptori del loro regno, i Kaurava. Krishna, essendo imparentato con entrambi le fazioni, deciderà di non schierarsi con nessuna delle due ma di far scegliere ai loro due rappresentanti tra la sua presenza e il suo esercito. Arjuna (Pandava) sceglierà la sua presenza e Krishna sarà dunque il cocchiere del suo carro da guerra, mentre Duryodhana sceglierà il suo esercito. Arjuna, prima dell'inizio della battaglia sarà in preda ad un turbine di dubbi esistenziali e morali, trovandosi di fronte come avversari una schiera composta dai suoi parenti più stretti. A tal punto Krishna infonderà coraggio nell'eroe, ricordandogli l'entità del suo dharma di guerriero e mostrandogli la chiave per la realizzazione spirituale. Dopo l'intervento di Krishna, Arjuna trovò la forza per combattere e portare alla vittoria i Pandava.
Krishna-un viaggio interiore è certamente un'opera che risente fortemente della cultura e della tradizione propria del suo autore, ma, come tutte le opere che hanno a che fare con i temi, il linguaggio e le immagini della mitologia, esprime dei concetti e delle riflessioni che hanno l'ampio respiro di un racconto universale. Nel fumetto di Singh il lettore viene a contatto con episodi che parlano delle coordinate base delle esistenza umana: la curiosità e l'entusiasmo per il mondo nell'infanzia, i tumulti e gli amori della giovinezza, la consapevolezza dell'età adultà, la ricerca di un'armonia con il mondo circostante, il tentativo di trovare un senso alla propria vita e il tentativo di inserirla all'interno di un disegno più grande. Per questo motivo, l'opera in questione, attraverso gli episodi della vita di Krisha diventa un "viaggio interiore" non solo nella coscienza narrata del dio, ma anche ( e soprattutto) in quella del lettore, sollevando un comparto di riflessioni e suggestioni che partono contemporaneamente dalla potenza "mitica" ed evocativa dei testi e dall'espressività delle immagini.
Trattandosi di materiale mitico, i testi di Singh hanno costantemente un'aura poetica ed aforistica, a tratti ermetica, ma sempre costantemente illuminante nella loro forza suggestiva e rappresentativa. Tutto questo si coordina alla perfezione con il comprato grafico, nel quale l'autore mostra uno stile davvero complesso e ricercato. Singh fa ampio uso del digitale e delle possibilità grafiche date dal computer senza confezionare un'opera dall'aria fredda e artificiale. Lo stile dei personaggi e degli ambienti risente sicuramente di un'estetica cartoonizzante, ricordando, per certi versi, alcune delle opere più belle della disney/pixar, soprattutto nella resa dinamica delle fasi più concitate. Tuttavia sono presenti anche notevoli influenze della pittura tradizionale indiana, soprattutto nella costante ricchezza di particolari e in alcuni "affreschi" dal tono mistico/sognante, come nella parte dedicata all'amore tra Krishna e Radha, così come qualche accenno ai comics americani, soprattutto, anche qui, nell'impostazione delle tavole nelle scene di combattimento. Oltre agli splendidi disegni, ciò che rende il volume davvero prezioso è la coloritura, fatta di tonalità accese e luminose, con ombreggiature nette e marcate, che colpiscono gli occhi all'istante con un'immediatezza davvero irresistibile. Sfogliando il volume, la percezione del lettore viene spesso invasa dalla ricchezza e meravigliosità dei dettagli che dapprima lo impressiona come uno shock, per poi incollarlo alla pagina, nel tentativo di ammirare quanta maestria e quanto splendore siano davanti ai suo occhi.
Per concludere, Krishna-Un viaggio interiore, è un'opera notevolissima, sia dal punto di vista narrativo e contenutistico sia da quello prettamente grafico. L'autore mette in scena una vicenda universale, capace di toccare le corde profonde dell'animo umano,appassionare per il suo ritmo e stupire per la sua dimensione poetica e mistica. Il lettore viene condotto in un viaggio alla riscoperta delle linee e delle domande essenziali dell'esistenza, alla ricerca di uno sguardo armonico sul tutto che solo i miti, per la forma e i contenuti che conservano, riescono ancora a dare.
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giovedì 23 luglio 2015
sabato 8 marzo 2014
Le città viste dall’alto
“Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se
il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive
ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra”. G. Calvino, Le città invisibili
Calvino ci dice che le città sono fatte dalle persone e dalle loro storie.
Mi piace pensare le sue parole in questo modo.
Ci alziamo alla mattina, un po’ storditi, a fatica ci alziamo e dopo un
attimo la testa sta già pensando a tutto quello che il giorno ci riserva. Camminiamo
a passo svelto, con lo sguardo basso, verso le nostre destinazioni. Cemento,
rumori, odori, gente che ci sfreccia da parte e va per la propria strada. Ci
sono altri esseri umani, altre storie, altre direzioni, ma noi non ce ne accorgiamo.
Tutto sembra solo paesaggio, come i palazzi, le strade, i mezzi pubblici e i
negozi, anche la gente finisce per diventare solo una scenografia dei nostri percorsi
quotidiani. Ci sarebbe da uscire dal proprio corpo per cambiare punto di vista.
Bisognerebbe aleggiare sulla città, sopra i tetti, guardare quel brulicante
mondo che cresce, si sviluppa , soffre e si entusiasma davanti ai nostri occhi.
Una visione d’insieme. Le città viste dall’alto.
Bao Publishing ha scelto proprio
quest’ultimo nome, ”Le città viste dall’alto”, per una collana di graphic novel che fino ad ora
ospita tre opere, ovvero: Ogni piccolo pezzo
di Stefano Simeone, Un lavoro vero
di Alberto Madrigal e Fermo
di Sualzo. La collana, come fa presagire il suo nome, è dedicata a fumetti
ambientati in una particolare città che,
in qualche modo, ci presentano, attraverso esperienze più o meno autobiografiche,
delicati e coinvolgenti intrecci esistenziali, dandoci un assaggio di quanto la
quotidianità in cui siamo immersi sia un reticolo tessuto dalle vite di ognuno.
