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venerdì 11 ottobre 2013

Autunno Americano nelle fotografie di Sergey Bermeniev

Gli uomini dietro alle icone

 



A partire dal 4 ottobre fino al 31 ottobre, Milano ha l'onore di ospitare all'interno della Sala Consultazione del Civico Archivio Fotografico e della Civica Raccolta delle stampe, presso il Castello Sforzesco, alcuni celebri scatti del noto fotografo ritrattista Sergey Bermeniev. Il noto artista russo ha ritratto negli anni personaggi in vista della cultura, della scienza e della politica americana, ma anche leader politici russi ed artisti internazionali. Nel 2001 inoltre è stato insignito del più alto premio russo per il giornalismo fotografico: "Occhio d'oro della Russia" grazie alla serie di ritratti "Leader mondiali".


Bermeniev costituisce sicuramente un membro dell'elite della fotografia ritrattistica mondiale. Quello che risulta evidente al primo sguardo è l'umanità e la complessità interiore dei soggetti rappresentati. I politici, le celebrità, i divi di Holliwood, sono parte integrante della vita di tutti noi, popolano il mondo mediatico attraverso cinema, giornali, tv ed internet. Nonostante questa sensazione intrinseca ciò che realmente conosciamo è la loro immagine, l'icona che essi diventano all'interno della società dello spettacolo, non la persona. I ritratti di Bermeniev ci mettono di fronte al lato nascosto, agli uomini e alle donne dietro le icone del nostro tempo. Come sostiene Elie Wiesel "l'attimo colto dall'artista ci porta all'interno di immagini che in realtà sono storie." Così ci sembra di conoscere almeno un pò del mondo della persona ritratta, di poterci sentire più vicini alla sua realtà. 



La fotografia, spesso, viene considerata come una mera fotocopia della realtà, tuttavia queste foto ci mostrano quanto questa concezione sia limitativa e sbagliata. Quando immortaliamo un volto, un oggetto, un luogo a cui siamo legati o meno, anche solo le foto delle vacanze, noi selezioniamo una parte di spazio, un determinato momento, una luce, tutto questo rende l'immagine di quella persona, quel luogo, quel tempo immortale. Il ritratto nella società odierna si lega indissolubilmente alla creazione di icone pubbliche, pensiamo  ai dittatori o alle star degli anni '60 ritratte dalla pop art, ciò che ci rimane è un'immagine che ci rimanda ad un pezzo di storia, una cultura o un vissuto e si che lega, nello stesso tempo, con il processo di divizzazione del soggetto. Gli scatti di Bermeniev, al contrario, sembrano indagare il personaggio privato e quotidiano celato dietro l'immagine pubblica. Gli uomini e le donne ritratte ci ricordano la nostra quotidianità e non le star di un mondo lontano ed intoccabile, conoscibile solo dietro ad uno schermo o attraverso le copertine patinate delle riviste.  





Per saperne di più:
http://www.bermenievs.com

lunedì 1 aprile 2013

Absence of subject

Mostra "Absence of subject"

Somoroff rilegge Sander

Locandina della mostra.
Tratta dal sito: http://www.michaelsomoroff.com/?ac=current

