venerdì 12 aprile 2013

Milano Design Week: Salone del Mobile (parte 2)

Milano Design Week 2013

Tradizione e tendenza al Salone del Mobile 2013.

Milano, 9-14 Aprile 2013

Continuando a parlare del Salone del Mobile,tra i Padiglioni del Contemporaneo abbiamo notato che prevalgono sicuramente alcune tendenze, inoltre è impossibile non notare che anche grandi Aziende hanno adottato una politica di riuso o ripresa con alcune modifiche di stand già utilizzati negli anni passati. 
Di fronte al contesto storico ed economico attuale, molte aziende hanno adottato una politica di immagine in linea con i tempi, puntando all'attenzione per il riutilizzo, il riciclo ed il materiale naturale. Negli allestimenti questo si ritrova, spopola infatti l'uso dei pallet e delle cassette da frutta e verdure. Tuttavia, è necessario notare che questo in molti casi rimane solo a livello estetico, poiché i pallet utilizzati non rispecchiano assolutamente le caratteristiche di oggetti vissuti, ma sembrano nuovi, cercati e creati appositamente per questo scopo. Il messaggio di riuso viene veicolato da una forma che rimanda a buoni concetti, ma purtroppo questi non vengono messi in pratica. 
Ne riportiamo due esempi: 

Stand Tonelli. Vengono utilizzati i pallet sia nell'allestimento che nelle proposte di arredo.

Stand NASOMORETTI murano. Anche in questo caso l'allestimento sfrutta materiali di riciclo, che mostrano in modo evidente un vissuto precedente. 

Riportiamo anche qualche esempio della propensione per gli elementi naturali:


Stan Arper. Interessante è l'utilizzo del verde insieme al materiale naturale. Il legno infatti caratterizza tutto l'allestimento. 
Allestimento Sicis. Il tema della natura predomina non solo nello stand, ma anche nei prodotti esposti. A nostro parere non particolarmente azzeccata la scelta di utilizzare queste texture di foglie per le sedute, ma sicuramente possono incontrare il gusto di qualche personaggio estroso ed appariscente, oltre contenere un certo grado di giocosità.
Sempre restando in tema di materiali differenti, riciclaggio e ambiente proponiamo lo stand di Kubedesign, i prodotti presentati utilizzano tutti il cartone. Ormai è un materiale abbastanza utilizzato negli ultimi anni sopratutto dai giovani progettisti e non  basti pensare che Shigeru Ban lo utilizza ormai da una ventina d'anni. Tuttavia viene ancora poco utilizzato negli ambienti domestici, quindi ci sembra un ottimo segnale quello di vederlo al salone, che notoriamente rappresenta un ambiente fortemente indirizzato alla vendita ed alla distribuzione dei prodotti.

Stand Kubedesign. Particolare sul tavolo chiudibile in cartone.

Infine ci sembra interessante citare alcuni allestimenti particolari. Sicuramente geniale ci sembra l'idea di Kartell per l'allestimento di quest'anno; ricreare una galleria, un punto di incontro e confronto per i visitatori dove poter ammirare le opere dei vari designer ed architetti e interagire. Tuttavia la realizzazione finale non ci sembra perfettamente riuscita, sia nella grafica che riprende colori decisamente lontani dal marchio e per la gestione delle vetrine dove lo sfondo bianco da l'idea di spoglio. 

Stand Kartell, vista complessiva.
La Riva, si pone come uno stand da non perdere, sopratutto per i materiali proposti. Rappresenta un'emblema del made in italy e dell'attenzione per le finiture e l'artigianato. Viene proposto il legno come un materiale versatile, capace di soddisfare non solo i requisiti necessari per la produzione di sedute e complementi di arredo ma anche accessori di vario tipo.

Allestimento Riva

Allestimento Riva, oggetti ed accessori in legno.

Allestimento Riva, varie sedute esposte.

Allestimento Riva, occhiali in legno.

giovedì 11 aprile 2013

Milano Design Week 2013: Salone del mobile (parte 1)

Milano Design Week 2013

Tradizione e tendenza al Salone del Mobile 2013.