Ogni autore ci offre la sua esperienza, la sua città vista dall’alto.
Simeone ci porta in un piccolo paesino di provincia italiano, uno di
quei posti dove la vita non accade, ma sembra solamente passare, senza picchi
degni nota. L’autore si interroga sulla frammentarietà e l'accumulo
della vita e lo fa portando sulla scena cinque personaggi diversi , 5 amici,
raccontandoci alcuni episodi delle loro esistenze, dall'infanzia all'età adulta. I ragazzi crescono tra
sogni, aspirazioni, zuffe e tempeste ormonali. All'improvviso, chi più chi
meno, si trova sbalzato in una grande città, all'università e poi al lavoro.
Tutti provano a trovare il loro posto nel mondo. C’è chi segue i propri
obbiettivi, chi finisce in un posto per caso e alla fine, inevitabilmente, ci
si allontana, lasciando aperti rimorsi e conti in sospeso, salvo ritrovarsi in
poche sporadiche occasioni. Tuttavia, un avvenimento improvviso, un matrimonio
nel proprio paese di origine , potrebbe essere l'occasione per ritrovarsi
finalmente tutti insieme.
Madrigal, invece, ci propone una vicenda più autobiografica.
Il protagonista è il suo alter ego, Javi, trasferitosi dalla Spagna a Berlino
per inseguire il suo grande sogno: diventare un fumettista. Un lavoro vero ci racconta la Berlino
multiculturale dei giovani precari, dei coinquilini “stronzi” e di quelli che
mancano quando se ne vanno. La città dei caffè, dove si fa colazione leggendo e
disegnando fumetti, nella speranza di trovare un editore al Festival di
Angoulem, che se no “si è lavorato gratis” e si “è buttato un anno nel cesso”.
La capitale tedesca allora diventa un crocevia di aspirazioni, emozioni, paure
e solitudini, il luogo dove rincorrere le proprie passioni o, invece,
arrendersi e cercare solo “un lavoro vero”, che ti dia qualche soldo per
sbarcare il lunario dignitosamente.
Infine, Sualzo, ci fa conoscere Sebastiano, ragazzo che fa
fatica a trovare la propria strada e, un po’ per caso, si ritrova a fare un
anno di servizio civile a Bibbiena, un piccolo comune in provincia d’Arezzo. Le
stradine del paese e i suoi verdi dintorni accompagnano le introspezioni del
giovane protagonista, che nell’incontro con gli altri riuscirà a stare “fermo”
e affrontare le proprie paure.
Tutti e tre gli autori riescono a confezionare ritratti
umani di una forza espressiva ed motiva davvero considerevole. Da queste opere
emergono quelle particolarità che sfuggono al nostro via vai quotidiano, come
una serie di indizi che può permetterci di far luce su quel discorso segreto di
cui parlava Calvino, un discorso che ci si para davanti ogni giorno e di cui
non comprenderemo mai abbastanza, perché è fatto del linguaggio misterioso di
cui è fatta la vita.
mercoledì 5 febbraio 2014
Zombo
Mondi di morte, agenti clonati, cannibali psicopatici, terribili mostri, aspiranti suicidi, pop star e talent show. Tutto questo e moltissimo altro è Zombo, di Al Ewing e Larry Flint. Un trip psichedelico inzuppato di humor nero e satira sociale.
Quando si pensa agli zombie, sia in un libro che in un film, quello che ci può venire in mente è più o meno questo:
1. va tutto bene
2. si inizia a vedere qualche persona non proprio a posto,
3. il furbone di turno scopre che c'è stata un'epidemia
4. ecco un piccolo branco di sventurati intenti a scappare da un orda di non morti che dilaga dappertutto sperando di trovare un posto sicuro o una cura.
Quante volte, polpettato in varie maniere e con varie scuse, abbiamo assistito a questo copione?
Probabilmente troppe.
Detto questo, acquistare un fumetto che in copertina ha un enorme zombie che dice "Posso mangiarti per favore?", potrebbe essere una scelta quantomeno discutibile, di quelle che portano al classico "è sempre la solita roba". Ecco, di Zombo, scritto da Al Ewing e disegnato da Larry Flint, si potrebbe dire di tutto tranne che è "sempre la solita roba".
Il volume è diviso in due "storie". La prima vicenda inizia sul pianeta Chronos, un "mondo di morte", che sembra uscito da un trip psichedelico. E' in questo luogo ostile che precipitano i passeggeri del volo 303. Tra loro ci sono due agenti governativi clonati, che ritengono l'autorità del governo qualcosa di indiscutibile e proteggono una grossa capsula contenente un essere misterioso. Questo essere è Zombo, morto vivente artificiale, amante della carne umana, aggressivo, ma educato al punto giusto, con il sogno di diventare una stella del pop. In questa prima parte della trama, Ewing, si diverte a mettere su carta più o meno ogni cosa che gli sarà passata per la testa. L'atmosfera sfocia spesso nell'assurdo, nel comico e nel demenziale: morti incredibili, smembramenti, personaggi completamente schizzati, cannibali psicopatici, piante carnivore, mostri di qualsiasi tipo, sono questi gli elementi che affollano l'universo di Zombo.Tuttavia, al contrario di quanto potrebbe sembrare, la follia e le invenzioni dello sceneggiatore mantengono sempre una certa intelligenza, il senso di grottesco è sempre presente, ma si percepisce la sottigliezza dei testi e delle situazioni proposte.
Passando alla seconda vicenda, questa volta, ci troviamo sulla terra. La narrazione ruota attorno ai complotti di un gruppo di produttori di Talent Show e alle macabre imprese di un gruppo di strani individui, I Suicide Boys, sorta di emo estremi, ossessionati dal filmare morti violente per poi postarle e votarle su un canale Web chiamato "Death Tube". In questa parte ci sono trovate davvero geniali e la critica sociale si fa molto più palese. Ewing ironizza sul mito dello spettacolo, sulla moda dei talent show e la mercificazione del corpo e del talento. E' presa di mira l'ansia del successo mediatico e il morboso attaccamento alla condivisione di contenuti in internet, specialmente quando contribuisce a creare una sorta di "nicchia" culturale e linguistica. Questo spesso porta a realtà abberranti, nel fumetto esemplificate dagli estremi Suicide Boys, che vivono nell'attesa di filmare la "morte migliore" e gratificarsi con le "cinque stelle" di voto degli altri utenti del social. Comunque, nonostante la forte valenza critica, l'opera non smette mai di conservare una grossa dose di umorismo e leggerezza, che la rende sempre piacevolissima alla lettura.