Fino al 7 aprile la fondazione Stelline di Milano ospita la mostra "Absence of Subject" che mette in relazione uno dei più grandi fotografi del secolo scorso, ovvero, August Sander (Herdorf, Germania, 1876 - Colonia, 1964) e il fotografo americano contemporaneo  Michael Somoroff (New York, 1957). La mostra, curata da Julian Sander (nipote del grande August) e Diana Edkins, presenta in tutto 40 fotografie di Sander tratte dalla famosa serie "Uomini del Ventesimo secolo" e 41 fotografie e 6 video di Somoroff. L'intervento artistico di Somurov consiste nella modificazione digitale delle immagini di Sander alle quali viene tolto il soggetto che, come suggerito dal titolo stesso della serie da cui le immagini sono tratte, sembra rappresentare il fulcro principale del lavoro del fotografo tedesco. Con la sua operazione, Somoroff vuole farci notare la bellezza e il valore estetico e tecnico delle fotografie di Sander anche in assenza del soggetto. Tuttavia l'intervento artistico del fotografo americano non si riduce solamente ad una valorizzazione della perizia artistica e tecnica dell'opera di Sander, ma apre ad una riflessione filosofico-estetica di grande spessore. Le immagini di Sander sono spesso guardate per i loro soggetti. I personaggi delle sue fotografie sono caratterizzati da una grande espressività emotiva e riassumono quasi in maniera simbolica l'essenza di un intera classe sociale. A cosa porta, dunque, l'operazione di Somoroff?
In primo luogo, come è stato già accennato, ci fa notare la grande forza espressiva delle immagini di Sander anche in assenza del soggetto. In secondo luogo decostruisce un impostazione quasi archetipa del nostro sguardo sul mondo, ovvero la divisione di piani tra un soggetto percepito e focalizzato e uno sfondo retrostante che passa "inevitabilmente" in secondo piano. Le foto di Somoroff ci presentano una visione totale, dove lo sfondo, magistralmente ricostruito, diventa l'intera foto, il suo unico contenuto. L'immagine si autosostiene, il nostro sguardo è di nuovo costretto ad abbracciarla tutta, senza divisione di piani, senza la possibilità di far risaltare un soggetto piuttosto che un altro, è un operazione "quasi orientale". infatti si potrebbe dire che riporta la nostra percezione ad una integrità che non è tipica dello sguardo occidentale e della sua tendenza ad evidenziare un dualismo costante tra un soggetto e lo sfondo, spesso percepito come qualcosa che si applica a qualcos'altro, quasi per sovrapposizione. Somoroff ci restituisce, quindi, il ruolo decisivo dello sfondo portandoci ad una visione d'insieme dell'intera immagine.
Le foto sono disposte sui due lati della sala, da una parte quelle di Sander e dall'altra parte quelle di Somoroff. L'allestimento, scelto da Julian Sander, punta, più che sul confronto diretto tra i due autori, su un percorso interno agli autori stessi basato sui contenuti e le corrispettive reazioni emotive che le immagini suscitano nello spettatore. Si va quindi dalla semplicità delle figure contadine, all'austerità e severità degli uomini di affari e di legge, alla cristallina tristezza di un pasticcere vedovo, alla fiere espressioni di fatica dei lavoratori più umili fino all'eroismo espresso dai reietti della società, magistralmente esemplificato da due bambini ciechi intenti a leggere.
Nonostante la scelta dell'allestimento punti più sul "lato emotivo" delle fotografie che sul confronto tra i due autori e quindi le immagini non sono rispettivamente disposte l'una di fronte all'altra (quella di Sander e la corrispettiva elaborata da Somoroff), il visitatore una volta compresa la natura dell'operazione di Somoroff è portato naturalmente al confronto tra l'immagine con il soggetto e la sua corrispettiva che ne è priva.
Al piano inferiore, come parte finale della mostra, altre sei opere di Somoroff, ovvero sei immagini tra quelle esposte al piano di sopra, magistralmente animate dallo stesso fotografo americano. L'aggiunta dell'animazione (un "vento digitale" che fa muovere le tende di una sala vuota, piuttosto che una porta o l'erba di un campo) porta nello spettatore un ulteriore senso di straniamento per la mancanza di un soggetto agente alla quale di norma applichiamo il movimento e l'azione. Il sentimento che si percepisce in questi video, così come il alcune foto del piano di sopra, è quasi un senso di desolazione e smarrimento che ci porta subito ad un'estetica della morte. Gli ambienti sembrano essere lasciati da ogni forma di vita, eppure emanano un aura di eternità, simile ad effigi funebri.
In generale la mostra, offre un'ottima possibilità di vedere delle fotografie stupende, di grande valore artistico, tecnico e storico come quelle di Sander e inoltre permette di confrontarsi con un'operazione tecnico-artistica davvero interessante come quella di Somoroff che solleva molteplici riflessioni dal punto di vista estetico, tecnico, espressivo e filosofico.


Artisti di circo, August Sander/Michael Somoroff, 1926/2007
Tratta dal sito: http://www.rollingstonemagazine.it


Per maggiori informazioni:
http://absenceofsubject.com/
http://www.rollingstonemagazine.it/cultura/foto-cultura/august-sander-e-michael-somoroff%E2%80%A8-absence-of-subject/