Milano, 9-14 Aprile 2013

Il 9 Aprile ha aperto i battenti il Salone del Mobile, presso Rho Fiera, a Milano. 
Costituisce un evento di forte attrattiva a livello internazionale, tuttavia, a nostro parere, risulta meno interessante per quanto riguarda il livello di innovazione dei prodotti, rispetto al SaloneSatellite ed al FuoriSalone. Nonostante ciò è sempre molto interessante dal punto di vista espositivo, emergono infatti evidenti le tendenze espositive maggiormente diffuse ed i mood condivisi. 
Una delle attrazioni principali del Salone di quest'anno era sicuramente l'allestimento curato da Jean Nouvel: "Ufficio da abitare". Situato nel Padiglione 24, dedicato al Salone Ufficio, l'allestimento occupa 1200 mq e viene a configurare un vero e proprio quartiere minore. Dall'esterno si percepisce un'enorme parallelepipedo grigio, l'accesso può avvenire da 4 dpunti, queste vere e proprie vie, cinte da due alti muri recanti le descrizioni dell'ufficio di 4 soggetti, portano ad una zona centrale, una piazza dove si staglia un monolito con quattro schermi. I video ritraggono la stilista Agnès B, il fotografo Elliot Erwitt, l'artista Michelangelo Pistoletto e lo scrittore - regista  Alain Fleischer mentre riflettono sulle problematiche di vivibilità ed abitabilità legate all'ufficio. 
Jean Noveau, Ufficio da Abitare.


Jean Nouvel, Ufficio da Abitare.



Jean Nouvel, Ufficio da abitare.
Jean Nouvel, Ufficio da Abitare.

Vengono presentati spazi senza regole tradizionali, che affrontano in differenti modi l'abitabilità dell'ufficio. Sono presenti inoltre un laboratorio luce, uno spazio dedicato ad alcune personalità ed una galleria dedicata ai maestri, che ripropone opere classiche dei maestri del design. L'allestimento sicuramente propone degli ambienti che rispecchiano le varie esigenze dei lavoratori, avvicinandosi a coloro che ricercano nell'ufficio un luogo simile alla propria casa e quelli invece che lo vedono come un posto volto a stimolare la creatività con elementi divertenti. In definitiva riteniamo che l'allestimento non abbia totalmente rispecchiato le aspettative, data la forte pubblicizzazione, soprattutto per il sottofondo auto-celebrativo che si legge e percepisce.

Per quanto riguarda il Salone Ufficio ci sono sicuramente delle proposte interessanti, si svolge infatti una volta ogni due anni. La tendenza generale riscontrabile riguarda sicuramente lo studio di sistemi per la gestione della privacy e della separazione di open-space. Interessanti a nostro parere è l'allestimento di Vitra, curato dai fratelli Bouroullec. Propone infatti degli elementi separatori capaci di creare spazi di differenti dimensioni ed altezze. Ma ciò che risulta davvero interessante è come questi elementi diventino parte integrante e di creazione dell'allestimento, sono infatti essi al tempo stesso il prodotto ed il contenitore. Altro allestimento del settore ufficio che ci è parso particolarmente interessante è quello di Caimi Brevetti. In primo luogo rispecchia a pieno un'altra tendenza, ovvero quella della scelta dei materiali naturali, di riuso o riciclati, molto diffusa nelle esposizioni di quest'anno. Anche i prodotti esposti risultano particolarmente innovativi, soprattutto nel campo dell'insonorizzazione, è stata anche predisposta una camera per fare prove di acustica. Questo è sicuramente un tema centrale nello studio degli spazi di lavoro, che sempre più spesso occupano recuperi industriali e si configurano come ambienti ampi e con altezze elevate. 


Caimi, Flap di Alberto Meda.
Per quanto riguarda l'esposizioni di EuroLuce, a nostro parere gli allestimenti più interessanti sono quelli che hanno saputo enfatizzare le qualità ambientali della luce, piuttosto che quelli che miravano alla pura vendita. Riportiamo di seguito alcune foto degli allestimenti che ci hanno colpito. 


Allestimento di Icone. Ciò che ci ha colpito di questo stand è la chiarezza espositiva e l'enfasi data alla luce, l'utilizzo del total white infatti permette di focalizzare l'attenzione sui vari tipi di luci e ombre ricreate dai differenti apparecchi.
Allestimento Icone.
Allestimento Bocci. Tutto l'allestimento enfatizza i prodotti e la scenicità degli ambienti che sanno ricreare. 