Per quanto riguarda i disegni, a mio parere, il lavoro di Flint è davvero ottimo. Le tavole sono un tripudio di colori acidi e psichedelici e contribuiscono a creare delle tavole dall'impatto visivo notevolessimo. I personaggi sono sempre caratterizzati molto accuratamente, con ricchezza di particolari dall'originalità indiscutibile. Anche per quanto riguarda gli ambienti ci troviamo ad alti livelli, infatti, sia negli scenari naturali, sia in quelli cittadini o negli ambienti c'è sempre una grande attenzione per i particolari e il tocco personale dell'artista è sempre ben percepibile.
Per concludere, Zombo è sicuramente un'opera sopra le righe, un lavoro che osa e lo fa in maniera intelligente e strutturata. Consigliato a tutti quelli che amano gli scenari grotteschi, l'umorismo nero british e una tendenza alla presentazione di una distopia folle che, pur prendendosi sempre un pò in giro, fornisce notevoli spunti di riflessione.
Quando si pensa agli zombie, sia in un libro che in un film, quello che ci può venire in mente è più o meno questo:
1. va tutto bene
2. si inizia a vedere qualche persona non proprio a posto,
3. il furbone di turno scopre che c'è stata un'epidemia
4. ecco un piccolo branco di sventurati intenti a scappare da un orda di non morti che dilaga dappertutto sperando di trovare un posto sicuro o una cura.
Quante volte, polpettato in varie maniere e con varie scuse, abbiamo assistito a questo copione?
Probabilmente troppe.
Detto questo, acquistare un fumetto che in copertina ha un enorme zombie che dice "Posso mangiarti per favore?", potrebbe essere una scelta quantomeno discutibile, di quelle che portano al classico "è sempre la solita roba". Ecco, di Zombo, scritto da Al Ewing e disegnato da Larry Flint, si potrebbe dire di tutto tranne che è "sempre la solita roba".
Il volume è diviso in due "storie". La prima vicenda inizia sul pianeta Chronos, un "mondo di morte", che sembra uscito da un trip psichedelico. E' in questo luogo ostile che precipitano i passeggeri del volo 303. Tra loro ci sono due agenti governativi clonati, che ritengono l'autorità del governo qualcosa di indiscutibile e proteggono una grossa capsula contenente un essere misterioso. Questo essere è Zombo, morto vivente artificiale, amante della carne umana, aggressivo, ma educato al punto giusto, con il sogno di diventare una stella del pop. In questa prima parte della trama, Ewing, si diverte a mettere su carta più o meno ogni cosa che gli sarà passata per la testa. L'atmosfera sfocia spesso nell'assurdo, nel comico e nel demenziale: morti incredibili, smembramenti, personaggi completamente schizzati, cannibali psicopatici, piante carnivore, mostri di qualsiasi tipo, sono questi gli elementi che affollano l'universo di Zombo.Tuttavia, al contrario di quanto potrebbe sembrare, la follia e le invenzioni dello sceneggiatore mantengono sempre una certa intelligenza, il senso di grottesco è sempre presente, ma si percepisce la sottigliezza dei testi e delle situazioni proposte.
Passando alla seconda vicenda, questa volta, ci troviamo sulla terra. La narrazione ruota attorno ai complotti di un gruppo di produttori di Talent Show e alle macabre imprese di un gruppo di strani individui, I Suicide Boys, sorta di emo estremi, ossessionati dal filmare morti violente per poi postarle e votarle su un canale Web chiamato "Death Tube". In questa parte ci sono trovate davvero geniali e la critica sociale si fa molto più palese. Ewing ironizza sul mito dello spettacolo, sulla moda dei talent show e la mercificazione del corpo e del talento. E' presa di mira l'ansia del successo mediatico e il morboso attaccamento alla condivisione di contenuti in internet, specialmente quando contribuisce a creare una sorta di "nicchia" culturale e linguistica. Questo spesso porta a realtà abberranti, nel fumetto esemplificate dagli estremi Suicide Boys, che vivono nell'attesa di filmare la "morte migliore" e gratificarsi con le "cinque stelle" di voto degli altri utenti del social. Comunque, nonostante la forte valenza critica, l'opera non smette mai di conservare una grossa dose di umorismo e leggerezza, che la rende sempre piacevolissima alla lettura.
Per quanto riguarda i disegni, a mio parere, il lavoro di Flint è davvero ottimo. Le tavole sono un tripudio di colori acidi e psichedelici e contribuiscono a creare delle tavole dall'impatto visivo notevolessimo. I personaggi sono sempre caratterizzati molto accuratamente, con ricchezza di particolari dall'originalità indiscutibile. Anche per quanto riguarda gli ambienti ci troviamo ad alti livelli, infatti, sia negli scenari naturali, sia in quelli cittadini o negli ambienti c'è sempre una grande attenzione per i particolari e il tocco personale dell'artista è sempre ben percepibile.
Per concludere, Zombo è sicuramente un'opera sopra le righe, un lavoro che osa e lo fa in maniera intelligente e strutturata. Consigliato a tutti quelli che amano gli scenari grotteschi, l'umorismo nero british e una tendenza alla presentazione di una distopia folle che, pur prendendosi sempre un pò in giro, fornisce notevoli spunti di riflessione.
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giovedì 2 gennaio 2014
Ogni piccolo pezzo
"Hanno trascorso l'infanzia a sognare il futuro. Poi alcuni dei loro sogni si sono avverati. Non tutti erano pronti a quella possibilità". Dopo "Semplice", Stefano Simeone, torna a parlarci della vita quotidiana di un piccolo paesino italiano di provincia, mettendo in scena un meraviglioso mosaico esistenziale, che ci fa riflettere su quanto la vita sia un precipitato di momenti che si susseguono e di quanto sia facile, essendo rapiti dal suo scorrere, perderne alcuni per poi fermarsi un giorno e recuperarli, forse, solo nella memoria.