Allestimento Bocci. Interessante è l'inserimento del verde all'interno degli apparecchi luminosi. Il green costituisce un vero e proprio tema diffuso tra molte aziende, che hanno presentato sia allestimenti che prodotti in linea questa tendenza. L'attenzione alla natura, all'ecologico ed ai prodotti naturali è sicuramente fondamentale in molte collezioni presentate quest'anno. 
Castellani&Smith. Particolarmente suggestivo l'effetto ricreato dalle luci proposte da questa azienda. Risulta enfatizzato più che l'apparecchio il riflesso della luci ed i giochi che si creano grazie alle interazioni di luce e materia.

Abbastanza deludenti, a nostro parere, gli allestimenti di Artemide, Flos e Foscarini. Molto labirintici e difficilmente comprensibili, in parecchi casi non si riusciva a vedere la tipologia di illuminazione data dal prodotto esposto a causa dell'illuminazione ambientale. In particolare nel caso di Flos poco gradita ci è parsa la decisione di utilizzare un tessuto estremamente pesante all'esterno dello stand. Infatti la luce permeava in modo minimo e così non si percepivano realmente le ombre o i movimenti, in verità non abbiamo capito se l'effetto che si intuisce appena delle ombre cinesi era voluto e mal riuscito oppure davvero l'intento era quello di creare un "muro" di tessuto spesso e pesante. 
Particolarmente gradito è stato invece per noi l'allestimento di Ares; infatti ha ricreato un vero e proprio ambiente, dove le persone potessero interagire con le luci ed i prodotti/progetti proposti. Questa a nostro parere è una scelta molto efficace perché distende l'ambiente e invoglia i fruitori a sperimentare i prodotti ed anche a divertirsi. L'inserimento della componente ludica infatti risulta una forte attrattiva e sicuramente aggiunge un plus-valore all'ambiente assicurandone un continuo affollamento.
Ares.
[continua nella seconda parte sui padiglioni del contemporaneo]

mercoledì 10 aprile 2013

Milano Design Week 2013: Salone Satellite

Milano Design Week 

SaloneSatellite: creatività, innovazione, riciclaggio e materiali naturali


9-14 Aprile 2013

Il SaloneSatellite anche quest'anno non fallisce nella missione di "scopritore di giovani talenti", è dedicato infatti ai progettisti under 35 e si pone come un ponte tra giovani ed industria. Tuttavia quest'anno esamina anche un ulteriore  tema: "Design e artigianato insieme per l'industria". Cerca di avvicinare questi due mondi contemporaneamente così vicini e lontani, assecondando una tendenza diffusa tra i giovani designer, ovvero di amalgamare la tradizione artigianale con la sua sapiente manualità e l'industria. L'artigianato sta alla base del Made in Italy, questo elemento viene quindi ripreso ed enfatizzato al SaloneSatellite attraverso tre botteghe: La bottega del legno, La bottega del vetro e La bottega del ferro. In questi spazi, tre artigiani lavorano mostrando l'enorme abilità e l'attenzione ai dettagli tipici dell'artigiano italiano.

Bottega del Legno

Bottega del Vetro e Bottega del Ferro
Proponiamo di seguito una nostra selezione dei progetti presentati quest'anno al SaloneSatellite. Rappresentano i lavori che ci hanno colpito di più per innovazione e creatività.

Anton Bjorsing design, Foldable. Questi elementi multifunzione possono fungere da separatori
ambientali per spazi dalle dimensioni variabili.
Per maggiori info sul progettista: 
http://www.antonbjorsing.se/