Spesso crediamo che le nostre normali vite quotidiane, quelle che sembrano scorrere senza nessuna impennata degna di nota e puntano costantemente ad un futuro, in apparenza, arido di grandi novità, non siano poi così interessanti. Di farle diventare protagoniste di un romanzo o di un fumetto non ci sembrerebbe davvero il caso. Sai che noia, mi viene da pensare. Eppure, c'è un autore che sembra così vicino alla nostra piccola dimensione, a questa quotidianità che sembra non accadere, ma passare, da riuscire a descriverla in maniera così cristallina, leggera e ironica, ma nello stesso profonda, da farci emozionare a tal punto da capire, che in fondo, non c'è nulla di scontato anche nelle nostre "piatte" vite. Se qualcuno se lo sta chiedendo, non parlerò di nuovo di Raymond Carver, ma di Stefano Simeone, del quale avevo già avuto il piacere di leggere (e commentare su questo blog) "Semplice", acquistato al Lucca Comics di quest'anno.
Oggi, infatti, parlerò della sua ultima graphic novel intitolata "Ogni piccolo pezzo", che si è rivelata ( e non avevo dubbi in proposito) un regalo di natale azzeccatissimo. Ringrazio dunque, in primis, chi me la ha regalata.
Ogni piccolo pezzo, come fa presagire sia il titolo, sia la copertina a mosaico, caratterizzata da una miriade di tasselli di differente forma e sfumatura che si intrecciano fino creare un cuore, è una storia che ci parla del precipitato di momenti di cui è composta la nostra vita. Il fluire continuo che sembra scorerre davanti ai nostri occhi, in realtà, è formato da tanti segmenti spazio-temporali. La nostra vita va avanti, viviamo tante esperienze e non facciamo nemmeno in tempo a rendercene conto. Capita, poi, che un giorno ci fermiamo e siamo cresciuti. Ci guardiamo indietro e ci concentriamo su alcuni ricordi, immagini volatili, forse ombre scolorite di qualcosa che abbiamo perso. Ci interroghiamo quindi su ogni piccolo pezzo della nostra esistenza, chiedendoci cosa è rimasto e cosa abbiamo lasciato indietro.
Simeone si interroga sulla frammentarietà e l'accumulo della vita, lo fa portando sulla scena cinque personaggi diversi e raccontandoci alcuni episodi delle loro vite, dall'infanzia all'eta adulta.
C'è Mauro, un ragazzo che nasconde un grave trauma famigliare dietro la maschera sicura di un divo hollywoodiano. C'è Diego, ragazzo coraggioso e buono, ma spaventato dalle relazioni e dalle emozioni forti. C'è Sienna, ex romantica sognatrice, che dopo un'infanzia e una giovinezza a confrontarsi con le aspirazioni di bellezza materne, diventa una donna in carriera, cinica e disillusa. Un altro protagonista è Alessandro, ragazzone semplice e un pò anonimo, senza particolari aspirazioni. Infine, troviamo il misterioso Xavier di cui si sa poco fino alla fine del volume.I ragazzi crescono in un paesino italiano qualunque, dove tutto è tranquillo e l'esistenza scorre tra sogni, aspirazioni, zuffe e tempeste ormonali. All'improvviso, chi più chi meno, si trova sbalzato in una grande città, all'università e poi al lavoro. Tutti provano a trovare il loro posto nel mondo.La vita è, si sa, un crocevia infinito di strade e percorsi diversi e anche qui, in Ogni piccolo pezzo, i 5 amici finiscono per allontanarsi lasciando aperti rimorsi e conti in sospeso, salvo ritrovarsi in poche sporadiche occasioni. Tuttavia, un avvenimento improvviso, un matrimonio nel proprio paese di origine , potrebbe essere l'occasione per ritrovarsi finalmente tutti insieme.
Simeone dimostra di essere uno storyteller straordinario. Riesce a mantenere perfettamente il controllo delle vicende dei 5 personaggi, riuscendo non solo a passare dall'uno all'altro con fluidità, ma anche ad incrociare piani temporali e spaziali differenti con trovate grafiche e narrative eleganti, originali e funzionali.L'opera finale risulta essere, perciò, il risultato di una moltitudine di pezzi disseminati qua e là, che si accavallano e si intrecciano, sempre ottimamente manovrati dall'autore che riesce ad imbastire un'opera davvero solida e variegata, nonostante i tantissimi fronti nella quale è impegnata la narrazione. Simeone, infatti, riesce a raccontare la quotidianità in maniera originale e appasionante senza mai perdersi nel labirinto di personaggi, luoghi e piani temporali. Questa capacità rende l'opera una lettura allo stesso tempo piacevolissima e complessa nella sua profonda stratificazione.
Il racconto è disseminato di citazioni pop come i riferimenti al "uolkmen", alle
"boibènd" o al pacchetto di marlboro nella manica arrotolata della camicia. Un soffio di anni 90 che ci fa sorridere, quasi malinconicamente, ricordandoci alcuni stilemi della nostra adolescenza. Inoltre, con questi riferimenti mirati, l'autore ci fa percepire in maniera ironica il tempo che passa, con le mode che cambiano, nonostante la convinzione, spesso comune, "che dureranno".
Una menzione particolare lo merita sicuramente l'aspetto grafico dell'opera, caratterizzato da un tratto fantasioso, a volte irregolare e cartoonesco, di forte impatto espressivo. I colori utilizzati sono sgargianti e pastellati. L'autore preferisce le tonalità calde per raccontare gli episodi dell'infanzia e dell'adolescenza, mentre il presente assume spesso toni più freddi come l'azzuro, il verde "acido" o un tenue arancione rosato, forse a simboleggiare l'arrivo dell'età adulta in contrapposizione con l'energia dell'infanzia e il fervore della giovinezza.