Alessandra Meacci, Elementi Decorativi e viti scortecciate.
Per maggiori info sul progettista: http://www.alessandrameacci.it/ 
Marcantonio Raimondi Malerba. Interessante è l'esplorazione del progettista
al confine tra arte e design.
Per maggiori info e dettagli sui singoli prodotti esposti: 
http://www.marama.it/
Tobodesign. I prodotti prodotti proposti sono il frutto di una ricerca in direzione
di trasformabilità e adattabilità. Particolarmente simpatico ed interessante ci sembra l'uso
di cassette e pallet, sintomo di una tendenza diffusa nelle esposizioni contemporanee.
Per maggiori info sui progettisti: 
http://www.tobodesign.it
Melbourne Movement, Vivianne Kollevris, Ribbon Chair. Questa sedia ha la straordinaria capacità
di coniugare la leggerezza apparente, data dalla forma, alla pesantezza del materiale. Sfrutta infatti le potenzialità del cemento rinforzato attraverso fibre per creare un oggetto unico.
Per maggiori info: 
http://www.melbournemovement.com/
Studiobject. Attraverso l'uso di tubi metallici piegati, i progettisti di questo studio riescono a creare oggetti davvero interessanti che si adattano a molteplici situazioni.
Per maggiori info: 
http://www.studiobject.com/
Robert van Embricqs, Rising Furniture. Davvero interessante è dinamicità di questi elementi. Infatti questi possono chiudersi in lastre ed aprirsi all'occorrenza, grazie a giunture plastiche. Interessanti sono anche le finiture in velcro.
Per maggiori info: 
http://www.robertvanembricqs.com
Junpei Tamaki Design. Utilizzando materiale semplice, il plexiglas a listelli, ricreano delle sedute.
Per maggiori info: 
http://www.junpei-tamaki.com/
Stefanie Grau, Foldable table and chair. In linea perfetta con la tendenza che predilige il riciclaggio e i materiali semplici o di scarto questo progetto sembra incarnare la minimizzazione dello spreco.
Per saperne di più: 
http://www.stefaniegrau.com/
Alexander Rehn, Cay. Sviluppa il tema della seduta adattabile all'utente e in continuo movimento.
Per ulteriori informazioni: 
http://www.alexanderrehn.com/
Combo Colab, Tool. Utilizza materiali semplici ed economici con un risultato davvero interessante. Ideale per i bambini (e non solo) aiuta a sviluppare la fantasia, infatti Tool può essere utilizzato come contenitore, tavolino o sedia.
Per maggiori info: 
http://www.combocolab.com/
University of art and design di Halle. Touch_wood di Bianca Elgas. Interessantissimi tutti i lavori presentati dall'Università tedesca, lavorano infatti sull'infanzia e sulla multifunzionalità dell'arredo. Questo in particolare è semplice, utilizza materiali naturali come legno e stoffa, ma offre molteplici possibilità di interazione con l'utente.
Per informazioni riguardo la scuola e le sue attività: 
http://www.burg-halle.de/


domenica 7 aprile 2013

Primitive di Apichatpong Weerasethakul

Primitive

Un viaggio tra mistero e memoria individuale e collettiva

Presso l'Hangar Bicocca, a Milano, dall'8 Marzo al 28 Aprile 2013 è aperta gratuitamente la mostra Primitive dell'artista-filmmaker thailandese Apichatpong Weerasethakul, a cura di Andrea Lissoni. 
L'artista si è formato come architetto, questo background risulta ed è evidente in tutte le sue opere, dove emerge una forte attenzione agli spazi. Studia cinematografia a Chicago, ma il forte attaccamento al Paese natale lo fa ben presto tornare in Thailandia. Questo è il punto fermo di tutta la sua successiva produzione. Le sue opere costituiscono degli esempi perfetti di fusione ed intreccio multidisciplinare e di contaminazione tra generi cinematografici. In tutta la sua produzione la memoria individuale e collettiva gioco un ruolo fondamentale. Questa emerge frammentata, molteplice e non lineare esattamente come il tempo dei racconti. I cortometraggi non hanno ne inizio ne fine, non presuppongono un tempo necessario di visione o un momento di inizio della proiezione, risultano come narrazioni a molteplici voci, che esplorano differenti punti di vista. 
Nei vari filmati memoria, realtà ed immaginazione separati in modo labile ed evanescente finiscono per fondersi. Emergono così i riti e le credenze passate e presenti di una cultura che risulta talvolta complessa da capire ai non appartenenti. 
In particolare la mostra Primitive costituisce un particolare progetto multipiattaforma, costituito da un videoclip (I'm still breathing), video monocanale (A dedicated maschine, Making the spaceship, A letter to uncle Boonmee, Phantoms of Nabua), un'istallazione video (Primitive), due video concepiti per la rete (An evening shoot, Nabua song) e un libro d'artista (Cujo); nelle varie opere i generi (documentario, video musicale, horror, fantascienza) ed i temi (memoria, storia, natura, mitologia, religione, casa, famiglia, tradizioni culturali passate e presenti e la giungla) si intrecciano tra loro.
Ci sembra, quindi, particolarmente azzeccato l'allestimento generale che rispecchia questa molteplicità di canali utilizzati in una corrispettiva varietà di modalità espositive. Inoltre la fruizione è libera e non ci sono elementi di costrizione o delimitazioni di percorsi. Gli spettatori si trovano così catapultati come in uno spazio aperto, ombroso e rumoroso che rimanda alla giungla, dove le proiezioni sembrano tante macchie luminose da seguire in cui perdersi alla ricerca di storie, memorie e racconti che sembrano eterni. 

Foto di un frammento del video: Primitive

Foto di un frammento del video: Primitive

Composizione di foto tratte dal video: Primitive

Composizione di foto tratte dal video: Phantoms of Nabua

Foto di un frammento del video: Phantoms of Nabua

Foto dell'allestimento Hangar Bicocca
Per saperne di più:
sull'autore:
sulla mostra:



lunedì 1 aprile 2013

Absence of subject

Mostra "Absence of subject"

Somoroff rilegge Sander

Locandina della mostra.
Tratta dal sito: http://www.michaelsomoroff.com/?ac=current

Fino al 7 aprile la fondazione Stelline di Milano ospita la mostra "Absence of Subject" che mette in relazione uno dei più grandi fotografi del secolo scorso, ovvero, August Sander (Herdorf, Germania, 1876 - Colonia, 1964) e il fotografo americano contemporaneo  Michael Somoroff (New York, 1957). La mostra, curata da Julian Sander (nipote del grande August) e Diana Edkins, presenta in tutto 40 fotografie di Sander tratte dalla famosa serie "Uomini del Ventesimo secolo" e 41 fotografie e 6 video di Somoroff. L'intervento artistico di Somurov consiste nella modificazione digitale delle immagini di Sander alle quali viene tolto il soggetto che, come suggerito dal titolo stesso della serie da cui le immagini sono tratte, sembra rappresentare il fulcro principale del lavoro del fotografo tedesco. Con la sua operazione, Somoroff vuole farci notare la bellezza e il valore estetico e tecnico delle fotografie di Sander anche in assenza del soggetto. Tuttavia l'intervento artistico del fotografo americano non si riduce solamente ad una valorizzazione della perizia artistica e tecnica dell'opera di Sander, ma apre ad una riflessione filosofico-estetica di grande spessore. Le immagini di Sander sono spesso guardate per i loro soggetti. I personaggi delle sue fotografie sono caratterizzati da una grande espressività emotiva e riassumono quasi in maniera simbolica l'essenza di un intera classe sociale. A cosa porta, dunque, l'operazione di Somoroff?
In primo luogo, come è stato già accennato, ci fa notare la grande forza espressiva delle immagini di Sander anche in assenza del soggetto. In secondo luogo decostruisce un impostazione quasi archetipa del nostro sguardo sul mondo, ovvero la divisione di piani tra un soggetto percepito e focalizzato e uno sfondo retrostante che passa "inevitabilmente" in secondo piano. Le foto di Somoroff ci presentano una visione totale, dove lo sfondo, magistralmente ricostruito, diventa l'intera foto, il suo unico contenuto. L'immagine si autosostiene, il nostro sguardo è di nuovo costretto ad abbracciarla tutta, senza divisione di piani, senza la possibilità di far risaltare un soggetto piuttosto che un altro, è un operazione "quasi orientale". infatti si potrebbe dire che riporta la nostra percezione ad una integrità che non è tipica dello sguardo occidentale e della sua tendenza ad evidenziare un dualismo costante tra un soggetto e lo sfondo, spesso percepito come qualcosa che si applica a qualcos'altro, quasi per sovrapposizione. Somoroff ci restituisce, quindi, il ruolo decisivo dello sfondo portandoci ad una visione d'insieme dell'intera immagine.
Le foto sono disposte sui due lati della sala, da una parte quelle di Sander e dall'altra parte quelle di Somoroff. L'allestimento, scelto da Julian Sander, punta, più che sul confronto diretto tra i due autori, su un percorso interno agli autori stessi basato sui contenuti e le corrispettive reazioni emotive che le immagini suscitano nello spettatore. Si va quindi dalla semplicità delle figure contadine, all'austerità e severità degli uomini di affari e di legge, alla cristallina tristezza di un pasticcere vedovo, alla fiere espressioni di fatica dei lavoratori più umili fino all'eroismo espresso dai reietti della società, magistralmente esemplificato da due bambini ciechi intenti a leggere.
Nonostante la scelta dell'allestimento punti più sul "lato emotivo" delle fotografie che sul confronto tra i due autori e quindi le immagini non sono rispettivamente disposte l'una di fronte all'altra (quella di Sander e la corrispettiva elaborata da Somoroff), il visitatore una volta compresa la natura dell'operazione di Somoroff è portato naturalmente al confronto tra l'immagine con il soggetto e la sua corrispettiva che ne è priva.
Al piano inferiore, come parte finale della mostra, altre sei opere di Somoroff, ovvero sei immagini tra quelle esposte al piano di sopra, magistralmente animate dallo stesso fotografo americano. L'aggiunta dell'animazione (un "vento digitale" che fa muovere le tende di una sala vuota, piuttosto che una porta o l'erba di un campo) porta nello spettatore un ulteriore senso di straniamento per la mancanza di un soggetto agente alla quale di norma applichiamo il movimento e l'azione. Il sentimento che si percepisce in questi video, così come il alcune foto del piano di sopra, è quasi un senso di desolazione e smarrimento che ci porta subito ad un'estetica della morte. Gli ambienti sembrano essere lasciati da ogni forma di vita, eppure emanano un aura di eternità, simile ad effigi funebri.
In generale la mostra, offre un'ottima possibilità di vedere delle fotografie stupende, di grande valore artistico, tecnico e storico come quelle di Sander e inoltre permette di confrontarsi con un'operazione tecnico-artistica davvero interessante come quella di Somoroff che solleva molteplici riflessioni dal punto di vista estetico, tecnico, espressivo e filosofico.