Per concludere, Ogni piccolo pezzo, è un opera che parla di argomenti profondi con leggerezza e ironia. Il lettore non farà fatica ad immedesimarsi nei personaggi tratteggiati in modo mirabile da Simeone, a partecipare delle loro emozioni e delle loro esistenze, che sembrano avere il sapore agrodolce delle nostre.Questa storia, che sembra abbracciare 20 anni, riesce a farci andare avanti e indietro con la mente, a farci passare davanti agli occhi tanti ricordi della nostra vita strappandoci un sorriso, a volte un pò malinconico. Consigliatissimo.
Spesso crediamo che le nostre normali vite quotidiane, quelle che sembrano scorrere senza nessuna impennata degna di nota e puntano costantemente ad un futuro, in apparenza, arido di grandi novità, non siano poi così interessanti. Di farle diventare protagoniste di un romanzo o di un fumetto non ci sembrerebbe davvero il caso. Sai che noia, mi viene da pensare. Eppure, c'è un autore che sembra così vicino alla nostra piccola dimensione, a questa quotidianità che sembra non accadere, ma passare, da riuscire a descriverla in maniera così cristallina, leggera e ironica, ma nello stesso profonda, da farci emozionare a tal punto da capire, che in fondo, non c'è nulla di scontato anche nelle nostre "piatte" vite. Se qualcuno se lo sta chiedendo, non parlerò di nuovo di Raymond Carver, ma di Stefano Simeone, del quale avevo già avuto il piacere di leggere (e commentare su questo blog) "Semplice", acquistato al Lucca Comics di quest'anno.
Oggi, infatti, parlerò della sua ultima graphic novel intitolata "Ogni piccolo pezzo", che si è rivelata ( e non avevo dubbi in proposito) un regalo di natale azzeccatissimo. Ringrazio dunque, in primis, chi me la ha regalata.
Ogni piccolo pezzo, come fa presagire sia il titolo, sia la copertina a mosaico, caratterizzata da una miriade di tasselli di differente forma e sfumatura che si intrecciano fino creare un cuore, è una storia che ci parla del precipitato di momenti di cui è composta la nostra vita. Il fluire continuo che sembra scorerre davanti ai nostri occhi, in realtà, è formato da tanti segmenti spazio-temporali. La nostra vita va avanti, viviamo tante esperienze e non facciamo nemmeno in tempo a rendercene conto. Capita, poi, che un giorno ci fermiamo e siamo cresciuti. Ci guardiamo indietro e ci concentriamo su alcuni ricordi, immagini volatili, forse ombre scolorite di qualcosa che abbiamo perso. Ci interroghiamo quindi su ogni piccolo pezzo della nostra esistenza, chiedendoci cosa è rimasto e cosa abbiamo lasciato indietro.
Simeone si interroga sulla frammentarietà e l'accumulo della vita, lo fa portando sulla scena cinque personaggi diversi e raccontandoci alcuni episodi delle loro vite, dall'infanzia all'eta adulta.
C'è Mauro, un ragazzo che nasconde un grave trauma famigliare dietro la maschera sicura di un divo hollywoodiano. C'è Diego, ragazzo coraggioso e buono, ma spaventato dalle relazioni e dalle emozioni forti. C'è Sienna, ex romantica sognatrice, che dopo un'infanzia e una giovinezza a confrontarsi con le aspirazioni di bellezza materne, diventa una donna in carriera, cinica e disillusa. Un altro protagonista è Alessandro, ragazzone semplice e un pò anonimo, senza particolari aspirazioni. Infine, troviamo il misterioso Xavier di cui si sa poco fino alla fine del volume.I ragazzi crescono in un paesino italiano qualunque, dove tutto è tranquillo e l'esistenza scorre tra sogni, aspirazioni, zuffe e tempeste ormonali. All'improvviso, chi più chi meno, si trova sbalzato in una grande città, all'università e poi al lavoro. Tutti provano a trovare il loro posto nel mondo.La vita è, si sa, un crocevia infinito di strade e percorsi diversi e anche qui, in Ogni piccolo pezzo, i 5 amici finiscono per allontanarsi lasciando aperti rimorsi e conti in sospeso, salvo ritrovarsi in poche sporadiche occasioni. Tuttavia, un avvenimento improvviso, un matrimonio nel proprio paese di origine , potrebbe essere l'occasione per ritrovarsi finalmente tutti insieme.
Simeone dimostra di essere uno storyteller straordinario. Riesce a mantenere perfettamente il controllo delle vicende dei 5 personaggi, riuscendo non solo a passare dall'uno all'altro con fluidità, ma anche ad incrociare piani temporali e spaziali differenti con trovate grafiche e narrative eleganti, originali e funzionali.L'opera finale risulta essere, perciò, il risultato di una moltitudine di pezzi disseminati qua e là, che si accavallano e si intrecciano, sempre ottimamente manovrati dall'autore che riesce ad imbastire un'opera davvero solida e variegata, nonostante i tantissimi fronti nella quale è impegnata la narrazione. Simeone, infatti, riesce a raccontare la quotidianità in maniera originale e appasionante senza mai perdersi nel labirinto di personaggi, luoghi e piani temporali. Questa capacità rende l'opera una lettura allo stesso tempo piacevolissima e complessa nella sua profonda stratificazione.
Il racconto è disseminato di citazioni pop come i riferimenti al "uolkmen", alle
"boibènd" o al pacchetto di marlboro nella manica arrotolata della camicia. Un soffio di anni 90 che ci fa sorridere, quasi malinconicamente, ricordandoci alcuni stilemi della nostra adolescenza. Inoltre, con questi riferimenti mirati, l'autore ci fa percepire in maniera ironica il tempo che passa, con le mode che cambiano, nonostante la convinzione, spesso comune, "che dureranno".
Una menzione particolare lo merita sicuramente l'aspetto grafico dell'opera, caratterizzato da un tratto fantasioso, a volte irregolare e cartoonesco, di forte impatto espressivo. I colori utilizzati sono sgargianti e pastellati. L'autore preferisce le tonalità calde per raccontare gli episodi dell'infanzia e dell'adolescenza, mentre il presente assume spesso toni più freddi come l'azzuro, il verde "acido" o un tenue arancione rosato, forse a simboleggiare l'arrivo dell'età adulta in contrapposizione con l'energia dell'infanzia e il fervore della giovinezza.
Per concludere, Ogni piccolo pezzo, è un opera che parla di argomenti profondi con leggerezza e ironia. Il lettore non farà fatica ad immedesimarsi nei personaggi tratteggiati in modo mirabile da Simeone, a partecipare delle loro emozioni e delle loro esistenze, che sembrano avere il sapore agrodolce delle nostre.Questa storia, che sembra abbracciare 20 anni, riesce a farci andare avanti e indietro con la mente, a farci passare davanti agli occhi tanti ricordi della nostra vita strappandoci un sorriso, a volte un pò malinconico. Consigliatissimo.
lunedì 19 agosto 2013
Saga 1-2
Due innamorati, un'idea da proteggere, un incredibile fuga nello spazio tra mostri, eserciti, cacciatori di taglie, personaggi surreali, alberi-astronave, uomini-televisore seduti sulla tazza del gabinetto e molto, molto altro. Brian K. Vaughan e Fiona Staples firmano un mix incredibile di fantascienza, fantasy e space opera per un fumetto che è già un capolavoro.
Due mondi impegnati in un conflitto perenne. Il pianeta Landfall e la sua Luna, Wreath, si scontrano in una lotta sanguinosa che si espande a macchia d'olio, spostandosi dai terreni propri delle due fazioni verso i luoghi più remoti della galassia. "Le ali" e "Le corna", due razze nemiche, divise da un odio viscerale e secoralizzato, lottano senza tregua in un gioco al massacro che non fa altro che portare sempre più violenza.
In questo scenario tumultuoso si muovono Marco e Alana, due ex soldati, rivali per nascita, che si innamorano e decidono di scappare insieme. Il frutto del loro amore sarà la piccola Hazel, voce narrante della storia e simbolo del sogno di riconciliazione tra i due popoli in guerra, che rievoca in un lungo flashback le vicessitudini dei genitori. La fuga di Marco e Alana innescherà una tremenda caccia all'uomo che li porterà ad affrontare pericoli di ogni sorta, in particolare, le forze degli eserciti di entrambe le fazioni decisi ad acciuffarli e i freelancer, spietati cacciatori di taglie ansiosi di riscattare la propria ricompensa.
Questa è l'idea di base di Saga, scritto dall'ispiratissimo Brian K.Vaughan ( Ex Machina, Y-l'ultimo uomo) e disegnato dall'ottima Fiona Staples, pubblicato in America dall' Image Comics e portato in Italia dalla Bao Publishing che finora ha pubblicato due volumi contenenti i primi 12 albi americani (sei per il primo volume e sei per il secondo).
Il plot di partenza non sembra essere nulla di originale. Riducendo all'osso la trama di Saga potremmo dire di trovarci di fronte alla storia delle storie, uno stilema classico della letteratura, da Tristano e Isotta a Romeo e Giulietta, ovvero la vicenda di due amanti appartenenti a fazioni rivali che lottano contro tutto e tutti per il loro amore.
Detto questo, potrebbe sembrare che l'opera non sia nulla di così eclatante e di trovarsi per le mani qualcosa di trito e ritrito, ma non è così, ve lo posso assicurare.
Saga è un fumetto eccezionale. Vaughan mette in scena una coppia di amanti che, non accettando di soccombere al fato e alla ragione storica, si lancerà in una disperata fuga nello spazio per proteggere un'idea, un sogno di un nuovo corso, una piccola rivoluzione privata che ci tiene incollati alle pagine fin dalle prime battute.
Gli autori ci svelano a poco a poco i tratti caratteriali dei due protagonisti, in questo modo ne scopriamo gradualmente la profondità, le emozioni, il passato e i sogni attraverso i dialoghi e le azioni che compiono, in un viaggio epico senza cali di tensione. A mio parere uno dei punti di forza di Saga sta proprio in quello che ho appena detto, ovvero i personaggi sono caratterizzati davvero bene. Vaughan non sceglie la scorciatoia dello stereotipo, ma si lascia andare ad una delineazione psicologica delicata e complessa che trova nell'ottimo bilanciamento tra toni epici e pause riflessive un solido terreno per accompagnare il lettore in un viaggio emozionale, mai scontato o appiattito, alla scoperta delle personalità dei protagonisti.
Sullo sfondo, ma sempre ben presente e performante nelle vicende, c'è un mondo meraviglioso di luoghi e personaggi straordinari e bizzarri. Vaughan e Staples non risparmiano il proprio estro creativo mettendoci di fronte ad un universo dove si incrociano sapientemente elementi sci-fi e fantasy. Un mix origialissimo, fatto di astronavi, armi, mostri, magie, strani poteri, foreste, caverne, palazzi spaziali come se l'aria che si respira guardando Star Wars o Blade Runner si mischiasse con le pagine di Tolkien o Martin. Certe creazioni sono così d'impatto che non possiamo che rimanerne strabiliati. Durante la lettura capita spesso di farsi la domanda "Ma come cavolo gli è venuto in mente una roba del genere!!!???" penso ad esempio al Principe Robot IV con la sua testa-televisore, che mi ha fatto venire in mente l'altrettanto strabiliante Popalong Cassidy della Notte del Drive-In, oppure al Volere, freelance senza scrupoli innamorato de "il Segugio" un'altra freelance sanguinaria dalle fattezze di donna-ragno o il razzo-albero sul quale Alana e Marco scappano dal pianeta Cleave .
Insomma, in Saga se ne vedono proprio di tutti i colori e le sorprese e il coinvolgimento non fanno altro che aumentare con il proseguimento della vicenda. Il secondo volume porta avanti ottimamente l'incipit tracciato nel primo. Vaughan aumenta la sensazione di pericolo, il senso di frenesia dato dalla fuga, ma anche la mitologia di un mondo che ci sembra di esplorare e di scoprire di persona insieme ai due protagonisti, sempre perfettamente caratterizzati. Si inseriscono inoltre nuovi personaggi, carismatici e surreali, luoghi incredibili, intrighi, piste secondarie e spunti di riflessione che pur partendo da questo scenario del tutto fantastico ci riportano alla realtà di tutti i giorni, proprio per la vicinanza che proviamo con il mondo di Saga e i suoi attori, così diversi e nello stesso tempo così simili a noi.