Artisti di circo, August Sander/Michael Somoroff, 1926/2007
Tratta dal sito: http://www.rollingstonemagazine.it


Per maggiori informazioni:
http://absenceofsubject.com/
http://www.rollingstonemagazine.it/cultura/foto-cultura/august-sander-e-michael-somoroff%E2%80%A8-absence-of-subject/

venerdì 29 marzo 2013

Benzine: le energie della tua mente


Qual è la tua benzina?

BENZINE: un percorso alla ricerca della propria energia mentale.

Locandina mostra Benzine 

Dal 19 Febbraio al 24 Marzo 2013 si è tenuta in Triennale di Milano la mostra BENZINE le energie della tua mente; una mostra per capire le energie della mente e la loro importanza nella contemporaneità rispetto al passato. L’esposizione è stata ideata e prodotta dalla Fondazione Marino Golinelli in partnership con La Triennale di Milano, curata da Giovanni Carrada e Cristina Perrella. Il concept dell’allestimento invece è attribuito a Iosa Ghini Associati. La grafica è stata curata da Raffaella Ottaviani e Maria Teresa Pizzetti.

Arrivati alla mostra, di primo acchito, si rimane spiazzati poiché ci si ritrova immersi in un laboratorio, pieno di bambini, disegni e colori. Superato il laboratorio, si individua il percorso che si è invitati a fare, il quale si suddivide in sette ambienti successivi non separati, ognuno dei quali presenta una benzina (l'arte, le idee, la creatività, gli altri, il nuovo, il saper imparare, la passione), tutto l'allestimento ha una forte impronta didattica, per ogni energia infatti sono presenti un video esplicativo, una serie di pannelli ed un'opera, che cristallizza il perfetto uso dell'energia mentale in questione. Questi tre livelli di lettura trovano anche un riscontro spaziale, sono infatti presenti dinamiche dispositive spaziali ricorrenti, enfatizzate dalla presenza di cubi in legno grezzo che invitano tacitamente, facendo leva sulla curiosità, ad entrare, sostegni leggeri con gigantografie e proiezioni su pareti. L'unica pecca, che ci è parso di riscontrare nel sistema espositivo, riguarda la dislocazione dei vari step, infatti essendo spesso presenti audiovisivi o elementi luminosi, questi talvolta cozzavano tra loro rendendo difficoltosa la comprensione, o nel caso di luci addirittura irritante la visione. Molto azzeccata risulta, a mio parere, la grafica a pavimento sobria e leggera, che orienta ed indirizza senza essere troppo invasiva, così come lo spazio adibito a lettura, dove sono presenti una serie di spunti letterari e dei fantastici pouf morbidi e colorati, che invitano a rilassarsi in compagnia di un buon libro.

A parte queste considerazioni generali sulle modalità organizzative ed espositive della mostra, passando da un ambiente all'altro ci si accorge di come il percorso costituisca una progressiva presa di coscienza di noi stessi e del contesto temporale e spaziale in cui siamo immersi. La prima benzina è rappresentata dall'arte. In questa, immaginazione e percezione comunicano, si intersecano, si attivano e riattivano a vicenda dando luogo ad una produzione in grado di aprire uno sguardo nuovo sul mondo. La percezione del mondo è fondamentale, quello che vediamo e come ci muoviamo nel nostro spazio costituiscono la materia prima che stimola la nostra elaborazione immaginativa permettendoci di andare oltre i limiti del nostro vissuto sensibile, ponendo davanti ai nostri occhi qualcosa di nuovo e profondo, ricco di nuovi e fecondi significati. Poi ci sono le idee, già non un'idea, quella vincente, ma tante idee, che nascono nella nostra testa e sono libere, condivise e volte al progresso. Le idee devono essere il motore dell'innovazione e per fare ciò non devono essere protette o nascoste. La creatività, ben diversa dalla fantasia, è una delle benzine più importanti. Rappresenta la capacità di connettere le cose, tuttavia le idee geniali non vengono all'improvviso, ma dopo anni di allenamento! L'illuminazione, "l'eureka" di Archimede è solo il penultimo passo di un processo più lungo che prevede prima la ricerca di un problema, il suo studio, l'approfondimento, una certa apertura mentale e anche un po' di relax, si proprio così, perché le idee geniali arrivano quando la mente si distende ed ha il giusto tempo per incubare tutto il lavoro svolto e le ricerche fatte. La quarta benzina sono gli altri; come disse John Donne "Nessuno è un'isola", è dall'insieme delle menti che crescono e si sviluppano le idee; l'interazione favorisce il proliferare della creatività. Penso che sia straordinario, in questa sezione, il filmato di Marinella Senatore “Variations” del 2011, l’intera trama di un film cresce e si sviluppa in diretta, attraverso l’interazione di un gruppo decisamente largo di persone, non ci sono tentativi di prevalere, ma solo cooperazione verso un unico scopo, il risultato è a dir poco eccezionale; i personaggi crescono e si dettagliano nelle loro menti fondendo i pensieri di tutti. Credo che questa sia, tra le opere scelte, quella che in modo più diretto mostra la forza dell’energia trattata, ci mostra il potere degli altri. L’energia del nuovo ci esorta a vivere nel nostro tempo, a seguire il cambiamento ed a viverlo. I cambiamenti ci affascinano e spaventano, ma non vanno vissuti come qualcosa che inesorabilmente bussa alla porta, vanno invece capiti per poterci sincronizzare con essi. Dobbiamo dunque essere spronati dal nuovo, ripudiando gli atteggiamenti passivi e di incondizionata accettazione. La sesta benzina è saper imparare, tocca un tema decisamente delicato, quello dell’istruzione. Frequentemente l’insegnamento si basa sul mero apprendimento di alcune capacità in modo uguale e standardizzato da parte di tutti gli individui, tuttavia nel contesto attuale questo non serve più. Il lavoro del domani è qualcosa che oggi non esiste, chi studia oggi deve essere perciò preparato al fatto che domani dovrà essere il creatore del proprio lavoro, dovrà affrontare problemi oggi non prevedibili e coltivare capacità oggi inesistenti. L’apprendimento di nozioni memoniche non è più la via corretta, l’insegnamento deve sviluppare l’iniziativa, il pensiero critico e la creatività, solo così si formeranno menti capaci di affrontare il mondo di domani ed il cambiamento. L’ultima energia esposta è la passione, ovvero ciò che ci rende speciali e non automatizzabili. Questa è l’energia della nostra mente che assomiglia di più ad una vera e propria benzina, è la motivazione che ci spinge a tirar fuori noi stessi, ovvero un’emozione, che serve a soddisfare i bisogni di autorealizzazione ed autostima. Solo la passione stimola la creatività, perché pone dei traguardi che riguardano i nostri interessi personali e non quelli di altri, non legati a noi.