Un' ultima menzione la merita ciò che ha permesso a tutta questa fantasia di essere immortalata davanti ai nostri occhi, ovvero i disegni di Fiona Staples. Le tavole sono coloratissime e molto espressive. La Staples riesce efficacemente ad oscillare, con il suo tratto marcato e spigoloso, tra i toni epici delle battaglie, la comicità di certi dialoghi, la malinconia delle parti narrative fino ad arrivare al bizzarro e al grottesco di certe scene, come ad esempio l'amplesso fra i due coniugi Robot o la caratterizzazione di Sextillion.
Si potrebbero ancora dire un sacco di cose su Saga, ma un pò per coincisione e un pò per non svelare troppo della trama, credo che sia meglio concludere qui. Con Saga siamo di fronte ad un capolavoro profondo e strabiliante, un'epopea che intreccia in modo mai banale elementi tratti da vari generi letterari catturando il lettore sia con la trama che con il modo in cui questa è raccontata e rappresentata. Non a caso, a maggior prova del prodotto in questione, quest'anno Saga ha sbancato gli Eisner Awards (miglior serie, miglior nuova serie e miglior sceneggiatore)
Aspettando con ansia l'uscita del prossimo volume, consiglio a tutti gli appassionati di fumetti (e non) la lettura dei primi due, sono sicuro che non rimarrete delusi!
Due mondi impegnati in un conflitto perenne. Il pianeta Landfall e la sua Luna, Wreath, si scontrano in una lotta sanguinosa che si espande a macchia d'olio, spostandosi dai terreni propri delle due fazioni verso i luoghi più remoti della galassia. "Le ali" e "Le corna", due razze nemiche, divise da un odio viscerale e secoralizzato, lottano senza tregua in un gioco al massacro che non fa altro che portare sempre più violenza.
In questo scenario tumultuoso si muovono Marco e Alana, due ex soldati, rivali per nascita, che si innamorano e decidono di scappare insieme. Il frutto del loro amore sarà la piccola Hazel, voce narrante della storia e simbolo del sogno di riconciliazione tra i due popoli in guerra, che rievoca in un lungo flashback le vicessitudini dei genitori. La fuga di Marco e Alana innescherà una tremenda caccia all'uomo che li porterà ad affrontare pericoli di ogni sorta, in particolare, le forze degli eserciti di entrambe le fazioni decisi ad acciuffarli e i freelancer, spietati cacciatori di taglie ansiosi di riscattare la propria ricompensa.
Questa è l'idea di base di Saga, scritto dall'ispiratissimo Brian K.Vaughan ( Ex Machina, Y-l'ultimo uomo) e disegnato dall'ottima Fiona Staples, pubblicato in America dall' Image Comics e portato in Italia dalla Bao Publishing che finora ha pubblicato due volumi contenenti i primi 12 albi americani (sei per il primo volume e sei per il secondo).
Il plot di partenza non sembra essere nulla di originale. Riducendo all'osso la trama di Saga potremmo dire di trovarci di fronte alla storia delle storie, uno stilema classico della letteratura, da Tristano e Isotta a Romeo e Giulietta, ovvero la vicenda di due amanti appartenenti a fazioni rivali che lottano contro tutto e tutti per il loro amore.
Detto questo, potrebbe sembrare che l'opera non sia nulla di così eclatante e di trovarsi per le mani qualcosa di trito e ritrito, ma non è così, ve lo posso assicurare.
Saga è un fumetto eccezionale. Vaughan mette in scena una coppia di amanti che, non accettando di soccombere al fato e alla ragione storica, si lancerà in una disperata fuga nello spazio per proteggere un'idea, un sogno di un nuovo corso, una piccola rivoluzione privata che ci tiene incollati alle pagine fin dalle prime battute.
Gli autori ci svelano a poco a poco i tratti caratteriali dei due protagonisti, in questo modo ne scopriamo gradualmente la profondità, le emozioni, il passato e i sogni attraverso i dialoghi e le azioni che compiono, in un viaggio epico senza cali di tensione. A mio parere uno dei punti di forza di Saga sta proprio in quello che ho appena detto, ovvero i personaggi sono caratterizzati davvero bene. Vaughan non sceglie la scorciatoia dello stereotipo, ma si lascia andare ad una delineazione psicologica delicata e complessa che trova nell'ottimo bilanciamento tra toni epici e pause riflessive un solido terreno per accompagnare il lettore in un viaggio emozionale, mai scontato o appiattito, alla scoperta delle personalità dei protagonisti.
Sullo sfondo, ma sempre ben presente e performante nelle vicende, c'è un mondo meraviglioso di luoghi e personaggi straordinari e bizzarri. Vaughan e Staples non risparmiano il proprio estro creativo mettendoci di fronte ad un universo dove si incrociano sapientemente elementi sci-fi e fantasy. Un mix origialissimo, fatto di astronavi, armi, mostri, magie, strani poteri, foreste, caverne, palazzi spaziali come se l'aria che si respira guardando Star Wars o Blade Runner si mischiasse con le pagine di Tolkien o Martin. Certe creazioni sono così d'impatto che non possiamo che rimanerne strabiliati. Durante la lettura capita spesso di farsi la domanda "Ma come cavolo gli è venuto in mente una roba del genere!!!???" penso ad esempio al Principe Robot IV con la sua testa-televisore, che mi ha fatto venire in mente l'altrettanto strabiliante Popalong Cassidy della Notte del Drive-In, oppure al Volere, freelance senza scrupoli innamorato de "il Segugio" un'altra freelance sanguinaria dalle fattezze di donna-ragno o il razzo-albero sul quale Alana e Marco scappano dal pianeta Cleave .
Il Volere e il suo animale domestico "Gatto-bugia"
Il principe Robot IV in una pausetta intima
Un' ultima menzione la merita ciò che ha permesso a tutta questa fantasia di essere immortalata davanti ai nostri occhi, ovvero i disegni di Fiona Staples. Le tavole sono coloratissime e molto espressive. La Staples riesce efficacemente ad oscillare, con il suo tratto marcato e spigoloso, tra i toni epici delle battaglie, la comicità di certi dialoghi, la malinconia delle parti narrative fino ad arrivare al bizzarro e al grottesco di certe scene, come ad esempio l'amplesso fra i due coniugi Robot o la caratterizzazione di Sextillion.
Izabel una "babysitter" molto speciale
Il nonno di Hazel, un sarto formidabile
Si potrebbero ancora dire un sacco di cose su Saga, ma un pò per coincisione e un pò per non svelare troppo della trama, credo che sia meglio concludere qui. Con Saga siamo di fronte ad un capolavoro profondo e strabiliante, un'epopea che intreccia in modo mai banale elementi tratti da vari generi letterari catturando il lettore sia con la trama che con il modo in cui questa è raccontata e rappresentata. Non a caso, a maggior prova del prodotto in questione, quest'anno Saga ha sbancato gli Eisner Awards (miglior serie, miglior nuova serie e miglior sceneggiatore)
Aspettando con ansia l'uscita del prossimo volume, consiglio a tutti gli appassionati di fumetti (e non) la lettura dei primi due, sono sicuro che non rimarrete delusi!
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giovedì 25 luglio 2013
I kill Giants
I kill Giants di Joe kelly e Ken NiimuraUna ragazzina coraggiosa contro i giganti delle sue paure. Una storia che fa riflettere e commuovere![]() |
| Copertina "I kill Giants" |
Barbara Thorson è una ragazzina delle elementari molto particolare. E' intelligente, originale, determinata, quasi strafottente e molto coraggiosa. Vive in una piccola cittadina marittima americana insieme al fratello Dave e alla sorella Karen, che si è presa l'onere di capo famiglia dopo che il padre se ne è andato.
Barbara legge tanto ama il fantasy e i giochi di ruolo con la quale si diletta come Dungeon Master con i suoi pochi amici. I suoi comportamenti e il suo vestiario sono alquanto eccentrici, per questo a scuola viene considerata una ragazzina "stramba" ed è regolarmente presa di mira dalle bulle della scuola.
Barbara dorme nel seminterrato di casa sua poiché al piano superiore c'è un'entità che gli impedisce il passaggio e l'assilla con visioni mostruose. La maggior parte del tempo libero lo passa sulla spiaggia a costruire trappole per Giganti che sono la vera e propria ossessione della ragazzina. Barbara continua a leggere libri sui Giganti, ne studia le caratteristiche e si prepara ad affrontarli. I Giganti sono esseri mostruosi, portatori di morte e distruzione e Barbara è l'unica in grado di affrontarli grazie ad un'arma invincibile, il martello Koveleski, di cui è la fiera custode.
Ora i presagi di Barbara dicono che si sta avvicinando qualcosa di davvero devastante. Sta per arrivare un essere atroce che lei deve sconfiggere in modo che anche ciò che c'è al primo piano di casa tua e non riesce nemmeno a nominare non le faccia più paura.
La situazione di Barbara si complica ulteriormente con l'arrivo di Sofia, una ragazza carina e sensibile che le vuole essere amica e con le chiacchierate obbligate con la signorina Molle, una psicologa che la interroga sulla sua difficile situazione familiare e sembra voler scavare più a fondo nel suo carattere introverso e nella sua ossessione per i Giganti.
Può Barbara scoprirsi a relazioni di questo tipo? Il dialogo con queste persone scoprirà nervi della sua sensibilità che non riesce ad affrontare? Può una paladina custode di un potere così forte lasciarsi andare ed aprire il suo mondo? I Giganti sono solo il frutto della fantasia di una ragazzina o c'è qualcosa di più?
Tutte queste domande avranno una risposta durante lo svolgersi della vicenda, della quale non voglio anticipare di più perché è davvero ben congegnata e merita sicuramente la lettura.
I kill Giants ci mette di fronte a qualcosa che abbiamo conosciuto e conosciamo, ovvero le nostre paure e il nostro modo di porsi di fronte ad esse. I Giganti sono il simbolo del terrore, di ciò che ci blocca e che possiamo affrontare soltanto armandoci di tutto il coraggio che possediamo.
Joe Kelly scrive un testo fluido, ironico, avvincente e nel finale davvero commovente. Gli avvenimenti si susseguono in un mix esplosivo di simpatici dialoghi e sequenze di scontri reali o immaginati, in cui Barbara fronteggia le avversità reali e quelle della sua mente, in una quotidianità che la mette costantemente alla prova. E' davvero impossibile non affezionarsi a questa determinata ragazzina di quinta e elementare un po' nerd e sociopatica dotata di una spiccata fantasia e limpido coraggio. Barbara lotta per il suo presente, per la sua condizione mentale, per la scoperta di se stessa e per la sua felicità. Ci rivediamo bambini e nello stesso tempo non facciamo comunque fatica ad immedesimarsi in lei anche da adulti. Sotto la scorza apparentemente sbarazzina, il fumetto indaga tematiche importanti, intrattiene, fa riflettere ed emozionare.
Il disegno di J.M. Ken Niimura è davvero originale e funzionale alla vicenda. I personaggi sono carismatici e sempre ben caratterizzati. Le tavole risentono sia dell'influenza grafica del fumetto europeo sia di quello supereroistico americano, soprattutto negli scontri, sia del manga giapponese nella libertà compositiva. Questa composizione stilistica fornisce un impatto visivo davvero suggestivo e attraente.
Per concludere, ritengo che I kill Giants sia una graphic novel davvero imperdibile, capace di coinvolgere il lettore con un piglio prettamente cinematografico e un ritmo narrativo magnetico e avvincente. Una storia sull'infanzia e le sue paure, ma sopratutto è una storia che ci parla della vita, delle sue avversità e del coraggio che ci vuole per andare avanti e sperare di essere felici. Siamo più forti di quello che pensiamo, ma dobbiamo crederci e lottare, fino in fondo.
Per saperne di più:
http://en.wikipedia.org/wiki/Joe_Kelly_(comics)
http://niimurablog.blogspot.it/
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