Alla fine di questo percorso si è decisamente più consapevoli, soprattutto della nostra situazione; infatti ci troviamo in un mondo che cambia con velocità supersoniche, senza lasciarci il tempo di cambiare con lui ed adattarci, è il mondo della precarietà e dell' incertezza e solo un atteggiamento proattivo può farci non solo sopravvivere, ma vivere nel nostro tempo. Questa mostra è un'esortazione all'uomo all'uomo contemporaneo per attivarsi, per essere cittadino creativo, consapevole di sé e della propria forza, che deriva dall'energia giusta, la carica che ognuno deve trovare. In questo sta la forza di questa esposizione, nel riuscire ad unire arte, scienza e tecnologia al fine di aiutare i cittadini di ieri, oggi e domani a trovare la propria benzina, perché la verità è che tutta l'energia di cui abbiamo bisogno è già dentro di noi, dobbiamo solo farla uscire!

Per saperne di più:





domenica 24 marzo 2013

Anecoici, il primo EP degli Ehrenaim



Anecoici 

Sonorità leggere, muri di suoni e climax ascendenti per il primo EP degli Ehrenaim

Copertina dell'EP


Ehrenaim è una band milanese indipendente. Nasce nel settembre 2010 e il 20 Marzo hanno pubblicato il loro primo Ep. Marco, chitarra del gruppo, è un mio amico e collega filosofo, mi ha parlato a lungo del lavoro che stavano producendo e la mia curiosità per ascoltarne il risultato era molto alta. Finalmente, con la calma che ci vuole quando si ascolta un nuovo disco mi sono messo qui in cameretta in solitudine ad ascoltare questo EP. L'ascolto è stato davvero una piacevole sorpresa. Il primo pezzo, “Disciplina indotta”, parte molto tranquillo, con quel arpeggio delicatissimo accompagnato dalla ottima voce del cantante che si libra languida sopra i ticchettii della chitarra per poi sfociare ai 2.00 min in un ottimo cambio di ritmo, con effetti di sottofondo molto interessanti e con una batteria davvero ottima ( a mio parere)...azzeccatissimo il finale urlato, che completa un climax perfettamente bilanciato con la parte iniziale. Secondo pezzo, Per dargli fuoco, si parte sempre piano, il suono mi sembra già molto più " pieno" rispetto al primo pezzo, e gli stridii "quasi noise" e le chitarre distorte si accordano benissimo con il testo, oltre che dare un ottimo effetto shoagaze ed echi quasi dream pop, musicalmente davvero interessantissima! Terzo pezzo, “Coccole”, intro quasi "protopunk", poi il suono si fa immediatamente più articolato, anche qui ritrovo le stesse assonanze shoagaze che trovo nel secondo pezzo, ottima l'esplosione con il cantato quasi urlato del cantante e sotto le chitarre che ci danno dentro, strizzando l'occhio ad uno stile più "indie rock" ( anche se non so bene che vuol dire sto termine, perché ormai, purtroppo, sembra voler dire tutto e niente), con un ottima smorzatura di ritmo nel finale che bilancia, anche qui, in modo ottimo la canzone. Probabilmente questo terzo pezzo è il mio preferito di tutto l'EP. Quarto pezzo, “Solo due ore”, delicatissima la melodia accompagna il testo, quasi una litania contemplativa che piano piano sale di ritmo, gli arpeggi si incrociano, le chitarre si fanno esplosive e anche qui si raggiunge un buon climax accompagnato sempre dall'ottima voce del cantante che riesce sempre ad esprimere al meglio la linea ascendente della canzone.
In definitiva penso davvero che sia un buon lavoro, il suono è davvero molto strutturato, mi piacciono molto le chitarre che si incrociano, le distorsioni che danno all'intero lavoro un eco un pò noise-shoagaze, ottimo l'uso costante di un climax ascendente musicale e narrativo (dal punto di vista testuale), che per un verso strizza l'occhio ad un suono prettamente contemporaneo e per certi versi mi rimanda (ottimamente) ad una certa tradizione di inizio anni 90...l'unica pecca è che sono "solo" quattro canzoni e vanno via molto in fretta!:) (che non è una pecca, perché vuol dire che la piacevolezza dell'ascolto è alta:)) Questo è il mio umilissimo giudizio di appassionato (e per niente esperto) di musica. Spero che si presenterà presto l’occasione di sentirli live!

Per scaricare gratuitamente l'EP e conoscerli meglio: